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#Fassina chi?, #Renzi che?, #Pd cosa?: un partito di pazzi.

Praticamente é andata così: Renzi ha (non) sentito pronunciare “Fassina” e in piena conferenza stampa ha fatto “Chi?”, con quella sua faccetta un po’ così, che non si capisce mai se ti stia prendendo per il culo.
Il giornalista, che per culo ti prende sempre, o almeno ci prova, ha capito (voluto capire) “Fassina chi?”. Boom: parte l’agenzia scandalo.
Fassina, dal canto suo, o probabilmente una delle sue personalità multiple, quella che evidentemente non aspettava altro che “pote’ piagne’ mpò” per la cattiveria del neosegretario, dà dimissioni lampo e irrevocabili dal governo (quale, quello di Letta!?), senza rendersi conto (questo lo diamo per certo, ci dispiace enormemente -eh- per Orfini) di star dilapidando l’ultimo residuo di influenza reale di una certa “area del partito”, ormai quasi definitivamente condannata alla più totale irrilevanza.

La platea social del Piddì si spacca (strano), si scioglie, si scanna, si sfonda, poi fa la pace col mignolino. I discepoli del renzismo dapprima in coro perculano: “Fassina chi?”, gli ex-cuperlotti si indignano: “Non ho un segretario nazionale!!!”, i civateros ci rimangono male. Poi sono questi stessi ultimi ad annunciare, sensibili come sono ai tipici “colpi bassi dei cronista italiano”, che in realtà Matteuccio #FassinaChi non l’ha mai detto, “giornalisti sciacalli”, i renziani fanno trionfalmente dietrofront (esattamente come avevano trionfalmente festeggiato la garrula manifestazione del beniamino), i comunisti rimangono col muso.

Un partito di pazzi.

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Un partito di pazzi: “Fassina chi?”

Praticamente é andata così: Renzi ha (non) sentito pronunciare “Fassina”, e in piena conferenza stampa ha fatto “Chi?”, con quella sua faccetta un po’ così, che non si capisce mai se ti stia prendendo per il culo. Il giornalista, che per culo ti prende sempre, o almeno ci prova, ha capito (voluto capire) “Fassina chi?”.

Boom: parte l’agenzia scandalo. Fassina, dal canto suo, o probabilmente una delle sue personalità multiple, quella che evidentemente non aspettava altro che “pote’ piagne’ mpò” per la cattiveria del neosegretario, dà dimissioni lampo e irrevocabili dal governo (quale, quello di Letta!?), senza rendersi conto (questo lo diamo per certo, ci dispiace enormemente – eh – per Orfini) di star dilapidando l’ultimo residuo di influenza reale di una certa “area del partito”, ormai quasi definitivamente condannata alla più totale irrilevanza.

La platea social del Piddì si spacca (strano), si scioglie, si scanna, si sfonda, poi fa la pace col mignolino. I discepoli del renzismo dapprima in coro perculano: “Fassina chi?”, gli ex-cuperlotti si indignano: “Non ho un segretario nazionale!!!”, i civateros ci rimangono male. Poi sono questi stessi ultimi ad annunciare, sensibili come sono ai tipici “colpi bassi dei cronista italiano”, che in realtà Matteuccio #FassinaChi non l’ha mai detto, “giornalisti sciacalli”, i renziani fanno trionfalmente dietrofront (esattamente come avevano trionfalmente festeggiato la garrula manifestazione del beniamino), i comunisti rimangono col muso. Un partito di pazzi.

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Lo strano caso del (fu) gruppo Fb 18+: come funzionava e perché ci siete finiti tutti dentro

A molti di voi sarà capitato negli ultimi giorni di essere stati aggiunti al gruppo Facebook 18+, il cui nome ricorda qualcosa di riservato ai maggiorenni. In realtà il gruppo, e il suo nome, non sembrava avere una funzione, un tema, un senso: non vi si discuteva nessun particolare topic, né tantomeno di matrice sessuale/pornografica.
Non ho fatto alcuna indagine per affermare ciò, ma un semplice giro di un paio di minuti sulla bacheca del gruppo: solo e soltanto post di profili che si chiedevano perché sono capitati lì. Cosa che ovviamente, anche senza dedicare un post all’atroce dubbio, mi sono chiesto anch’io.

