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La democrazia è ancora un bel gioco

Sento che i sostenitori di Trump già mettono le mani avanti parlando di brogli e penso che la prospettiva di domattina, tanto spaventosa quanto la vittoria di Trump, è vedere la più grande democrazia del mondo che si lacera, perché la parte perdente dell’elettorato non accetta il risultato delle urne…

D’altronde lo abbiamo visto succedere anche nel regno Unito (addirittura con l’ipotesi di secessione della Scozia, contraria alla Brexit); e forse è inevitabile, quando l’elettorato si spacca quasi a metà su un’opzione binaria: sia la campagna elettorale drammatizzata (con la quale ciascuna parte cerca di strappare all’altra i pochi voti che servono per vincere) che lo scarto ridotto nell’esito del voto (che risulta perciò fragilmente legittimato) rendono difficile a chi ha perso accettare la sconfitta.

Sarà pure colpa delle “due Americhe” – quella urbana e quella rurale – o del divide generazionale britannico (vecchi per il leave, giovani per il remain); ma questa polarizzazione non mi sembra una fatalità inevitabile, bensì la conseguenza di una politica sempre più pigra, che continua a coltivarsi i suoi bacini elettorali sicuri e tutt’al più a tentare la conquista di quello “contendibile”, sempre più ristretto, senza mai preoccuparsi di elaborare un paradigma davvero nuovo, che possa scompaginare le cose…

Anche in Italia stiamo vedendo la stessa cosa: sulla scelta tra il sì e il no alla riforma costituzionale la campagna si tinge di sterile polemica, i toni si alzano e i sondaggi non si smuovono, continuando ad oscillare intorno al “fifty fifty”. Il giorno dopo rischiamo di ritrovarci con un Paese diviso in due proprio su ciò che dovrebbe unirlo, la Costituzione; con un popolo che si ribella all’esito del gioco democratico, negandone così, tragicamente, lo stesso senso.

Ora so che sto sognando; ma vorrei una politica capace di farci uscire da questo schema, capace di convincere una maggioranza cospicua. Non per sempre, è naturale; ma almeno per il tempo necessario a convincerci che, dopotutto, la democrazia è ancora un bel gioco

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