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Affanculo, e pure malamente

Vada affanculo, e pure malamente, chi minimizza la questione delle tessere e dei congressi del Pd. Chi liquida così, ché bisogna parlare d’altro, di POLITICA bisogna parlare.
E non é politica questa? Non é la peggiore politica il modo indegno, barbaro, umiliante, merdoso, antidemocratico, becero, tirannico e MAFIOSO con cui si sputa in faccia su tessere (perché tanto quello siamo, numerelli da esibire) che hanno 20 anni ma anche 60 (e che magari militano da 40, “ma in un altro partito stavo io, non questo”). 

Madonna che schifo. Non meritate niente. 
GNENTE, sì, GNENTE.
Eppure avete tutto, gestite tutto, conservate tutto, con le vostre mani, menti, anime luride.

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#Renzi: dalla rottamazione alla rimozione

renzileoDalla rottamazione alla rimozione: così si potrebbe descrive l’evoluzione ultima di Matteo Renzi e del suo carro sfavillante che, ad ogni passaggio, come una valanga, s’arricchisce di massa che potremmo tranquillamente definire grassa. Se (e cosa) questa valanga riuscirà davvero a travolgere lo stagno politico-economico italiano ce lo diranno i posteri (o noi, se sopravviveremo), ma il percorso comunicativo del “sindaho” pare ormai chiaro.

Fatta salva, comunque, un’importante componente “rottamatrice” (dipendente soprattutto da come gran parte dei mass media si appelli al nostro) della “vecchia sinistra”, quella che discute (o litiga), pontifica, chiacchiera e non risolve, quello che colpisce e ha colpito, soprattutto alla Leopolda (il metro privilegiato per la nostra analisi), è la granda voglia di rimozione.

Rimozione del discorso sul partito (se non del partito stesso).
“La norma interna non è importante” afferma alla Gruber su Otto e Mezzo (non era importante neanche a settembre del 2012?). E nel discorso finale della convention che lo lancia ormai definitivamente alla guida del Pd, neanche una parola sull’organizzazione interna: non una svista, una chiara scelta comunicativa. Si attendono prese di posizione sulla questione tessere.

Rimozione della complessità.
“La politica (come la realtà) è semplice” è uno dei mantra della Leopolda (come lo erano per Beppe Grillo e la “casalinga Ministro del Tesoro” di Febbraio), “Fatece largo che passiamo noi” uno dei sottointesi: basta “la gente giusta” alla guida dell’automobile (o della Vespa) per andare dalla parte giusta per tutti, insieme (tracce di neo-ecumenismo?). Da notare la sfilata degli imprenditori di successo: lo spazio è tutto per le #coseconcrete, per le storie a lieto fine “nonostante tutto” (gradevole elemento anti-sistemico), per una svolta pragmatica e anti-ideologica. “Quanto la fai lunga, Matteo”: si prende in giro, il sindaco, nel suo discorso finale. Non è un caso che il nuovo claim sia “la rivoluzione della semplicità”, contro gli arabeschi del “politichese”: non è tanto importante come, ma sapere che, di qualunque cosa si tratti, finalmente si faccia.

Rimozione del dolore.
Renzi risponde così, in diretta, ad un tweet (mio) che nota la “mancanza del dolore” nella narrazione leopoldina (“tante belle intenzioni alla #Leopolda13, ma manca una cosa: il dolore”): “Qui niente elenco dei piagnistei, noi combattiamo la povertà, non la ricchezza”.
Fa riflettere il grande assente alla festa della nuova sinistra che si autorappresenta: la sofferenza come elemento scatenante della reazione popolare. E’ uno sfoggio di competenze e idee, di cui alcune bellissime (davvero), il leitmotiv della Leopolda: la dimostrazione viva del cambiamento possibile.

Rimozione dell’altro.
“Non è la Leopolda ad essere strana, è strano quello che c’è fuori”: la stazione ottocentesca di Firenze diventa un microcosmo di “bella normalità”. Il posto dove tutti vogliono essere, qui ed ora, a cui tutti guardano e commentano, il posto che “piace alla gente che piace”: la novità forte è che” Renzi la offre al Partito Democratico come prototipo del suo stesso futuro.

