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Per delle giuste regole del gioco: Finanziamento dei partiti 4 dummies

La mia tesi di laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali ha come titolo “Il finanziamento dei partiti: il caso italiano e l’esperienza statunitense” (nel link, la tesi intera).
Qui sotto: la proposta -alcune idee- finale, semplificata e depurata per risultare un po’ più “immediata”. 

Cos’è un partito?
Serve UNO STATUTO GENERALE DEI PARTITI, il meno possibile invasivo, che costringa però questi ad assicurare il rispetto del metodo democratico di cui all’articolo 49 della Costituzione. Bisogna rendere i meccanismi di scelta interni, come i congressi e le primarie per i candidati a una qualsiasi carica, delle sfide realmente eque e democratiche (PAR CONDICIO!), il meno possibile influenzate da diverse logiche particolaristiche.

Finanziamento pubblico diretto
Riformare il finanziamento pubblico diretto (ossia i trasferimenti di denaro stato-partiti) secondo principi di “accessibilità vincolata” e “proporzionalità”, rispettando dunque pari opportunità ed evitando la cristallizzazione di equilibri politici già esistenti.
Ecco due soluzioni che possono garantire EQUITA’ di partenza e MERITO alla competizione elettorale:
– una quota FISSA da ripartire egualmente alle formazioni candidate (a determinate condizioni, come, per le elezioni nazionali, la candidatura di propri esponenti in almeno 3/4 delle circoscrizioni), prima delle elezioni;
– un rimborso elettorale di qualche decina di centesimo (Tocci ne propone 20, mentre in Germania è pari a 85 centesimi per le elezioni federali) per voto ricevuto.

Cofinanziamento
Il cofunding esiste in America, in Germania, e lo aveva introdotto anche Monti nel 2012.
E’ una corresponsione pubblica per ogni euro raccolto privatamente attraverso piccole donazioni (3.3000 euro in Germania, 250 $ in US). Si potrebbe imporre un tetto tondo di 1000 euro per le donazioni, e differenziare la corresponsione:
– 50 centesimi per ogni euro raccolto in campagna elettorale (IMPORTANTE definire precisamente un “periodo di campagna elettorale”)
– 30 per ogni euro raccolto durante l’attività ordinaria del partito.

Finanziamento privato
– I tetti proposti dal decreto Letta sono TROPPO ALTI (sia per quanto riguarda i limiti massimi per le donazioni detraibili che i limiti massimi veri e propri): perché non disporre un meccanismo progressivo di credito di imposta, che parta ad esempio dal 52% per le contribuzioni più basse (come nel decreto legge ora approvato) sino ad arrivare, idealmente, allo 0% per la contribuzione corrispondente al tetto predefinito (ad esempio: 50.000 euro)?
– BLIND TRUST: le donazioni, di qualsiasi misura, versate ad un conto gestito da un’autorità indipendente, vengono poi elargite al partito indicato, in misura costante e in forma anonima. Si garantiscono così, grazie alla non riconoscibilità dei finanziatori, sicurezza di questi ultimi e indipendenza dei partiti dai finanziatori stessi.
– FONDAMENTALE imporre un divieto di finanziamento privato dei partiti per enti pubblici, società in parte pubbliche (al 20% per la legge Monti, o al 25% in Germania ad esempio) e, come suggerisce l’Europa, società che erogano servizi pubblici.

Fondazioni
Agevolare (anche con fondi pubblici: si tratta di finanziare formazione ed educazione politica) la creazione di un’UNICA FONDAZIONE, di studio e ricerca, in contrapposizione alle innumerevoli fondazione che ora popolano e influenzano, troppo opacamente, la vita dei partiti: è necessaria per le fondazioni una disciplina di TRASPARENZA FERREA.

A proposito di trasparenza, i bilanci dei partiti devono essere pubblicati in maniera completa ma leggibile, evitando l’aggregazione di dati, e soprattutto in tempo utile per una chiara informazione del cittadino durante il periodo di campagna elettorale (ed entro un certo periodo antecedente al voto). Lo stesso vale, come anticipato sopra, per le fondazioni.