Come funzionava lo strano caso del fu gruppo 18+? Bastava guardare la copertina del suddetto gruppo per scoprirlo: questa millantava di un “trucco” per vedere chi visita il tuo profilo Fb, da attivare mediante l’utilizzo di un codice java copiato direttamente nella “descrizione” della copertina stessa. Non tanto interessato a chi dava un’occhiata alla mia bacheca, quanto in realtà affetto da pachidermica curiosità e sindrome di “esteta del social network”, sono cascato in pieno nel trabocchetto.
Il codice java, da inserire nella Console (per chi utilizza Google Chrome), andava ad attivare un plug-in che aggiungeva automaticamente tutti i propri amici Fb al gruppo in questione. E non solo: pare che facesse sì che non fosse soltanto chi lo usava ad aggiungere i suoi amici, ma anche gli amici di questo stesso ad aggiungerne altri.
Tutto senza chiaramente neanche darti l’agognata soddisfazione di sapere chi di questi frequenta il tuo profilo.

E’ stata quindi colpa di noi ingenui smanettoni se siete stati anche voi aggiunti al gruppo 18+. Che può essere visto come una specie di grande grosso esperimento di viralità social, cresciuto in pochissimo tempo a ritmi smisurati (nelle 24 ore in cui l’ho “monitorato” è passato dai 250 ai 400.000 utenti aggiunti).

Nella prima versione di questo post avevo incollato il codice per mostrarlo a chi lo avesse letto: quando più di qualcuno mi ha avvisato che entrando nel mio blog veniva notificato un trojan, ho cancellato il codice di cui sopra (che avevo copiato nel post per mostrare) e il problema è parso risolversi.
Sembrava esservi dunque un collegamento diretto tra codice e trojan rilevato dagli antivirus. Tuttavia, l’admin del fu gruppo, intervenendo direttamente con un commento sul mio post (qui sotto), ha affermato che il codice non contenesse alcun virus.

1497607_10153727918150438_866076796_nSubito dopo il mio primo post a riguardo, il gruppo è stato segnalato da un mio contatto Facebook. Il social network, rispondendo immediatamente, ha affermato: “tale gruppo non viola gli standard della comunità”.

Il giorno seguente un altro contatto mi invia questo screenshot sulla sinistra. Il gruppo 18+, evidentemente segnalato da migliaia di utenti Fb (in questo caso “per intimidazione”), è stato infine rimosso dal social network.

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“A morte il populismo”. Ma..

A morte il populismo, sì.
A morte -più di tutti gli altri- il populismo usato come scusa indiscutibile per le nostre sconfitte, come spiegazione senza altre spiegazioni, come salvagente nel mare profondo e pauroso del dubbio, dell’autoverifica, del chiedersi dove abbiamo -ancora una volta-, NOI, sbagliato.

A morte i populisti, sì, ma soprattutto chi ne ha permesso l’esistenza, oltre che la crescente egemonia culturale, chi con supponenza e girando lo sguardo altrove ha fatto sì che i populisti possano ora imperversare costruendo consenso con fandonie mai sufficientemente combattute dalla verità -perché la verità non faceva, e non fa ancora comodo.

A morte chi non é abbastanza democratico, chi pensa che alla fin fine un bel regime autoritario non possa essere tanto peggio di un tale guazzabuglio marchettaro. Ma cosa dunque, a chi, riempendosi la bocca di principi e bagnandosi di sacri valori, ha fatto mercé della democrazia stessa insozzandola d’incoerenza, viltà, colpi bassi, sporchi personalissimi interessi?

La democrazia é una pianta stupenda ma fragile: necessità di cure amorevoli, di manutenzione costante, e soprattutto di una scelta oculata e critica del giardiniere che se ne occupi -per non troppo tempo, sia chiaro-. C’è bisogno poi di estirpare le erbacce che crescono tra le nostre radici, i nostri -quelli, soprattutto, prima degli altrui- enormi vizi.