Quella di Matteo Renzi si prefigura come la futura (“diamo un nome al futuro”), ma molto prossima“sinistra del vincere”, contrapposta a quella del passato a cui “mancano le croci sulla scheda”. E’ e sarà un elemento decisivo, quello del rivisitato muscolarismo bipolarista, per lo stanchissimo (e pigrissimo) fantomatico “popolo del centrosinistra”: ripensare a un “Berlusconi di sinistra” non è più ormai minimaente offensivo, bensì chiaramente voluto dallo stesso frontman. Una delle ultime battute, “voglio followers, non pecoroni”, è un invito alla liberazione individuale che fa coppia con lo “smamma, adulatore”: quanto essa volessee essere sincera, resta da verificarlo.

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40 giorni prima: cosa ci dirà (anche) l’8 dicembre.

Aspettiamo solo le primarie dell’8 dicembre per decretare se il sistema informativo mainstream che ci riempie la testa non solo di notizie ma anche di opinioni (e, cosa grave a mio avviso in un sistema liberale, di malcelate indicazioni e/o velate costrizioni) sia o no praticamente fallito.

Già solo un candidato che prenda il 10-15% in più o in meno dell’ampiamente previsto, in un mondo in overdose d’attenzioni come é quello del Pd e dei suoi elettori, sarebbe la seconda batosta nel giro di qualche mese (ricordate Grillo a Febbraio) per un circo mediatico sempre più circo e sempre meno mediatico (inteso come mezzo di rappresentazione e comunicazione della realtà reale).

Lo dico ora, 40 giorni prima, in tempi non sospetti, ed oltre ogni ragionevole dubbio o prova provata che possa andare diversamente da come ci bombardano costantemente.

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4 appunti/questioni sabatodomenicali.

Ma perché questi giornalisti italiani sono così piegati?
Voglio dire: non bisogna fare il pelo (o il culo) a tutti per forza, ma almeno far finta di conservare un dignitoso senso critico.
No, eh?

Per la retorica -o chiamiamola narrazione, sennò ci si offende- della semplicità, così in voga, pare che negli scorsi 20 anni gli italiani si siano bombati di libri di diritto costituzionale e macroeconomia sotto l’ombrellone. E che ora si siano beatamente rotti il cazzo di studiare.
Pare.

É avventuroso il popolo italiano. Non col potere -mai sia-, ma nelle leadership che “sceglie”: queste sono, devono essere, consapevolmente e sempre, le “ultime chances” rimaste.
O le “uniche”, fate voi, è uguale.

Amaramente (giuro: amaramente) devo dire che:
quando e se una rivoluzione è in onda su tutte le Tv, o in prima su tutti i giornali, o sulla home di tutta internet.. Beh, la rivoluzione è già finita.
Peccato.

Non ci si ferma lo stesso, mai, sia chiaro.

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Senso d’urgenza

Avete presente quella sensazione che vi dice che il tempo rimasto é sempre meno, che il margine di manovra si restringe, che d’ora in poi non si può più sbagliare?
No, non si tratta (solo) di me, e si chiama senso d’urgenza.
Sarà bene che ce ne facciamo venire tutti almeno un pochettino, invece di credere a qualsiasi panzana eteropropinata. Che ci incontrassimo invece di evitarci, che ci guardassimo in faccia, che decidessimo che fare.
Sembra banale, eh? Sembra.

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#Civati e la “questione vice”: bufala e considerazioni.

La cosa che mi ha fatto incazzare ieri é che qualcuno scrivesse che Civati facesse la questua, o che cercasse un accordicchio per un posto da vice, dando per scontata la vittoria dell’amico Renzi (in stile “A matte’, ricordate degli amici!!”). Tutto ciò senza provarlo in alcun modo, tranne che con l’audio de La Zanzara dell’altro ieri.
1. Sappiamo a quali trabocchetti sa sottoporti un maestro della valorizzazione del nulla come Cruciani
2. Civati era ironico. Si capiva dal tono, per chi ne ha una minima conoscenza
3. Civati scherza sul ruolo del “vice” (prendendo benevolmente in giro Letta) da 6 -dico SEI- mesi.
Quindi Civati, come ha poi comunicato, non ha fatto alcuna questua. Né starebbe cercando un posizionamento preventivo: in tal caso, molto semplicemente, mi deluderebbe molto.
É stata una bufala, molto semplicemente: non sapendo dove o come attaccarlo, ci hanno provato così, un po’ goffamente, dalle pagine (virtuali) del giornale che in teoria sarebbe il più autorevole in Italia, ma che si dimostra sempre più -per usare un simpatico eufemismo- “goffo”. Rientrerà.