Controlli
Serve un ORGANO INDIPENDENTE (Corte dei Conti? Creare un’Autority sul modello della Federal Electoral Commission?) che possa vigilare sul rispetto delle regole, sia autonomamente che in collaborazione con altri, evitando il più possibile la stratificazione di competenze tra corpi diversi.

Necessario RIMODULARE le sanzioni: rendere più significative quelle pecuniarie per i partiti e ripristinare responsabilità penali e amministrative per i tesorieri.

Finanziamento pubblico indiretto
Vanno assicurati i cosiddetti contributi indiretti, e in maniera equa, a tutti i partiti e i movimenti politici: l’accesso gratuito ai mass media, la concessione gratuita di spazi pubblici, gli sconti sulle spedizioni postali.

Abolire il finanziamento pubblico alla stampa di partito. Non è né equo né trasparente, ed è dunque le lesivo della necessaria equa e democratica possibilità di esprimersi: perché non reindirizzarli alle fondazioni uniche?

Finanziamenti privati indiretti
Nell’era della comunicazione di massa azioni o comportamenti continuativi, comunque non illegali, di gruppi sostanzialmente deregolamentati (come sono appunto i superPACs in America, ma anche, ad esempio, i grandi gruppi editoriali in ogni angolo del globo), hanno un effetto dirompente sulla pubblica opinione: possono sostanzialmente manovrarla o influenzarla sensibilmente.
Dovremmo aprire un’analisi più profonda: esiste un’effettiva equità nelle opportunità di espressione del pensiero, politico e non solo? Come equilibrare il tutto, soprattutto durante le campagne elettorali? E’ un tema delicatissimo, e forse guardarci attorno (internazionalmente parlando, soprattutto dall’altra parte dell’oceano -vedi caso Citizens United-) non ci farebbe affatto male.

Regole per il lobbying
Il LOBBYING, nella cultura comune italiana, possiede ancora connotazioni quasi esoteriche, ma l’attività dei cosiddetti “lobbisti” viene portato avanti tutti i giorni, in ogni ora, in qualsiasi luogo che possa intrecciare interessi economici e politici: ed è proprio qui che sta il forte collegamento, evidentemente non ancora notato dal legislatore italiano, tra lobbying e finanziamento della politica. E’ forse proprio per la mancanza di una legislazione coerente e chiara che il nostro paese spesso incorre spesso in casi di corruzione, e la nostra pubblica opinione nel reiterato sospetto di rapporti opachi fra, ad esempio, uomini dell’imprenditoria e personaggi istituzionali.
E se abbinassimo alla riforma del finanziamento della politica l’approvazione di regole per l’attività di lobbying, anche qui sulla falsariga del modello americano?

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La sinistra e i forconi

Caro il mio partito di sinistra, la protesta di questi giorni è nata senza alcun tipo di cappello né bandiera. Fomentata – com’era ovvio – subito da Grillo, ora Berlusconi sta iniziando a dialogare con chi la anima.

Caro il mio partito di sinistra, questa è una protesta storica e preoccupante. E’ la protesta dei #forconi, di quelli che “vi vengono a prendere coi forconi”: si dice così, no?

Caro il mio partito di sinistra, sei stato assalito due volte nel giro di 10 giorni: nella tua sede più storica, nella federazione provinciale della Capitale.

Caro il mio partito di sinistra, se Silvio – una delle cause dei mali lamentati scompostamente da queste persone – incontra i forconi alle 17, Matteo (Renzi) dovrebbe farlo alle 16.

Caro il mio partito di sinistra, l’unico modo per finirla subito con tutto questo è una valanga di democrazia: questo governo non può reggere né incidere, lo ha dimostrato, dovremmo proprio andare a votare.

