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Il M5S serve la pizza… Al Pd

In realtà pensavamo fossero passati quei tempi in cui era facile tendere marchiani e basilari tranelli di comunicazione provocatoria al cosiddetto corpaccione del Pd, ormai ampiamente rappresentato da molti avventori utenti dei social network, più o meno seguiti e piaciuti e commentati. Parte di una community sulla rete molto affiatata, e in teoria svezzata dalla nuova svegliezza del Renzi.

Eppure è bastata a quei pur poco svegli -anzi: drammaticamente inastuti, soprattutto negli ultimi mesi- membri del pentumvirato grillino inscenare una pizzata sul lungomare di Napoli, sciantose pizzerie Sorbello e Rossopomodoro, lavorando per una sera da camerieri, “per autofinanziamento”, a suscitare reazioni di dileggio e risentimento sulle bacheche “piddine”.

“Noi lo abbiamo fatto per anni alle feste dell’Unità e non ce ne siamo mai vantati”, “Arroganti”, “Ridicoli”, “Populisti”. Sarà la nostalgia per i bei tempi andati, ma non dare tutto questo risalto, soprattutto negativo, a semplici azioni di propaganda -banale e innocua, seppur simpatica- come quella di ieri sera, non dovrebbe essere la base?
Non della pizza, eh.

Nicolò Scarano (@nicoloscarano)

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Sulla Grecia, un po’ di realpolitik?

A loro difesa sventolano l’alibi dell’irresponsabilità della Grecia insolvente. La Grecia, 2% del Pil dell’euro e 3% del debito, non è mai stata un mostro di virtù pubbliche. Lo si sa da sempre. Come si sa che è stata salvata per salvare gli investimenti delle banche tedesche e francesi. Come si sa che, rigore o no, non potrà ripagare i debiti. Se abbandonata al suo destino, affonderà dunque nel marasma più nero. Ma prima o poi, complice l’interdipendenza, quell’atto di incoscienza collettiva ricadrà su euro ed Europa. Non sarebbe meglio una sana Realpolitik, meno costosa per tutti?

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Genova 2001, Grecia 2015

Le prime prove di coalizione sociale per la democrazia, il lavoro, i diritti furono nel 2001. E contro questi si scagliò una violenza inaudita e feroce. La violenza del capitalismo senza regole, e dell’arbitrio. Un capitalismo trionfante e spietato. A Genova ci fu il più palese atto di rottura tra il capitalismo e la democrazia. Che oggi noi vediamo nelle pressioni della Commissione Europea contro il governo di Alexis Tsipras. Per questo, #maidimenticare

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Il Pd di Milano e i biglietti per Expo: due domande a Bussolati

Ieri il Pd di Milano pubblica questa. In sostanza: il Pd rivende i ticket di Expo a chi si fa la tessera a prezzo dimezzato (25 invece dei teorici 50, che poi in realtà sono anche 32, o 29 per i studenti: c’è un po’ di confusione sotto al cielo a riguardo).

Partono subito feroci critiche, non nuove al Pd di oggi: collusione, favoritismo, spreco di soldi pubblici, markettaggio. Anche varie testate e giornalisti, questa mattina, si scatenano, sia su profili ufficiali che personali.

A me, che la cosa in sé non é sembrata così terribile sin dall’inizio, è venuta la curiosità di chiedere al segretario del Pd di Milano Pietro Bussolati, taggandolo in un post sulla mia bacheca personale di Facebook.

Qui una sintesi ordinata della particolare “intervista-post” a Bussolati:

D: E’ il Pd Milano ad aver trovato o comprato i biglietti EXPO scontati, o EXPO che li ha concessi al Pd? In quest’ultimo caso, li ha concessi anche ad altri partiti?
R: Abbiamo richiesto di diventare rivenditori. Lo può fare qualsiasi partito.
D: E lo sconto viene finanziato dalla quota per l’iscrizione al partito, immagino?
R: No, 50 euro è il costo della tessera più biglietto.
D: E’ uno sconto dato a tutte le associazioni che ne fanno richiesta dunque? Quindi EXPO li vende a 25 e le associazioni li rivendono allo stesso prezzo?
R: Esatto.
D: Ok, ma il biglietto a quanto viene venduto al Pd? E a quanto pare, a qualsiasi associazione ne faccia richiesta?
R: A 20 euro.
D: Quindi il Pd sul biglietto ci ricava 5 euro.

Resta da verificare se effettivamente ogni associazione puo’ richiedere di essere rivenditore dei ticket EXPO.
A tal riguardo, Alessandro Siro Campi parla anche del CRAL Politecnico e Chiara Amélie Meazza afferma, su un altro post: “Il PD è official reseller, cosa possibile per qualsiasi associazione o partito e può rivendere ad un prezzo vantaggioso ai propri iscritti i biglietti di EXPO”. 

