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Facebook, il vero e il falso

Fossi Mark Zuckerberg, non mi prenderei l’enorme responsabilità di definire il vero e il falso. Capisco la sua perplessità. Solo che, a quel punto, “liberalizzerei” anche l’algoritmo. Pura neutralità, pluralità random per tutte le bacheche del mondo.

Se avessi a cuore un ambiente virtuale sano, insomma, scoppierei le bolle in cui ho richiuso i miei utenti. Altrimenti, se non me ne fregasse nulla (che è probabile), andrei semplicemente per l’all-in e diventerei l’editore di gran lunga più potente della Terra.

Una strategia a metà sottopone solo a una progressiva decadenza. Per gli utenti di Facebook, e quindi per Facebook stesso.

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Politica e consenso

Incomincio a non capire più la distinzione tra “una scelta politica” e “una scelta politica fatta con lo scopo di aumentare il proprio consenso”. Cioè, non capisco perché una delle due sia più o meno apprezzabile o riprovevole dell’altra. Non che non capiti di dover fare scelte politiche impopolari, ma.. Proprio non capisco più la differenza. Aiuto. Esempio: il veto sul bilancio dell’Unione Europea.

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La Dittatura della Bufala

“Citate fonti credibili. Internet è in giro già da abbastanza tempo per permettere alla gente di sapere se state citando fonti credibili o no,” chiosa la prof mentre mette in fila trucchetti e dritte varie per addetti stampa un po’ piu smart della media.

Il virgolettato mi lascia perplesso, mi genera un dubbio: “È davvero così?” Cioè, ci fidiamo della mano invisibile della Rete, che sarà capace, grazie alla fame e al bisogno di notizie VERE da parte dei suoi utenti, di isolare e deviralizzare così tanto i bufalari che a un certo punto questi la smetteranno di sbufalare?

O succederà invece esattamente il contrario? E cioè che utenti, aziende, organizzazioni, politici, partiti, e addirittura giornali avranno così tanta fame e bisogno di bufale per portare avanti i loro interessi o più semplicemente le loro irrazionali convinzioni.. Che a un certo punto saranno le notizie vere a finire in una riserva indiana visitata da pochissimi e solissimi eletti?

Vivremo insomma una Dittatura della Bufala? Attrezzeremo la Resistenza in nome della Verità, invece che – come capita di solito – della Libertà?

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Quando non hai un’idea forte, quelli forti ti catturano

Trump farà un’amministrazione composta di:

  • qualche nazista qua e là, come Steve Bannon (direttore di Breitbart, l’outlet di estrema destra che spaccia bufale ovunque per la rete), che è stato nominato responsabile strategico;
  • polli da batteria Repubblicani, come Reince Priebus (Segretario, ma più un coordinatore – diremmo in Italia – del Partito), nominato capo dello staff;
  • gente varia che lo costringerà a fare tutto il contrario di quello che ha promesso in campagna elettorale, in politica estera (col necon John Bolton primo della lista per il Dipartimento di Stato) così come in economia (con un’appassionante sfida tra i capoccia di JP Morgan e Goldman Sachs per il Tesoro).

Quando non hai un’idea forte che sia una, quando non hai la minima idea di cosa stai per affrontare, quando non sai neanche dove iniziare per portare a casa le promesse che hai fatto alla tua folla urlante.. Vieni risucchiato. Da poteri molto più forti ed esperti di te. Che sanno come si ‘governa’, sanno come accontentare interessi ben precisi, sanno come “funziona il mondo”. Non so perché, mi ricorda una cosa che sta succedendo a Roma: non smetterò mai dirlo.

E Donald Trump sarà risucchiato. Come George W. Bush, che però era perfettamente consapevole di ciò che lo attendeva, e di quella roba faceva anche parte. Il problema è appunto che Donald Trump.. Non è George Bush. E quindi ne vedremo delle belle, o anche delle orrende. Per dirne una: il professore che aveva previsto la vittoria di Trump contro ogni pronostico.. Ha anche pronosticato che il President-elect subirà un impeachment. Ecco, personalmente non la vedo una possibilità così tanto remota.

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Lobbisti in transition

Nulla da dire contro i lobbisti. Qualcosa da dire su quelli che ieri lavoravano per degli interessi ben precisi, ed oggi si ritrovano a guidare il transition team della Casa Bianca su temi chiave quali energia e telecomunicazioni.