Era profetico, Civati, quasi venti giorni prima dei #forconi: “E invece i popoli dall’«essere oppressi» o «da suspizione di avere ad essere oppressi» si mobilitano per cambiare. E la politica li deve considerare, soprattutto se ancora si vuole collocare sul fronte del cambiamento, che degli oppressi e della loro suspizione di esserlo si dovrebbe soprattutto occupare (questo il senso, se si vuole, del fin abusato slogan occupy). Cercando, al di là dei toni e del volume, di cogliere le ragioni di questo disagio, della rivolta delle classi meno abbienti o senza futuro, del movimento che si sta componendo a livello globale. Preoccuparsi più della sostanza delle proteste e del disagio che delle loro manifestazioni, proprio per evitare che il dibattito negato degeneri in un conflitto senza interlocuzione, e il vento che soffia si trasformi in tempesta.”

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Caro il mio partito di sinistra (andiamo a votare)

Caro il mio partito di sinistra,
la protesta di questi giorni è nata senza alcun tipo di cappello né bandiera. 
Fomentata -com’era ovvio- subito da Grillo, ora Berlusconi sta iniziando a dialogare con chi la anima.
Caro il mio partito di sinistra, 
questa è una protesta storica e preoccupante. E’ la protesta dei #forconi, di quelli che “vi vengono a prendere coi forconi”: si dice così, no? 
Caro il mio partito di sinistra,
sei stato assalito due volte nel giro di 10 giorni: nella tua sede più storica, nella federazione provinciale della Capitale. 
Caro il mio partito di sinistra,
se Silvio -una delle cause dei mali lamentati scompostamente da queste persone- incontra i forconi alle 17, Matteo (Renzi) dovrebbe farlo alle 16. 
Caro il mio partito di sinistra,
l’unico modo per finirla subito con tutto questo è una valanga di democrazia: questo governo non può reggere né incidere, lo ha dimostrato, dovremmo proprio andare a votare.

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Ho deciso di: dedicato ai Civateros

Ho deciso di non essere per nulla deluso da come sono andate queste primarie.
Di panegirici sentimentaloni ne ho già fatti, quindi, a prescindere dal fatto che sia stata un’esperienza fantastica, diamo solo tre numeri, concentrandoci solo su un fattore che ho chiamato “fattore di esternalità positiva” (un po’ con in economia, sì).
Rispetto al voto degli iscritti, Gianni Cuperlo ne ha raccolti 4,5 volte di più. Sia Renzi che Civati, invece, più o meno, più di 14,5 volte di più. Ecco il “fattore di esternalità positiva”: quello che misura la positività della tua percezione ESTERNA al partito. Che é la stessa per i due “giovani”.

E non mi va di stare a pensare a quanto una par condicio mediatica avrebbe aumentato ancor di più sia i voti di Pippo sia quelli, in generale, espressi alle primarie (e quindi nell’assoluto bene del Pd). 
Né ci possiamo lamentare del non-supporto di establishment, apparati, parlamentari e amministratori: diciamo che é stata una non-scelta reciproca 🙂
Però, considerando tutti questi fattori, non si può non pensare che il risultato per Civati sia stato più che positivo: ha PORTATO A VOTARE, in proporzione al rispettivo numero di iscritti, tante persone “fuori dal recinto” quanto quelle che ha portato Matteo Renzi: alla faccia di chi gli dava del perdente, del fighetto e soprattutto del minoritario a tutti i costi, abbiamo mostrato la STESSA capacità attrattiva, lo STESSO mood vincente ed entusiasta. 
Solo un po’ più di nicchia? Ma, viste le reazioni al Confronto e alla finta intervista da Fazio, chiedetevi il perché quella di Pippo sia stata solo una nicchia e non un’intera cattedrale: io lo so già 🙂

Ragazzi: appena mettiamo da parte la delusione, qui si ricomincia.
Siamo tantissimi nei social network, e ci sono tanti altri là fuori, nei gruppi locali. Ma soprattutto: QUATTROCENTOMILA persone VERE, da ZERO Il 9,4% del partito, il 14% dell’elettorato. 
Senza nessuna struttura, apparato, leva clientelare: pensateci perché è tanto, ragazzi.
Pensavamo meglio, pensavamo di battere Cuperlo. Ma il futuro è tutto nostro: possiamo solo crescere, mentre loro sono finiti.
Vi chiedo di non perderci qui: troviamo un metodo razionale di fare politica, attiva e radicale, all’interno del Pd: possiamo essere un’avanguardia decisiva, che sposti ciò che non ci piace di Renzi dalla nostra parte. 

