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Lo scandalo del #videomessaggio non é Berlusconi

Volete la mia sul #videomessaggio?

Non discuto il fatto che un criminale sovversivo puttaniere miliardario faccia un video osceno in cui spiega la sua versione perversa e mistificata della realtà. Faccia pure, é libertà.

Sono però SCHIFATO dal fatto che al videomessaggio di un criminale sovversivo puttaniere miliardario si dedichi tutta questa attenzione accorata e, francamente, malata.

I videomessaggi di un criminale sovversivo puttaniere miliardario sono una di quei “prodotti” da ignorare, censurare, bannare, non da farci l’esegesi pure concentrata e sentita da sbattere in prima pagina dei giornali o nei primi servizi dei Tg. Lo sputo continuo su qualsiasi istituzione, il rifiuto di ogni regola del gioco, la distruzione di un senso di comunità che necessariamente si confà al rispetto della legge sono, secondo me, cose da non far neanche vedere. O da lasciare ai feticisti dell’orrido, come si fa per alcuni film vietati ai minori.

Ma é possibile che non ci sia mai un limite al servilismo, alla vergogna, all’incultura democratica in questo cazzo di paese?
LA FAREM VENDETTA.

P.S. Non ho parlato di Berlusconi per mesi, spero di non farlo mai più.

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Il videomessaggio di Berlusconi

Volete la mia sul videomessaggio?

Non discuto il fatto che un criminale sovversivo puttaniere miliardario faccia un video osceno in cui spiega la sua versione perversa e mistificata della realtà. Faccia pure, si chiama libertà.

Sono però SCHIFATO dal fatto che al videomessaggio di un criminale sovversivo puttaniere miliardario si dedichi tutta questa attenzione accorata e, francamente, malata.

I videomessaggi di un criminale sovversivo puttaniere miliardario sono una di quei “prodotti” da ignorare, censurare, bannare, non da farci l’esegesi pure concentrata e sentita da sbattere in prima pagina dei giornali o nei primi servizi dei Tg.

Lo sputo continuo su qualsiasi istituzione, il rifiuto di ogni regola del gioco, la distruzione di un senso di comunità che necessariamente si confà al rispetto della legge sono, secondo me, cose da non far neanche vedere. O da lasciare ai feticisti dell’orrido, come si fa per i film vietati ai minori.

Ma é possibile che non ci sia mai un limite al servilismo, alla vergogna, all’incultura democratica in questo cazzo di paese? LA FAREM VENDETTA.

P.S. Non ho parlato di Berlusconi per mesi, spero di non farlo mai più.

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Di chi é il problema (culturale)?

“La democrazia va educata”, dice la prof di filosofia a Ballarò (porella).

E Carfagna e Pini il leghista insorgono: “a noi la società non ci fa schifo!!” “noi siamo libbbberali come il presidente Berlusconi!!”, “non accettate gli italiani così come sono, COMUNISTI (dove, dove sono??)!!”, “é un PROBLEMA CULTURALE il vostro!!”.

Eh no, il problema culturale é VOSTRO. Anzi NOSTRO, e del paese che avete distrutto.
Il problema é la totale incuria educativa, pedagogica, la devastazione di qualsiasi senso civico, di stato, di comunità, di rispetto delle regole che avete provocato.
Una malattia che ha largamente infettato anche quello che ancora chiamano “centrosinistra”.
Rimasto poi con la puzza sotto il naso e la totale insensibilità verso quella cosa detta elettorato, ma che potremmo anche dire popolo.

Eccovela servita, una differenza, enorme, tra SINISTRA e DESTRA.
La prima vuole cambiare (in meglio) la società, donandole consapevolezza e possibilità di riscatto, curando i sistemi di rappresentanza della società, le istituzioni, l’istruzione, curando le distorsioni dell’economia e la mobilità sociale.
La seconda si limita a gestirla, perché in fondo va tutto bene così.

É un PROBLEMA CULTURALE sì, lo é proprio.

P.S. La citazione iniziale é di Alexis de Tocqueville, che il comunismo non lo vide mai, mentre fu uno dei maestri ottocenteschi del liberalismo. Studiate, cazzo.

