comment 0

Amnistia soft, riforme HARD

L’unica soluzione buona per la “questione carceri” é un’amnistia soft (che coinvolga quindi i detenuti “vittima” delle leggi-infamia di cui parliamo da giorni, oltre che delle troppe inutili custodie cautelari e così via) corredata da riforme HARD (e quindi l’abolizione, una volta per tutte, delle suddette leggi, rimodulazione di pene, e, in seguito, riforma forte delle procedure penali).

Dispiace dover prendere posizioni evidentemente impopolari per COLPA -sì, colpa ed omissione- di chi in passato non si é minimamente curato della questione, ma come si fa a lasciare le patrie galere e i suoi abitanti in determinate condizioni? 
Come facciamo a mettere in campo il concetto di “nazione civile”, o di “legalità”, facendo scontrare “certezza della pena” e “dignità umana”?
É drammatico. Dispiace dover vedere questo teatrino ogni 6 anni. Anzi, fa veramente incazzare. 
Ma l’incapacità di governo non la possono pagare le persone, per quanto delinquenti.

E soprattutto: “Non si fa un congresso (ma neanche una competizione elettorale) sui detenuti”, come dice Civati. Sarebbe un addendum allo squallido in cui siamo -ahinoi- capitati.

comment 0

Oggi tutti giustizialisti: ci vorrebbe Vik

Oggi si svegliano tutti giustizialisti e legalitari.
Coi poveracci che marciscono in carcere, però, solo con quelli.

Siamo passati dal “non possiamo pensare sempre e solo a Berlusconi” e “MANETTARI!!11!!11” a “dobbiamo assolutamente battere Berlusconi per cacciarlo quindi vincere vincere e vinceremo” e “l’amnistia ha un solo nome: Silvio Berlusconi”.
Così, nel giro d’un sabato pomeriggio.
Nauseante, triste, amaro.

E poi quante oscenità su #indulto ed #amnistia. Come sul dramma della#clandestinità.
I diritti umani, sì. La civiltà, sì. L’occidente prospero e accogliente, sì.
Solo quando cazzo ci conviene a noi però.

Ci vorrebbe un certo Vittorio Arrigoni, ora, a ricordarci di “restare umani”.
Solo che l’hanno ammazzato, perché lui lo era per davvero.

comments 5

#Renzi il leader e l’imprevedibile circo

In questo pezzo stupendo di Claudio Cerasa, io vedo le cause e gli effetti di uno dei modi in cui da tempo, e senza nessun pregiudizio nonostante la mia evidente parzialità nei confronti del Pd, giudico Matteo Renzi.

Cosa vuol dire essere considerati un leader ma non essere riusciti a costruire una rete organica, un team stabile e leale, o a mantenere dei rapporti duraturi? Che un leader in realtà non lo sei.
Che sei, più che altro, un fenomeno. Davvero il circo italiano del tardo berlusconismo dal finale tecnocratico non aspettava altro che una figura “rottamatrice”. Di una delle chiese più conservatrici del nostro paese, possibilmente: la sinistra italiana. Una volta trovata, i proprietari del circo vi hanno pasteggiato e vi pasteggiano insieme descrivendo anche gli atti più minuscoli ed insignificanti del personaggio Renzi, nominandolo, per loro, e tramite un hegeliano procedere da antitesi a sintesi, come la futura Tesi della politica italiana. Davvero il circo ne aveva bisogno, di qualcuno, di “buono” possibilmente, che sostituisse un Berlusconi moribondo anche nelle cronache.
Matteo ha tanti, tantissimi sostenitori. Tra questi anche gente con le palle, per davvero, che gli sta dietro da parecchio, e che, senza malizia, cerca di entrarne nelle grazie. Questi si fanno necessariamente esegeti del renzismo, credono di poterlo prevedere, di poterne essere parte integrante ad attiva. Ma proprio quando credono di aver colto l’organicità e la coerenza di un progetto -questa è la mia impressione- ne rimangono ciclicamente delusi. Perché il renzismo è un grande spettacolo, e i grandi spettacoli devono stupire, cambiare rotta rapidamente, mantenere l’attenzione su di loro fin quando non si esauriscono.