Se cominceremo a fare questo sostituiremo il brutto al bello, l’insulto al complimento, l’acclamazione all’ingiuria, la speranza alla rabbia. Ridefiniremo cos’è destra e cos’è sinistra, cos’è opportuno e morale, il nostro giusto e il nostro sbagliato, rispettando quelli degli altri.

Oppure possiamo continuare a prendere per culo, a prenderci per culo, e a puntare il dito: POPULISTA! Saremo sempre di meno, sempre meno influenti, sempre più all’angolo della classe: non lo dico io in estasi grillina, lo dicono le statistiche di cui ci piace stupirci e lamentare. Vi piacerebbe?

P.S. il NOI é di chiunque si ritienga civile, mediamente colto, tendente al giusto (non per forza al “mio”, di giusto).

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#Napolitano: può davvero fare altrimenti?

Come dico da mesi: il Presidente è in buona fede, ne sono sicuro, ma “non gliela può fà” (anche fisicamente, negli ultimi tempi, come anche questo ultimo messaggio di fine anno evidenzia).
Perché Napolitano non può uscire da certi schemi, da un certo modo di vedere il mondo, di intendere la politica. Perché questa impossibilità di comprendere il nuovo, che -come spesso accade- si presenta anche in maniera scomposta e per lui illeggibile, lo ha costretto -magari anche inconsciamente- a forzare, ad estendere (anche se lui nega) la sua “moral suasion” fino a oltrepassare le funzioni del suo ruolo.

Lo dimostrano la “fretta” nell’accettare il reincarico (alla SESTA votazione, dopo due mesi, dov’era il dramma nell’attendere oltre, qualche altra votazione almeno, costringendo i partiti a trovare una soluzione ai loro fallimenti?), il terrore per un eventuale “vuoto istituzionale” (riempito da cosa?), come se l’unica realtà o soluzione possibile a quella impasse fosse e doveva essere quella che abbiamo visto e vediamo oggi.
Una stabilità forzata, basata su una fiducia immotivata in uno schema -quello delle larghe intese- e delle forze politiche che non si meritano la nostra, evidentemente, di fiducia. Figuriamoci quella del Presidente della Repubblica.

A volte si ha l’impressione che Napolitano davvero vivi ancora nella Prima Repubblica, che pensi che i partiti di oggi siano come la DC, il PSI, il PCI del ’78 e che quella situazione politica sia replicabile in una fase drammatica come fu quella di quegli anni ed è quellla di oggi. Non è così: non può funzionare più in quel modo.
E personalmente non condanno il Presidente della Repubblica: non può fare altrimenti. Sono, invece, molto più sdegnato da chi di Napolitano si è approfittato, per sopravvivere ancora “politicamente”, per replicare sistemi di potere vecchi, consunti, fallimentari, per galleggiare. Ciò che mi chiedo è: ma questo Napolitano lo ha capito?

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Napolitano? “Nun gliela po’ fa’”

Come dico da mesi: il Presidente è in buona fede, ne sono sicuro, ma “nun gliela po’ fà” — anche fisicamente, negli ultimi tempi, come evidenzia anche questo discorso.

Perché Giorgio Napolitano non può uscire da certi schemi, da un certo modo di vedere il mondo, di intendere la politica. Perché questa impossibilità di comprendere il nuovo, che – come spesso accade – si presenta anche in maniera scomposta e per lui illeggibile, lo ha costretto – magari anche inconsciamente – a forzare, ad estendere (anche se lui nega) la sua “moral suasion” fino a oltrepassare le funzioni del suo ruolo.

Lo dimostrano la “fretta” nell’accettare il reincarico (alla SESTA votazione, dopo due mesi, dov’era il dramma nell’attendere oltre, qualche altra votazione almeno, costringendo i partiti a trovare una soluzione ai loro fallimenti?), il terrore per un eventuale “vuoto istituzionale” (riempito da cosa?), come se l’unica realtà o soluzione possibile a quella impasse fosse e doveva essere quella che abbiamo visto e vediamo oggi.

Una stabilità forzata, basata su una fiducia immotivata in uno schema – quello delle larghe intese – e su delle forze politiche che non si meritano la nostra, evidentemente, di fiducia. Figuriamoci quella del Presidente della Repubblica.