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Un problema culturale

“La democrazia va educata”, dice la prof di filosofia a Ballarò (porella). E Carfagna e Pini il leghista insorgono: “A noi la società non ci fa schifo!!”, “Noi siamo libbbberali come il presidente Berlusconi!!”, “Voi non accettate gli italiani così come sono, COMUNISTI (dove, dove sono??)!!”, “E’ un PROBLEMA CULTURALE il vostro!!”.

Eh no, il problema culturale é VOSTRO. Anzi NOSTRO, e del paese che avete distrutto. Il problema é la totale incuria educativa, pedagogica, la devastazione di qualsiasi senso civico, di stato, di comunità, di rispetto delle regole che avete provocato. Una malattia che ha largamente infettato anche quello che ancora chiamano “centrosinistra”. Rimasto poi con la puzza sotto il naso e la totale insensibilità verso quella cosa detta elettorato, ma che potremmo anche dire popolo.

Eccovela servita, una differenza, enorme, tra SINISTRA e DESTRA. La prima vuole cambiare (in meglio) la società, donandole consapevolezza e possibilità di riscatto, la seconda si limita a gestirla, perché in fondo va bene così. É un PROBLEMA CULTURALE sì, lo é proprio.

P.S. La citazione iniziale é di Alexis de Tocqueville, che il comunismo non lo vide mai, mentre fu uno dei maestri ottocenteschi del liberalismo. Studiate, cazzo.

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I senza-fiducia e la teoria delle Crepe: fantasiose possibilità di cambiare il mondo

Se vi prendete troppo sul serio e avete dimenticato la parola “fantasia”, leggete altro.

In questo convulso periodo della mia vita parlo con tante persone.
Se la maggior parte delle volte mi capita di farlo con quelle che nutrono gli stessi interessi, a volte non è esattamente così. E allora si fa più fatica.
E’ difficile ad esempio spiegare per cosa ti stai sbattendo in questi ultimi mesi e fino alla fine di quest’anno. Se gli parli di congresso, partito, linea politica, mozioni non interessa. E probabilmente è giusto così.
E allora rischia di morire, il tutto, o di prendere strade molto più impervie.

Questa Italia -e mi limito all’Italia- e piena zeppa di senza-fiducia, ci sono realmente MILIONI di persone senza alcun tipo di fiducia verso le istituzioni in primis, verso la politica, o verso -più vagamente- la possibilità di un “cambiamento delle cose”.

Oggi ho parlato con un caro amico, che conosco ormai da 10 anni. Una persona in gambissima, capace di cose grandiose, dotato di uno spirito realmente dedito al sociale.
Mi ha parlato di troppe delusioni, di una quasi incapacità di farsi rappresentare,
Di una mancanza di visione, di una ritirata implacabile della sua natura politica. Mi ha detto che di informarsi non ha neanche voglia, “perché tanto non cambia niente”.
Il senza-fiducia vede il mondo come predeterminato, senza via d’uscita da ciò che è, e da ciò che, chissà dove, per il mondo viene deciso (non è complottismo, cari snob, è pensiero comune).

A prescindere da come lo immaginiate (io anarchicamente penso che siano “solo” intricatissime e globali “convergenze di interessi” a guidare il mondo, non qualcuno che decide qualcosa in una determinata stanza del mondo occidentale), l’immaginario collettivo ha ben presente, in sé, quel pachiderma ontologico e funzionalista chiamato “Sistema”.
Lo tira fuori quando può, ne fa uso se qualcosa non si può spiegare, se qualcosa va sempre e comunque nello stesso modo e non si può cambiare.
Il “Sistema” è ciò che non si può cambiare, ripeto appunto, è ciò che è già deciso e così e per sempre e in ogni caso funzionerà.
“E’ un Sistema che non si può cambiare. è un Sistema, e NON SI PUO’ cambiare”, pronuncia il mio amico. Neanche troppo addolorato, semplicemente rassegnato.

E’ uno schema pauroso da cui dobbiamo assolutamente uscire.
E’ quello che ha condannato e condanna le “sinistre” (e dentro vi infilo chiunque voglia cambiare radicalmente l’esistente)  ad arrendersi alla Paura e alla non-alternativa (la cui summa espressiva ricade in 2 paroline: TUTTI e UGUALI).
Ho spiegato al mio amico, ho cercato di spiegare, che così non può funzionare.
Che non si può perdere una battaglia mai lottata, che proprio come dice lui non è.