Una mossa per adescare nuovi tesserati al Pd di Milano? Mi sembra si possa dire che abbiamo potuto ammirare pratiche ben peggiori e deprecabili di “moltiplicazione delle tessere” negli scorsi decenni. E tra l’altro, difficilmente chi non si sente per nulla in sintonia con l’odierno Partito Democratico, andrebbe a tesserarsi solo per un biglietto scontato all’EXPO: come abbiamo visto, pare ci siano parecchi altri modi per procurarsi un ticket a prezzi ragionevoli. Al CRAL di qualsiasi grande società, ad esempio.
Criticabile la cresta di 5 euro sul biglietto EXPO pagato 20? Discutibile anche questo, dato che l’attività di rivendita necessita di lavoro, ed é una maniera trasparente di autofinanziarsi per partiti locali senza più un soldo.

Infine, cosa c’è di male a favorire la partecipazione ad un evento che teoricamente non é privato, sebbene ospiti dei privati tra i suoi partner, e che anzi é una prova importante per l’Italia come paese in ripresa -speriamo- dinanzi al mondo? Si spera che anche altre associazioni si impegnino per un EXPO affollato di persone in carne ed ossa.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

P.S. Qui la postilla del Pd di Milano sulla faccenda, pubblicata dopo il mare di critiche.

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Il Pd Milano e i biglietti Expo: ho chiesto a Bussolati

Oggi il Pd Milano pubblica questa:

In sostanza: il Pd rivende i ticket di Expo a chi si fa la tessera a prezzo dimezzato (25 invece dei teorici 50, che poi in realtà sono anche 32, o 29 per i studenti: c’è un po’ di confusione sotto al cielo a riguardo).

Partono subito feroci critiche, non nuove -le feroci critiche- al Pd di oggi: collusione, favoritismo, spreco di soldi pubblici.

A me, che la cosa in se’ non é sembrata così terribile sin dall’inizio, è venuta la curiosità di chiedere al segretario del Pd di Milano Pietro Bussolati, taggandolo in un post sulla mia bacheca:

Qui una sintesi ordinata della particolare “intervista” a Bussolati:

D: E’ il Pd Milano ad aver trovato o comprato i biglietti EXPO scontati, o EXPO che li ha concessi al Pd? In quest’ultimo caso, li ha concessi anche ad altri partiti?
R: Abbiamo richiesto di diventare rivenditori. Lo può fare qualsiasi partito.
D: E lo sconto viene finanziato dalla quota per l’iscrizione al partito, immagino?
R: No, 50 euro è il costo della tessera più biglietto.
D: E’ uno sconto dato a tutte le associazioni che ne fanno richiesta dunque? Quindi EXPO li vende a 25 e le associazioni li rivendono allo stesso prezzo?
R: Esatto.
D: Ok, ma il biglietto a quanto viene venduto al Pd? E a quanto pare, a qualsiasi associazione ne faccia richiesta?
R: A 20 euro.
D: Quindi il Pd sul biglietto ci ricava 5 euro.

Resta da verificare se effettivamente ogni associazione puo’ richiedere di essere rivenditore dei ticket EXPO.
A tal riguardo, Alessandro Siro Campi parla anche del CRAL Politecnico e Chiara Amélie Meazza afferma, su un altro post: “Il PD è official reseller, cosa possibile per qualsiasi associazione o partito e può rivendere ad un prezzo vantaggioso ai propri iscritti i biglietti di EXPO”. 

Una mossa per produrre nuovi tesserati al Pd di Milano? Mi sembra si possa dire che abbiamo potuto ammirare pratiche ben peggiori e deprecabili di “moltiplicazione delle tessere” negli scorsi decenni. E sono tra l’altro dell’opinione che chi non si sente in sintonia con l’odierno Partito Democratico, non vada a tesserarsi per un biglietto scontato all’EXPO: come abbiamo visto, pare ci siano parecchi altri modi per procurarsi un ticket a prezzi ragionevoli.
Criticabile la cresta di 5 euro sul biglietto EXPO pagato 20? Mah.

Personalmente, infine, credo non ci sia nulla di male a favorire la partecipazione ad un evento che teoricamente non é privato, sebbene ospiti dei privati tra i suoi partner, e che anzi é una prova importante per l’Italia come paese in ripresa -speriamo- dinanzi al mondo. Spero che anche altre associazioni si impegnino per un EXPO affollato di persone in carne ed ossa.