“Non bisogna celebrare la popolarità, ma conquistarla”: ecco, l’entusiasmo, e i piccoli miracoli che abbiamo fatto noi, non li ha fatti nessuno. Possiamo farne ancora, e di più grandi. Già solo portare e RIportare a votare Prodi, e Rodotà: FANTASTICO, no?
Non disperdiamoci: il Pd, anche quello di Renzi, potrebbe diventare -anzi diventerà- un gran bel posto in cui stare.

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Bilancio #civoti: Lettera ai Civateros

Ho deciso di non essere per nulla deluso da come sono andate queste primarie. Di panegirici sentimentaloni ne ho già fatti, quindi, a prescindere dal fatto che sia stata un’esperienza fantastica, diamo solo tre numeri, concentrandoci solo su un fattore che ho chiamato “fattore di esternalità positiva” (un po’ con in economia, sì).

Rispetto al voto degli iscritti, Gianni Cuperlo ne ha raccolti 4,5 volte di più. Sia Renzi che Civati, invece, più o meno, più di 14,5 volte di più. Ecco il “fattore di esternalità positiva”: quello che misura la positività della tua percezione ESTERNA al partito. Che é la stessa per i due “giovani”. E non mi va di stare a pensare a quanto una par condicio mediatica avrebbe aumentato ancor di più sia i voti di Pippo sia quelli, in generale, espressi alle primarie (e quindi nell’assoluto bene del Pd). Né ci possiamo lamentare del non-supporto di establishment, apparati, parlamentari e amministratori: diciamo che é stata una non-scelta reciproca 🙂

Però, considerando tutti questi fattori, non si può non pensare che il risultato per Civati sia stato più che positivo: ha PORTATO A VOTARE, in proporzione al rispettivo numero di iscritti, tante persone “fuori dal recinto” quanto quelle che ha portato Matteo Renzi: alla faccia di chi gli dava del perdente, del fighetto e soprattutto del minoritario a tutti i costi, abbiamo mostrato la STESSA capacità attrattiva, lo STESSO mood vincente ed entusiasta. Solo un po’ più di nicchia? Ma, viste le reazioni al Confronto e alla finta intervista da Fazio, chiedetevi il perché quella di Pippo sia stata solo una nicchia e non un’intera cattedrale: io lo so già 🙂

Lo stesso mood vincente ed entusiasta lo ritroviamo nel video qui sotto: i due “golden boys” si affacciavano al mondo democratico. Ora tocca a Matteo, che non ci deve deludere: ha una responsabilità enorme, cani e sanguisughe attaccate alle caviglie, un governo difficile da gestire (ma da cui dovrebbe uscire). Forse non toccherà mai a Pippo, o magari sì: in ogni caso, per come lo conosco, so che lui di sicuro non ci deluderà. Farà (e faremo) della gran politica, riuscendo a far diventare popolari alcune delle nostre idee. Anche nel Pd.

Ragazzi: appena mettiamo da parte la delusione, qui si ricomincia. Siamo tantissimi nei social network, e ci sono tanti altri là fuori, nei gruppi locali. Ma soprattutto: TRECENTOCINQUANTAMILA persone VERE, da ZERO. il 9,4% del partito, il 14% dell’elettorato. Senza nessuna struttura, apparato, leva clientelare. Pensateci perché è tanto, ragazzi. Pensavamo meglio, pensavamo di battere Cuperlo. Ma il futuro è tutto nostro: possiamo solo crescere.