Se c’è un Sistema, esso avrà una parete, una superficie (che magari e sicuramente ne è la parte più “bella”). Se c’è una superficie, essa si potrà crepare.
E se quelle crepe le riempiamo noi, non verranno riparate.
E magari prima o poi la parete crolla.

Ma una CREPA nel Sistema come si fa?
Serve sinergia, una mobilitazione comune.
Anche di soli 10 minuti, o di una giornata.
In cui tante persone, insieme, vogliono una stessa cosa, con la stessa intensità.
Ho pensato che queste persone potrebbero proprio essere loro, i senza-fiducia.
Milioni di senza-fiducia che un bel giorno si svegliano e credono in qualcosa, magari ad una sola, e fanno un gesto semplice, che cambia le loro vite.
Così si fa una crepa, così si gioca sul muro asettico del destino già scritto, così si fa una battaglia di libertà.
Io dico: non sarebbe bellissimo?

Non serve poi credere costantemente che crepare il Sistema sia davvero possibile, anche perché capisco i senza-fiducia, che non lo vogliono neanche fare.
E poi hanno ragione loro,  quelle fedi dolorose lasciatele ai sognatori.
Però magari basta anche solo 1 minuto.
E dopo una crepa se ne fa un’altra, e poi un’altra ancora: ci prendiamo gusto.
Io ripeto: non sarebbe bellissimo?

Nei prossimi mesi avremo qualche occasione per fare una Crepa, ed una in particolare.
Perché non provarci, per vedere l’effetto che fa?

 

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Quello che non voglio più vedere

Renzi passerà per un genio della realpolitik, per un vero APPASSIONATO alla sua città, un amministratore efficiente e moderno, uno di quelli da #coseconcrete, anche grazie alle parole di stasera:
“Se non fossi andato ad Arcore Firenze avrebbe perso 22 milioni di euro e non avremmo fatto investimenti su teatro e asili nido.”

Queste, in verità, ed a mio opinabilissimo parere, sono parole gravi.
Parole che raccontano di un’Italia che sembra nuova, ma che nuovamente e sempre ed ancora ricadrà nel compromesso squallido, nell’informalismo istituzionale dove poi regna il conformissimo istituzionalismo, nel sommerso, nell’accordicchio, nel personalismo, nel bisogno servile del potente, nel bisogno del rapporto personale come leva che sblocca risorse. Magari per altri, magari per un bene comune, certo.
Ma perché? Perché non può nascere un paese dove le cose si fanno alla luce del sole, dove non c’è bisogno di scuse od espedienti o scorciatoie per manovrare affari, o almeno non quelli che riguardano tutti?

Io in quel gesto, in quell’atto, che tutti considereranno normalissimo, anzi AGILE e SVEGLIO, ho letto un sunto di ciò che non voglio mai più vedere.
La questione, ancora, sempre, e comunque, è profondamente CULTURALE.
(Ma siamo bigotti, vecchi e giustizialisti, noi)

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Ciò che non voglio vedere mai più

Renzi passerà per un genio della realpolitik, per un vero APPASSIONATO alla sua città, un amministratore efficiente e moderno, uno di quelli da #coseconcrete, anche grazie alle parole di stasera: “Se non fossi andato ad Arcore Firenze avrebbe perso 22 milioni di euro e non avremmo fatto investimenti su teatro e asili nido.”

Queste, in verità, ed a mio opinabilissimo parere, sono parole gravi. Parole che raccontano di un’Italia che sembra nuova, ma che nuovamente e sempre ed ancora ricadrà nel compromesso squallido, nell’informalismo istituzionale dove poi regna il conformissimo istituzionalismo, nel sommerso, nell’accordicchio, nel personalismo, nel bisogno servile del potente, nel bisogno del rapporto personale come leva che sblocca risorse. Magari per altri, magari per un bene comune, certo. Ma perché?