Io non lo se quest’uomo potrà davvero cambiare la sinistra, e in seguito la politica italiana. Credo però, fermamente, che senza una condivisione collettiva, partecipata, sentita di idee, percorsi e progetti attraverso un partito (che è quello che sta provando a fare Pippo Civati, motivo per cui lo sostengo da candidato segretario del Pd) -una “mobilitazione cognitiva”, direbbe Fabrizio Barca-, non si possa andare molto più lontano dello stare su tutti i canali, risultare primi in tutti i sondaggi, prendere tanti voti, vincere delle primarie o delle elezioni (hai detto niente a sinistra, ma non è abbastanza). Dimostrazione cristallina di tutto ciò è stato il ventennio appena passato, di cui almeno spero di non vedere mai più gli orrori culturali.

“Il problema – dice al Foglio un altro caro amico di Renzi – è che spesso Matteo non riesce a fare quello che dice da una vita. Il bravo capo, dice lui, è quello che mette attorno a se decine e decine di persone più brave di lui. Oggi attorno a Matteo ci sono persone molto brave che però sanno che per essere apprezzate non possono avere eccessive alzate d’ingegno e non devono mai esagerare con l’esposizione mediatica. E’ un limite del renzismo, se così si può dire, ed è per questo che, tranne rari casi, attorno a Matteo ci sono, più che grandi professionisti della politica, gli amici storici, le persone di cui si fida. Ed evidentemente questo non può bastare per conquistare il paese”.

comment 0

#Grillo e il #Pd: sul reato di #clandestinità.

Che #Grillo assecondasse tutti i (peggiori) mal di pancia dell’italiano medio, forse lo dovevamo capire un anno fa, invece di fare i “professionisti dell’indignazione” oggi.
Ma il M5S sette mesi fa ci ha letteralmente annientato perché si è mostrato vicino a determinati temi che noi abbiamo bellamente annacquato con l’infinita voglia di fare questo benedetto governo con Monti: perché “populismo” è una brutta parola, ma “popolo” no, non lo è.

Mi farei una domanda più grande, oggi: perché quell’emendamento -solo un piccolo passo, s’intende- sull’abolizione del reato di clandestinità lo abbiamo fatto presentare ed approvare da due “dissidenti” del M5S?
Perché certe posizioni, ora neutralizzate da Grillo dall’alto del suo blog, non le abbiamo prese con forza NOI, in questi mesi?

comment 0

Il problema del “baby boomer”: siamo in ritardo di vent’anni?

Cosa penso del pur interessante pezzo di Antonio Funiciello (@antFuniciello)?
Che sia in ritardo, per ben due volte: 

1) di un anno, quando parla di un Renzi “outsider” contro l’olimpo degli oligarchi del Pd: ormai, e i suoi atti più recenti lo confermano, Renzi di quell’olimpo è irrimediabilmente parte. Anzi, da quegli stessi dei capricciosi e pigri viene innalzato: sbaglio o c’è una certa discontinuità negli appoggi ricevuti, almeno rispetto al 2012?

2) di vent’anni, quando parla dei boomers (ma qui lo comprendo meglio, perché è l’Italia stessa ad essere in ritardo di vent’anni, al solito). Perché di baby boomers vincenti in Italia non ne abbiamo, appunto, avuti. Mentre lo stesso Berlusconi, “capo dei boomers” italiani, tutto fu tranne che un outsider (come furono invece sia Blair che Clinton, a loro modo), a sinistra si confermava la “generazione del cursus honorum”, e quindi degli insider per definizione. 
Non sarebbe bizzarro andare “oltre la sinistra dei baby boomer” con una riedizione dell’anglosassone baby boomer anni ’90, mai avuto da queste parti, quale è Matteo Renzi?

comment 0

Renzi: non un leader, ma un fenomeno

In un pezzo stupendo di Claudio Cerasa, ho trovato le cause e gli effetti di uno dei modi in cui da tempo, e senza nessun pregiudizio nonostante la mia evidente parzialità nei confronti del Pd, giudico Matteo Renzi.