A volte si ha l’impressione che Napolitano davvero vivi ancora nella Prima Repubblica, che pensi che i partiti di oggi siano come la DC, il PSI, il PCI del ’78 e che quella situazione politica sia replicabile in una fase drammatica come fu quella di quegli anni ed è quella di oggi.

Non è così: non può funzionare più in quel modo. E personalmente non condanno il Presidente della Repubblica: non può fare altrimenti. Sono, invece, molto più sdegnato da chi di Napolitano si è approfittato, per sopravvivere ancora “politicamente”, per replicare sistemi di potere vecchi, consunti, fallimentari, per galleggiare.

Ciò che mi chiedo è: ma questo Napolitano lo ha capito?

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A morte il populismo, quello usato come scusa

A morte il populismo, sì. A morte -più di tutti gli altri- il populismo usato come scusa indiscutibile per le nostre sconfitte, come spiegazione senza altre spiegazioni, come salvagente nel mare profondo e pauroso del dubbio, dell’autoverifica, del chiedersi dove abbiamo – ancora una volta, NOI, sbagliato.

A morte i populisti, sì, ma soprattutto chi ne ha permesso l’esistenza, oltre che la crescente egemonia culturale, chi con supponenza e girando lo sguardo altrove ha fatto sì che i populisti possano ora imperversare costruendo consenso con fandonie mai sufficientemente combattute dalla verità – perché la verità non faceva, e non fa ancora comodo.

A morte chi non é abbastanza democratico, chi pensa che alla fin fine un bel regime autoritario non possa essere tanto peggio di un tale guazzabuglio marchettaro. Ma cosa dunque, a chi, riempendosi la bocca di principi e bagnandosi di sacri valori, ha fatto mercé della democrazia stessa insozzandola d’incoerenza, viltà, colpi bassi, sporchi personalissimi interessi?

La democrazia é una pianta stupenda ma fragile: ha necessità di cure amorevoli, di manutenzione costante, e soprattutto di una scelta oculata e critica del giardiniere che se ne occupi – per non troppo tempo, sia chiaro.

C’è bisogno poi di estirpare le erbacce che crescono tra le nostre radici, i nostri – quelli, soprattutto, prima degli altrui – enormi vizi. Se cominceremo a fare questo, sostituiremo il brutto al bello, l’insulto al complimento, l’acclamazione all’ingiuria, la speranza alla rabbia. Ridefiniremo cos’è destra e cos’è sinistra, cos’è opportuno e morale, il nostro giusto e il nostro sbagliato, rispettando quelli degli altri.

Oppure possiamo continuare a prendere per culo, a prenderci per culo, e a puntare il dito: POPULISTA! Saremo sempre di meno, sempre meno influenti, sempre più all’angolo della classe: non lo dico io in estasi grillina, lo dicono le statistiche di cui ci piace stupirci e lamentare. Vi piacerebbe finire così?

P.S. il NOI é di chiunque si ritienga civile, mediamente colto, tendente al giusto (non per forza al “mio”, di giusto).

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Grillo, Gramellini, Renzi: slot machine

Come ben dice anche Fabio Chiusi anticipandomi, quello di oggi su beppegrillo.it verso Gramellini de La Stampa non é né un linciaggio, né un aggiornamento della lista di proscrizione, né un agguato squadrista.

É una critica sacrosanta a un cattivo servizio, viziato da una disonestà intellettuale preoccupante per uno dei giornalisti più noti sulla scena (o, in alternativa, e non so se é peggio, da una grave disinformazione del suddetto), e per giunta su una rete pubblica, in prime time, in una delle strisce più seguite.

Non si può far passare l’idea che chi interpreta – per non parlare di chi le dà, spesso male – le notizie (con un sacrosanto taglio personale) non si possa criticare. Rispondere coi fatti: questo é l’unico modo per zittire chi ulula a volte senza senso della misura (i “grillini”? Ma non solo).