Detto ciò: la sfida sarà aperta, anzi già lo é. Cercheremo -uso il plurale- di coinvolgere più elettori possibile sulle istanze portate dalla mozione (la migliore in assoluto) e da un eventuale possibile segretario come Civati, dimostratosi già abbastanza credibile e coerente, al limite del masochistico a volte.
Ma ci tocca anche un’operazione di chiarezza: non facciamo barricate, e non così tanti volenterosi si sarebbero adoperati con tanta passione solo per eventuali ambizioni personalistiche di Civati. Né, checché ne dica qualche genio, crediamo nella purezza idealistica (o ideologica: tsk) di chissà che cosa. Il nostro progetto é collettivo, a lungo termine, ambiziosissimo, e riguarda il Pd come strumento per cambiare l’Italia. Non un personaggio solo, per quanto possiamo voler bene a Pippo: credo sia lui il primo a pensare lo stesso.
E allora se Civati arrivasse secondo alle primarie, e magari a poca distanza da Renzi, non vedo quale sarebbe il problema o la pregiudiziale che dovremmo impedirgli di fare il suo vice. A condizioni politiche chiare, con un progetto preciso (sebbene a lungo termine), a patto di un cambiamento radicale del partito, certo.
Se giocassimo al “tanto peggio, tanto meglio” avrebbe ragione chi dice che vogliamo spaccare. Mentre noi vogliamo costruire: é una rivoluzione gentile, la nostra.
Gentile ma -attenzione- ferma, con la schiena dritta. Come dovrebbe essere nei sistemi democratici maturi -e il Pd dovrebbe esserlo, e se non lo é ce lo faremo diventare- non ve ne faremo passare uno. Di gioco sporco, di incoerenza, di falsità, o infamia.

Buon Congresso.

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Civati vice di Renzi?

La cosa che mi ha fatto incazzare ieri é che qualcuno scrivesse che Civati facesse la questua, o che cercasse un accordicchio per un posto da vice, dando per scontata la vittoria dell’amico Renzi (in stile “A matte’, ricordate degli amici!!”). Tutto ciò senza provarlo in alcun modo, tranne che con l’audio de La Zanzara dell’altro ieri.

1. Sappiamo a quali trabocchetti sa sottoporti un maestro della valorizzazione del nulla come Cruciani
2. Civati era ironico. Si capiva dal tono, per chi ne ha una minima conoscenza
3. Civati scherza sul ruolo del “vice” (prendendo benevolmente in giro Letta) da 6 – dico SEI – mesi.

Quindi Civati, come ha poi comunicato, non ha fatto alcuna questua. Né starebbe cercando un posizionamento preventivo: in tal caso, molto semplicemente, mi deluderebbe molto. É stata una bufala, molto semplicemente: non sapendo dove o come attaccarlo, ci hanno provato così, un po’ goffamente, dalle pagine (virtuali) del giornale che in teoria sarebbe il più autorevole in Italia, ma che si dimostra sempre più – per usare un simpatico eufemismo – “goffo”. Rientrerà.

Detto ciò: la sfida sarà aperta, anzi già lo é. Cercheremo – uso il plurale – di coinvolgere più elettori possibile sulle istanze portate dalla mozione (la migliore in assoluto) e da un eventuale possibile segretario come Civati, dimostratosi già abbastanza credibile e coerente, al limite del masochistico a volte.

Ma ci tocca anche un’operazione di chiarezza: non facciamo barricate, e non così tanti volenterosi si sarebbero adoperati con tanta passione solo per eventuali ambizioni personalistiche di Civati. Né, checché ne dica qualche genio, crediamo nella purezza idealistica (o ideologica: tsk) di chissà che cosa.