Cosa vuol dire essere considerati un leader ma non essere riusciti a costruire una rete organica, un team stabile e leale, o a mantenere dei rapporti duraturi? Che un leader in realtà non lo sei. Che sei, più che altro, un fenomeno. Davvero il circo italiano del tardo berlusconismo dal finale tecnocratico non aspettava altro che una figura “rottamatrice”. Di una delle chiese più conservatrici del nostro paese, possibilmente: la sinistra italiana.

Una volta trovata, i proprietari del circo vi hanno pasteggiato e vi pasteggiano insieme descrivendo anche gli atti più minuscoli ed insignificanti del personaggio Renzi, nominandolo, per loro, e tramite un hegeliano procedere da antitesi a sintesi, come la futura Tesi della politica italiana. Davvero il circo ne aveva bisogno, di qualcuno, di “buono” possibilmente, che sostituisse un Berlusconi moribondo anche nelle cronache.

Matteo ha tanti, tantissimi sostenitori. Tra questi anche gente con le palle, per davvero, che gli sta dietro da parecchio, e che, senza malizia, cerca di entrarne nelle grazie. Questi si fanno necessariamente esegeti del renzismo, credono di poterlo prevedere, di poterne essere parte integrante ad attiva. Ma proprio quando credono di aver colto l’organicità e la coerenza di un progetto – questa è la mia impressione – ne rimangono ciclicamente delusi. Perché il renzismo è un grande spettacolo, e i grandi spettacoli devono stupire, cambiare rotta rapidamente, mantenere l’attenzione su di loro fin quando non si esauriscono.

Io non lo se quest’uomo potrà davvero cambiare la sinistra, e in seguito la politica italiana. Credo però, fermamente, che senza una condivisione collettiva, partecipata, sentita di idee, percorsi e progetti attraverso un partito (che è quello che sta provando a fare Giuseppe Civati, motivo per cui lo sostengo da candidato segretario del Pd) – una “mobilitazione cognitiva”, direbbe Fabrizio Barca – non si possa andare molto più lontano dello stare su tutti i canali, risultare primi in tutti i sondaggi, prendere tanti voti, vincere delle primarie o delle elezioni (hai detto niente a sinistra, ma non è abbastanza).

Dimostrazione cristallina di tutto ciò è stato il ventennio appena passato, di cui almeno spero di non vedere mai più gli orrori culturali. “Il problema – dice al Foglio un altro caro amico di Renzi – è che spesso Matteo non riesce a fare quello che dice da una vita. Il bravo capo, dice lui, è quello che mette attorno a se decine e decine di persone più brave di lui. Oggi attorno a Matteo ci sono persone molto brave che però sanno che per essere apprezzate non possono avere eccessive alzate d’ingegno e non devono mai esagerare con l’esposizione mediatica. E’ un limite del renzismo, se così si può dire, ed è per questo che, tranne rari casi, attorno a Matteo ci sono, più che grandi professionisti della politica, gli amici storici, le persone di cui si fida. Ed evidentemente questo non può bastare per conquistare il paese”.

Quello che invece continuo a chiedermi è qual è – aldilà della ‘ventata di freschezza’ mediatica – la solidità e la struttura del pensiero, delle intenzioni e delle strategie politiche di Matteo Renzi. Che all’inizio è stato un (benvenuto) contenitore di tutte le istanze di rottamazione, mentre ora pare un indistinto contenitore di ‘rinnovamento’ e di ‘modernizzazione’, che peraltro si porta dietro pure indigeribili zavorre. I miei amici renziani sono convinti che lo ’statista’ verrà fuori, che non sia ricattabile dai vecchi arnesi, che sarà in grado di dare un’impronta e un’identità a un partito che da quando è nato ondeggia come un derviscio ubriaco. Io aspetto, per ora. Ma confesso che sono ottimista più o meno come quando per arrivare in orario a un appuntamento devo prendere l’autobus a Roma.