Perché non può nascere un paese dove le cose si fanno alla luce del sole, dove non c’è bisogno di scuse od espedienti o scorciatoie per manovrare affari, o almeno non quelli che riguardano tutti? Io in quel gesto, in quell’atto, che tutti considereranno normalissimo, anzi AGILE e SVEGLIO, ho letto un sunto di ciò che non voglio vedere mai più. (Ma siamo bigotti, vecchi e giustizialisti, noi)

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Più lo guardo e più mi incazzo

Più lo guardo e più m’incazzo.
Cosa c’è di estremista in ciò che dice quest’uomo? Cosa c’è di vetero-fuoridalmondo?
Cosa c’è di conservatore?
Cos’è che vuole conservare Landini? Il genitore che spera che il figlio non voglia studiare?
O quello che non potrà accendere il gas senza cassa integrazione quest’autunno?
Ma di che state parlando?
Il vero pregiudizio ideologico ce lo avete voi. Che avete chiuso il governo di un paese per 50 anni, per poi consegnarlo ad un buffone, che vi siete appiccicati allo Stato come parassiti, che vi attanagliate alle caviglie di chiunque possa portarvi a mangiare da qualche parte il giorno dopo, che vi riciclate abilmente sembrando sempre nuovi, che cambiate tutto per non cambiare mai un cazzo.

No, Landini non costituirà il suo partitino, e nessuno lo voterà premier, nessuno proporrà un programma di governo sulle istanze della Fiom. O perlomeno: esso non sarebbe mai vincente.
Ma l’automatica esclusione -questa sì, pregiudiziale- delle parti sociali che mai si sono viste rappresentate da un qualsiasi discorso di governo in 70 anni di storia, o da un qualsiasi confronto serio e non clientelare con un partito a vocazione maggioritaria, deve finire.
Semplicemente perché non ti puoi portar dietro, ancora, un tale problema di rappresentanza. O semplicemente perché non è per niente giusto.

“L’idea che c’è il fenomeno che risolve i problemi l’abbiamo già sperimentata: non risolve niente.”

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Cos’è che vuole conservare, Landini?

Più lo guardo e più m’incazzo.

Cosa c’è di estremista in ciò che dice quest’uomo? Cosa c’è di vetero-fuoridalmondo? Cosa c’è di conservatore?

Cos’è che vuole conservare, Landini? Il genitore che spera che il figlio non voglia studiare? O quello che non potrà accendere il gas senza cassa integrazione quest’autunno?

Ma di che state parlando? Il vero pregiudizio ideologico ce lo avete voi. Che avete chiuso il governo di un paese per 50 anni, per poi consegnarlo ad un buffone, che vi siete appiccicati allo Stato come parassiti, che vi attanagliate alle caviglie di chiunque possa portarvi a mangiare da qualche parte il giorno dopo, che vi riciclate abilmente sembrando sempre nuovi, che cambiate tutto per non cambiare mai un cazzo.

No, Landini non costituirà il suo partitino, e nessuno lo voterà premier, nessuno proporrà un programma di governo sulle istanze della Fiom. O perlomeno: esso non sarebbe mai vincente. Ma l’automatica esclusione – questa sì, pregiudiziale – delle parti sociali che mai si sono viste rappresentate da un qualsiasi discorso di governo in 70 anni di storia, o da un qualsiasi confronto serio e non clientelare con un partito a vocazione maggioritaria, deve finire. Semplicemente perché non ti puoi portar dietro, ancora, un tale problema di rappresentanza. O semplicemente perché non è per niente giusto.

“L’idea che c’è il fenomeno che risolve i problemi l’abbiamo già sperimentata: non risolve niente.”

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Ho chiesto ieri, a Goffredo Bettini

Ho chiesto ieri a Goffredo Bettini se non avesse paura della BANALIZZAZIONE del CONFLITTO, se non lo sconcertava un “destino già scritto” che badasse solo a quel mostro della modernità chiamato “consenso”. 

Se pensate che il mondo non si possa cambiare davvero, se credete che la soluzione sia sempre una perché necessaria, o che non si possa avere la forza di creare un’alternativa -e non solo in politica-..
..lasciatevelo dire, e scusate la durezza, siete persone FINITE.
#iononcisto all’appiattimento, alle storie solo da recitare, o da guardare come spettatori, e non da vivere. 
Si può fare. Ed è una battaglia bellissima.