P.S. Qui la postilla del Pd di Milano sulla faccenda, pubblicata dopo il mare di critiche:

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In pigiama al McDonald’s: puro Occidente

Non parlate di decadenza occidentale quando vedete la gente in pigiama al McDonald’s. É puro Occidente quello. Non Occidente decaduto, ma quello che abbiamo scelto di creare. É il mercato, bellezze, cosa state lamentando? Ma poi soprattutto: perché qui a Londra niente del genere?
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Renzi alla Luiss

Era un periodo che rivalutavo l’impatto complessivo del Renzi nella storia che studieremo, quanto sarà importante la sua figura di leader, quanto cambiamento (astenendomi per un attimo dal giudicarne il verso) sta portando la sua vera e propria “rivoluzione culturale” nella politica italiana.

Poi oggi Matteo va alla LUISS e porta avanti discorsi squallidi di ineguaglianza non solo riconosciuta e riconoscibile, ma proprio da perseguire. Discorsi sull’università degni dei repubblicani americani più retrogradi e tarati e conservatori. Va alla LUISS e dice che “sinistra é quella che protegge le persone”, davanti a una platea adorante di già ampiamente protetti (per gli amici della LUISS: non prendetela come un’offesa, é semplicemente la realtà e ve lo dice un privilegiato proprio come lo siete voi).

E io non ce la posso fa’.

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French Andervudd ‘n canotta.

Comunque io pensavo – poi non sono un esperto, lo ammetto – che le serie fossero belle per un motivo: cioè per il fatto che fossero delle serie, appunto. E che quindi la storia si svolgesse una settimana dopo l’altra, con tutte le sincopi, le ansie, le attese, il buzz del caso, il formarsi di una community che discute dei vari accadimenti e possibili rivolgimenti della trama.

Una serie scaricabile dall’inizio alla fine diviene un film lungo 13 ore, consumabile in solitaria e senza condivisione. E mo’ potrei parti’ con una trafila esagerata su come e quanto il capitalismo moderno tende a cancellare spazi sociali più che a crearne (di illusori, finanche), ma “stamane mattina” (Renzi, 2014) non ne ho i mezzi. Sentimentali, umorali, temporali, ma soprattutto culturali :’D

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La Palestina non esiste (più)

Nonsense al Parlamento.

Approvata una mozione che, dopo un atto politico quale il riconoscimento dello Stato palestinese, subordina lo stesso riconoscimento – già approvato – a posteriori del risolversi di una questione – la frattura politica tra Hamas e Al-Fatah – che ha, tra le cause, proprio il passato aprioristico non riconoscimento.

La verità é che l’Europa, dopo decenni di inerti traballamenti davanti alla politica estera americana, sempre filoisraeliana, ora che c’è alla Casa Bianca un altro inerte, si ricorda di quanto sarebbe bello e giusto che in quella zona ci fossero due stati indipendenti e in pace.

Peccato che tutta questa passione per la pace non sia scoppiata una quindicina d’anni fa, prima della Seconda Intifada e dei successivi orribili incancrenimenti. Che ora vedono l’esistenza di una “enclave guerrafondaia, fondamentalista e terrorista”: ve volevo vede’ io, a voi, a Gaza.

Oggi purtroppo il riconoscimento della Palestina non ha senso, perché la Palestina non esiste. É stata frantumata, sconnessa, delegittimata dal potente vicino oltre che da sé stessa. Non c’è monopolio della forza, non c’é istituzione condivisa abbastanza potente da regolare fazioni interne in costante lotta per il governo della miseria, non ci sono chiari confini, come ricorda tra gli altri Simona Bonfante.

Sinceramente non so come e se questa tragedia si risolverà mai. So solo che in tutto questo una costante rimane: noi -Italia- facciamo ridere, e quando fanno ridere anche gli altri ci impegniamo così tanto da non perdere il primato.

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Varoufakis VS Schauble

In breve é andata così: Yanis Varoufakis, grande giocatore, ha provato a fotterli rischiando tutto e non escludendo neanche un’uscita del suo paese dall’Eurozona, pensando che neanche il più liberfascista dei tedeschi avrebbe accettato tanto.

Ha tuttavia incontrato dei libernazisti folli sulla sua strada – vedi Schauble – che pur di non retrocedere dalle loro miopi ed egoistiche posizioni avrebbero provocato un enorme danno all’Europa cacciando a calci in culo la Grecia dalla moneta unica. Il caso limite in cui il bluff folle del giocatore debole é superato dall’arroganza del giocatore forte.

L’outsider ha dovuto cedere: in gioco c’è qualche milione di vita umana, non l’onore personale o qualche migliaia di euro. Condizioni quasi immutate per la Grecia, che guadagna qualche mese e un filo di respiro. Eurosistema pochissimo scalfito, se non – almeno – dell’ombra del dubbio sulle politiche in atto. Partita rinviata, partita ideologica, partita storica ancora da giocare.