Ma mica è colpa loro, eh, è colpa nostra che ci facciamo fregare da ‘sti cialtroni. Non vi ricorda Virginia Raggi che per i rifiuti sceglie la Muraro, fino a un giorno prima dirigente Ama?

“Tutta questa storia che Trump avrebbe prosciugato la palude di Washington DC e combattuto gli special interest.. e cosa sta facendo? Proprio il contrario.” E lo dice un commentatore ex-reaganiano e neoconservatore, mica io.

Ah, Steve Bannon, il boss di Breitbart, che è un po’ il sito-simbolo della disinformazione online di destra bufalara molto in voga di questi tempi, potrebbe diventare il capo dello staff. Fantastico

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Quando i fasciocompagni si accorgeranno che

Non sarò tra quelli che godranno quando i fasciocompagni si accorgeranno che, per mandare “a fanculo” la – debolissima, sbagliata, inappropriata, antipaticissima, quello che ve pare – candidata che faceva i discorsi a Goldman Sachs, ora festeggiano il candidato che invece FARÀ le politiche di Goldman Sachs.

Flat tax uguale per tutti, dai miliardari che non vedi e non senti fino agli operai che NON torneranno in fabbrica ma potranno avere quei 10$ in più per pagarsi il football indivanato alla domenica, per non dimenticare la deregulation in ogni campo dell’esistente – diritti civili esclusi, ovviamente, per i quali regneranno giustizialismo e bigottismo grazie alla destra più conservatrice del mondo, che ora ha la maggioranza in entrambe le camere. Non godrò neanche quando si accorgeranno di una politica estera a dir poco infame, ma che almeno viene a patti col beniamino Vladimiro.

Non sarò tra quelli che godranno. Anzi, sarò tra quelli a cui roderà. Perché, cari maledetti fasciocompagni, mi scuserete il VOI, siete superficiali e ignoranti nonostante abbiate tutti i mezzi per non esserlo. E questo mi fa semplicemente rabbia. Ma per amor di cautela, mai troppa di ‘sti tempi, aspettiamo.

P.S. Per i geni che vengono qui col ditino alzato e mi scrivono che me la prendo con gli elettori, pur non sapendo cio’ che penso di argomenti essenziali NON sto parlando ad elettori, non sto parlando male degli elettori. Ma a chi, sulla rete, commenta le cose della politica e non solo, come noi facciamo tutti i giorni. Dicendo falsità. In questo caso la falsità è che Trump farà gli interessi degli operai, dei proletari, delle fasce basse, eccetera eccetera eccetera. Questi soggetti neanche troppo nascostamente suggeriscono una soluzione politica simile nel nostro paese. Si’, ce l’ho proprio con questi qua.

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Da feticista del dubbio, ho visto la Storia

Dovrei cercare post, parole, articoli, video che ho pubblicato e discusso (con voi) negli ultimi mesi per difendermi da una presa per culo che – ho deciso di ammettere questa debolezza – francamente mi dà ai nervi: quella di portare sfiga. Io, un feticista del dubbio, che non la spara quasi mai, additato di troppa sicumera?

Sì, mi stupisce: ma d’altronde siamo nell’era in cui Donald Trump è stato considerato capace di fare il Presidente degli Stati Uniti d’America. Ho fatto un po’ di campagne in vita mia, e ho prestato un po’ del mio tempo a qualche altra campagna nei miei periodi all’estero – le General Elections in UK nel 2015, l’EU Referendum a giugno, le elezioni di ieri. È una cosa che mi piace fare, che continuerò a fare, che spero di fare per tutta la mia vita, anche se so che non sarà abbastanza per sostentarmi, anche se mi sono trovato sinora quasi sempre dalla parte “sbagliata”. Scherzando, dico che non è esattamente facile di questi tempi stare dalla parte di quegli ultimi scampoli rimasti di civiltà liberaldemocratica occidentale.