Il nostro progetto é collettivo, a lungo termine, ambiziosissimo, e riguarda il Pd come strumento per cambiare l’Italia. Non un personaggio solo, per quanto possiamo voler bene a Pippo: credo sia lui il primo a pensare lo stesso.

E allora se Civati arrivasse secondo alle primarie, e magari a poca distanza da Renzi, non vedo quale sarebbe il problema o la pregiudiziale che dovrebbe impedirgli di fare il suo vice. A condizioni politiche chiare, con un progetto preciso (sebbene a lungo termine), a patto di un cambiamento radicale del partito, certo.

Se giocassimo al “tanto peggio, tanto meglio” avrebbe ragione chi dice che vogliamo spaccare. Mentre noi vogliamo costruire: é una rivoluzione gentile, la nostra. Gentile ma – attenzione – ferma, con la schiena dritta. Come dovrebbe essere nei sistemi democratici maturi – e il Pd dovrebbe esserlo, e se non lo é ce lo faremo diventare – non ve ne faremo passare uno, di gioco sporco, di incoerenza, di falsità, o infamia.

Buon Congresso.

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19 e 20 Ottobre: siete, francamente, degli stronzi.

Sabato:
Sono contento, molto contento, tanto quanto sono dispiaciuto di non esserci stato, per com’è andata la manifestazione sabato. Tanta gente, tanti temi importanti, partecipazione pacifica ma decisa, al netto dei soliti che evidentemente non hanno di meglio da fare se non sfasciare qualche specchietto di camionetta.
Sono molto molto incazzato per come la cosa é stata raccontata, delegittimando le ragioni della lotta. Francamente: siete degli stronzi.

Domenica:
Monti ha picchiato fortissimo su quest’accrocco che chiamiamo governo. A ragione (no, non mi sono dimenticato una H).
Perché Monti, pur essendo uomo di (tecno-)destra (la terrificante affermazione “per me questo governo può anche durare fino al 2018” lo dimostra), é persona seria e riformista, che conosce la teoria del potere che strozza e blocca ogni possibile cambiamento. Quella su cui regge Letta, per capirci. Ha però dimostrato di non conoscerne la pratica, che lo ha condannato ad una fine meritatamente indegna.
Un plauso: Monti il borghese ha riconosciuto in un passaggio le ragioni dei ragazzi in piazza con molto più buon senso di Epifani il socialista o di Cuperlo “quello de sinistra”. Questo dovrebbe farci riflettere.
E poi: Monti ha detto cose importantissime su questo governo. Se parlate solo della brutta e permalosa battuta sul cane (e parlo della “grande informazione”, non di altri) siete, francamente, degli stronzi (e 2).

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Pure su #Priebke, la morale?

La finisca, vi scongiuro, la finisca chi sta facendo la morale sui calci al carro di#Priebke, ad Albano Laziale.

Io non c’ero (purtroppo: perché avrei voluto protestare per lo stupro inferto al nostro territorio), e probabilmente al carro non mi sarei neanche avvicinato per il ribrezzo.
Ma se non capite la rabbia che provoca una cosa del genere, allora della gggente (come piace ora chiamare le persone comuni, magari anche un pò ignoranti) non avete proprio capito un cazzo. 

E’ inutile dare calci a un carro funebre? Certo che è inutile. Ma tutto è inutile, qualsiasi manifestazione, se la mettiamo così. I cittadini di Albano avrebbero dovuto far finta di niente, no?
Ma i cittadini di Albano -giustamente- non volevano che si celebrasse tale funerale nel loro Comune, e quando non hai possibilità di scegliere un cazzo di ciò che succede sul tuo territorio, va a finire così. A dare calci inutili su una bara: lo stato di cosa siamo ridotti a fare pur di farci vedere e sentire. Dare calci su una bara.
E’ tutto ridicolo e penoso sì, ma dov’è finito il rispetto per le reazioni delle persone? Quello che ti permette di comprenderle? 

Continuate pure a pontificare con le lezioncine, fate pure (poi quando Grillo prende il 40% sorprendetevi un’altra volta, mi raccomando).