comment 0

Fate pure le giravolte, che noi corriamo come pazzi

Grazie a qualcuno, che ringrazio, ho capito che se stai correndo devi pensare più a quanto vai veloce tu che a quanto gli altri cercano di rallentarti.
E poi ho capito che se gli altri fanno le giravolte vuol dire che sono stanchi, stanchissimi, che stanno rallentando: è una questione meccanica.
Noi stiamo arrivando, siamo freschi come le rose e corriamo come pazzi: chi ci ferma più? 😀

comment 0

Per un #Congresso giusto, #parcondicio

Non avrei voluto mai dire una cosa del genere, perché sa di vittimismo o di “schiuma alla bocca” (così dicono). Ma è in atto una sistematica censura -se vogliamo chiamare le cose con il loro nome- nei confronti di due dei candidati alla Segreteria Nazionale del Partito Democratico.
Uno è Giuseppe Civati, che è quello che chiaramente sostengo da mesi, l’altro è Gianni Pittella.
Il primo (Civati) risulta l’inseguitore principale -dietro l’iperfavorito Renzi- ormai in tutti i sondaggi (questo anche secondo giornalisti tutt’altro che simpatizzanti), ha coinvolto migliaia di persone sulla rete e nelle piazze, riempito le Feste e i Circoli di tutta Italia, messo in campo idee radicali e di cambiamento reale.
L’altro è il Vicepresidente del Parlamento Europeo -non bruscolini-, portatore di istanze importanti a livello comunitario, sottovalutato dato il forte sostegno di cui gode nel Meridione.
Io, da iscritto al Partito Democratico, e per rispetto dei principi che dovrebbero guidare prima di tutti un partito così denominato, chiedo al Segretario Guglielmo Epifani di trovare le soluzioni giuste per garantire un Congresso fruttuoso che goda di una migliore -se non perfetta- par condicio fra i contendenti.

comment 0

#Napolitano è stanco

Reputo molto grave che il Presidente della Repubblica esprima un giudizio così netto su una forza politica, qualunque essa sia. E’ mai successo nei confronti del Pdl, della Lega? Eppure di motivazioni ce ne sarebbero state tante in questi anni. E’ mai successo con i scandali che hanno coinvolto anche il Pd, o l’Idv? Avrebbe potuto. E’ toccato al Movimento Cinque Stelle subire uno sfogo del genere.

Ma io Napolitano lo capisco, non lo colpevolizzo. Se Napolitano reagisce così alla legittima pressione di un movimento politico aggressivo (al limite del sopportabile, sì, ma ripeto: legittima), è perché è stanco. E’ stanco perché ha 88 anni, è stanco perché ha già retto la barra di un paese per più di 7 anni, nel mezzo d’una crisi economico-istituzionale-politica devastante, è stanco perché legge il mondo e la politica con le categorie di 30 anni fa, fornendo soluzioni buone per 30 anni fa. E’ stanco perché un freddo calcolatore, come i più cinici affermano egli sia, non avrebbe mai reagito così.

Napolitano si è sacrificato per non so quale bene ultimo, accettando la supplica di una classe dirigente allo stremo che ha portato uno Stato al fallimento e che continua a voler dettar legge, con il benestare di una stampa succube perché da quella stessa classe dirigente tenuta in vita. Ed è rimasto a fare il Presidente, rompendo una consuetudine costituzionale che si sta rivelando più che mai motivata e sana.
Questa situazione, che è svilente e imbarazzante anche e soprattutto per lui, è data da una serie di anomalie di cui egli stesso si è reso protagonista.
Non so quale sia la soluzione: so solo che così non va, e me ne duole. Anche e soprattutto per il Presidente della Repubblica, sì.

comment 0

Chissenefrega di #Berlusconi

Veramente considerate così importante che Berlusconi vada o no in carcere? Tutte le persone oneste vogliono che Berlusconi paghi, e anche salatamente, per ciò che ha fatto. La frode è un reato ignobile: mentire allo Stato e rubare allo Stato, in una volta sola. E farlo poi da Presidente del Consiglio lo aggrava ancor di più.
Ma se l’ansia di vedere un settantottenne in carcere deve confliggere con un provvedimento -che speriamo non sia mai più necessario, perché forse è arrivata l’ora di rimodulare una serie di pene per una serie di “delitti”- che serve a lenire la disumanità delle carceri per decine di migliaia di persone.. Lasciate stare, per carità.
Chissenefrega di Berlusconi, se dobbiamo barattarlo con l’umanità.