Dall’altra parte, sono sinceramente impressionato dall’aver visto passarmi letteralmente davanti agli occhi la Storia con la S maiuscola, negli ultimi cinque mesi. Se la seconda presa barbarica della Capitale d’Italia non è magari un evento così sexy da ricordare – seppur importante, nella provincia dell’impero.. Potrò raccontare di aver visto l’inizio della fine (o forse no) dell’Unione Europea, con la Brexit, e un cambiamento veramente epocale della superpotenza che ha definito e guidato “il mondo libero” negli ultimi settant’anni. Voi? Tié 😀

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Vince Trump? Cambiamo modo d’essere responsabili

Molta gente in campagna e in montagna, di solito a caccia, ha posato il fucile ed è andata al seggio. That’s it. Fondamentale l’aiuto degli ex-operai del Nord, così come dei conservatori figliol prodighi.

Comunque ‘na cosa dev’essere chiara. Non è che se vince, vuol dire che Trump abbia ragione. Le sue idee, laddove ci siano, sono sbagliate su tutto. Anche in politica estera, sì, dove forse non sono troppo peggio di quelle della Clinton.

Questo per favore ricordatevelo, quando vi svegliate domattina. Non facciamo mea culpa per aver pensato responsabilmente, al massimo cambiamo modo di essere responsabili. Dobbiamo trovare i modi e le pratiche migliori di dire le cose giuste, e soprattutto: dobbiamo essere (e candidare) persone migliori, più “belle”. Di questi tempi interessanti, complicati quanto “trasparenti”, conta più che mai.

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La democrazia è ancora un bel gioco

Sento che i sostenitori di Trump già mettono le mani avanti parlando di brogli e penso che la prospettiva di domattina, tanto spaventosa quanto la vittoria di Trump, è vedere la più grande democrazia del mondo che si lacera, perché la parte perdente dell’elettorato non accetta il risultato delle urne…

D’altronde lo abbiamo visto succedere anche nel regno Unito (addirittura con l’ipotesi di secessione della Scozia, contraria alla Brexit); e forse è inevitabile, quando l’elettorato si spacca quasi a metà su un’opzione binaria: sia la campagna elettorale drammatizzata (con la quale ciascuna parte cerca di strappare all’altra i pochi voti che servono per vincere) che lo scarto ridotto nell’esito del voto (che risulta perciò fragilmente legittimato) rendono difficile a chi ha perso accettare la sconfitta.

Sarà pure colpa delle “due Americhe” – quella urbana e quella rurale – o del divide generazionale britannico (vecchi per il leave, giovani per il remain); ma questa polarizzazione non mi sembra una fatalità inevitabile, bensì la conseguenza di una politica sempre più pigra, che continua a coltivarsi i suoi bacini elettorali sicuri e tutt’al più a tentare la conquista di quello “contendibile”, sempre più ristretto, senza mai preoccuparsi di elaborare un paradigma davvero nuovo, che possa scompaginare le cose…

Anche in Italia stiamo vedendo la stessa cosa: sulla scelta tra il sì e il no alla riforma costituzionale la campagna si tinge di sterile polemica, i toni si alzano e i sondaggi non si smuovono, continuando ad oscillare intorno al “fifty fifty”. Il giorno dopo rischiamo di ritrovarci con un Paese diviso in due proprio su ciò che dovrebbe unirlo, la Costituzione; con un popolo che si ribella all’esito del gioco democratico, negandone così, tragicamente, lo stesso senso.

Ora so che sto sognando; ma vorrei una politica capace di farci uscire da questo schema, capace di convincere una maggioranza cospicua. Non per sempre, è naturale; ma almeno per il tempo necessario a convincerci che, dopotutto, la democrazia è ancora un bel gioco

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Rapporti incestuosi e superficialità

Leggo in tanti troppi posti virtuali che uno dei candidati alla Presidenza degli Stati Uniti ha un “rapporto con l’apparato finanziario e militare”, una cosa che letta così sembra terrificante e incestuosa, e che di per sé costituisce un motivo di estremo rigetto. Ma che non vuol dire assolutamente niente.

Chi scrive così è solitamente una persona informata, altrimenti scriverebbe solo “venduto/a”. Io sono spaventato, forse più mortificato, da ‘st’approssimazione qua. Dalla mancanza totale di analisi e approfondimento, dalla morte della curiosità. Dal rifiuto di guardare la “big picture”, dall’abbandono della razionalità, dall’amore verso la soluzione facile, dal “tanto peggio tanto meglio”. Soprattutto quando questi virus colgono persone che dovrebbero avere in teoria una visione progressista del mondo.