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Ciò che non voglio vedere mai più

Renzi passerà per un genio della realpolitik, per un vero APPASSIONATO alla sua città, un amministratore efficiente e moderno, uno di quelli da #coseconcrete, anche grazie alle parole di stasera: “Se non fossi andato ad Arcore Firenze avrebbe perso 22 milioni di euro e non avremmo fatto investimenti su teatro e asili nido.”

Queste, in verità, ed a mio opinabilissimo parere, sono parole gravi. Parole che raccontano di un’Italia che sembra nuova, ma che nuovamente e sempre ed ancora ricadrà nel compromesso squallido, nell’informalismo istituzionale dove poi regna il conformissimo istituzionalismo, nel sommerso, nell’accordicchio, nel personalismo, nel bisogno servile del potente, nel bisogno del rapporto personale come leva che sblocca risorse. Magari per altri, magari per un bene comune, certo. Ma perché?

Perché non può nascere un paese dove le cose si fanno alla luce del sole, dove non c’è bisogno di scuse od espedienti o scorciatoie per manovrare affari, o almeno non quelli che riguardano tutti? Io in quel gesto, in quell’atto, che tutti considereranno normalissimo, anzi AGILE e SVEGLIO, ho letto un sunto di ciò che non voglio vedere mai più. (Ma siamo bigotti, vecchi e giustizialisti, noi)

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