Riguardo al fatto in sé (si parla dell’emendamento alla legge di stabilità su incentivi ai comuni nel contrasto alle slot machines) oggi mi tocca dar ragione a Scanzi: lodevole Renzi ad aver agito per fermare la boiata pazzesca degli ormai “suoi” parlamentari (di cui evidentemente -ennesima dimostrazione- ci si può fidare poco), ma il caso – come purtroppo per il Pd spesso capita – é stato sollevato ancora una volta dal M5S.

Lo dic(iam)o da giorni: ci diamo una svegliata o no?

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Merryll Lynch, #M5S e #Pd.

Dice Merryll Lynch: “La ragione per cui questo partito secondo noi ha avuto finora un’influenza positiva sullo scenario politico è che produce idee nuove per affrontare tutti i tipi di problemi economici e sociali: insomma, tengono vivo il dibattito sociale. Il loro alto tasso di consenso costringe i partiti ‘incumbent’ (i vecchi partiti, ndr) e a focalizzarsi di più sul cambiamento”. 

Ed io, al netto della loro scompostaggine, volgarità, voluta inservibilità, del loro giacobinismo tendente ad atti talvolta “fascisti”, delle idee bizzarre -per non dire fuorvianti o affette da complottismo un po’ bambinesco-, non posso che dar ragione a Merryll Lynch. Proprio oggi pensavo: ma siete sicuri che senza il Movimento Cinque Stelle avremmo saputo di una magagna come quella delle slot dell’altro giorno? 

Non sarò mai un grillino, ma una loro vittoria indiscussa è quella di essere riusciti a mettere sull’attenti -ripeto: con tutti i difetti di cui sopra- sia una fetta importante di cittadini che gli altri partiti, che adesso devono essere decisamente più attenti ad ogni loro mossa e ad ogni mossa dei loro rappresentanti, e a fare in modo che queste favoriscano un “cambiamento” auspicato dalla gran parte degli elettori.

Per questo ho paura che se Renzi si appiattirà troppo sul governo Letta, se farà sue le colpe di un mantenimento forzato dello status quo, se non giocherà all’attacco possibilmente andando al voto entro l’estate, se il Pd non si rinnoverà DAVVERO (e io, noi, ci abbiamo provato) qui finisce male. E nonostante i loro “meriti”, non vorrei vivere in un paese governato dal Movimento Cinque Stelle, né tantomeno -ancora- dalle protesi umane di Berlusconi.

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Merryll Lynch & M5S

Dice Merryll Lynch: “La ragione per cui questo partito secondo noi ha avuto finora un’influenza positiva sullo scenario politico è che produce idee nuove per affrontare tutti i tipi di problemi economici e sociali: insomma, tengono vivo il dibattito sociale. Il loro alto tasso di consenso costringe i partiti ‘incumbent’ (i vecchi partiti, ndr) e a focalizzarsi di più sul cambiamento”.

Ed io, al netto della loro scompostaggine, volgarità, voluta inservibilità, del loro giacobinismo tendente ad atti talvolta “fascisti”, delle idee bizzarre per non dire fuorvianti o affette da complottismo un po’ bambinesco, non posso che dar ragione a Merryll Lynch.

Proprio oggi pensavo: ma siete sicuri che senza il Movimento Cinque Stelle avremmo saputo di una magagna come quella delle slot dell’altro giorno? Non sarò mai un grillino, ma una loro vittoria indiscussa è quella di essere riusciti a mettere sull’attenti – ripeto: con tutti i difetti di cui sopra – sia una fetta importante di cittadini che gli altri partiti, che adesso devono essere decisamente più attenti ad ogni loro mossa e ad ogni mossa dei loro rappresentanti, e a fare in modo che queste favoriscano un “cambiamento” auspicato dalla gran parte degli elettori.

Per questo ho paura che se Renzi si appiattirà troppo sul governo Letta, se farà sue le colpe di un mantenimento forzato dello status quo, se non giocherà all’attacco possibilmente andando al voto entro l’estate, se il Pd non si rinnoverà DAVVERO (e io, noi, ci abbiamo provato) qui finisce male. E nonostante i loro “meriti”, non vorrei vivere in un paese governato dal Movimento Cinque Stelle, né tantomeno -ancora- dalle protesi umane di Berlusconi.