Vi chiedo di non perderci qui, troviamo un metodo razionale di fare politica, attiva e radicale, all’interno del Pd: possiamo essere un’avanguardia decisiva, che sposti ciò che non ci piace di Renzi dalla nostra parte. “Non bisogna celebrare la popolarità, ma conquistarla”: ecco, l’entusiasmo, e i piccoli miracoli che abbiamo fatto noi, non li ha fatti nessuno. Possiamo farne ancora, e di più grandi. Già solo portare e RIportare a votare Prodi, e Rodotà: FANTASTICO.

Non disperdiamoci: il Pd, anche quello di Renzi, potrebbe diventare -anzi diventerà- un gran bel posto in cui stare.

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Perché Civati è l’uomo giusto per guidare la (moderna) sinistra italiana

Avevo scritto queste 820 parole per il The Post Internazionale: dovevano essere accompagnate da analoghi pezzi di due gggiovani sostenitori di Renzi e Cuperlo, ma a quanto pare non se la sono sentita. Io , lo pubblico da me. Che sia un invito a ripensarci, o a decidere per gli indecisi.

Mi chiedono perché Giuseppe (detto Pippo) Civati sia l’uomo giusto per guidare la sinistra italiana, da candidato Segretario del Pd quale è.

Partirei da tre parole, che sono fondamentali per capire il personaggio politico e : Coerenza, Credibilità, Libertà.

Coerenza: Civati accompagna ciò che dice con gesti concreti, sempre, e al massimo del possibile. Lo abbiamo visto durante i tentativi di formazione del governo col M5S, durante l’elezione del Presidente della Repubblica, durante il caso Cancellieri.

Credibilità: Civati ha scelto un percorso accidentatissimo, quello che definirei della “solitudine partecipata”. Solitudine rispetto a tutti –e ripeto, tutti- i catapaz che hanno terremotato o logorato (a seconda dei casi) la sinistra italiana, o dei maggiorenti locali con più conflitti d’interesse di Berlusconi: nessuno di questi, come è chiaro, lo appoggerà nella corsa congressuale. Partecipata dalle migliaia di persone incontrate in tutta Italia, dai ragazzi che ha scelto per il suo staff, da tutti quelli che stanno apprezzando la sua campagna semplice, o come afferma lui stesso, “francescana”.

Libertà: Civati è l’unico che può fare davvero ciò che dice di voler fare. E’ l’unico a non avere nessun peso a frenarlo, e allo stesso tempo nessuna scusa a salvarlo. E’ l’unico che potrà limare interessi costituiti, scartavetrare corporazioni, smantellare apparati. E’ l’unico che potrà dire NO a qualcuno e SI a qualcun altro, possibilmente a quelli che si sente di rappresentare maggiormente. Questo sia al governo del partito, sia al governo del paese. Perché, vi chiederete, perché è l’unico? Perché è l’unico che da quegli interessi, corporazioni e apparati non si è lasciato avvinghiare e inglobare in cambio di una vittoria facile, e a cui dunque non dovrà rendere nulla (diversamente si può dire, purtroppo, del coetaneo ed ex-compagno di merende Matteo Renzi).

Aspetta, aspetta, ho sentito bene? “Governo del paese”? Non vorrai forse venirmi a dire che quella di Civati non è una sinistra solo di lotta, non vorrai venirmi a raccontare che una sinistra “radicale” come quella di Civati possa elaborare una sua cultura politica di governo. Ebbene sì: lo dimostrano i suoi compagni di strada Mirko Tutino, ad esempio, l’assessore della provincia di Reggio Emilia che ha bloccato un inceneritore senza boicottaggi, ma con gli strumenti dell’amministrazione, o Laura Puppato, che lo stesso ha fatto nella ricca Montebelluna, o Luca Pastorino nella costiera Bogliasco.

Va bene, dai, aggiungiamone un’altra di parola: Possibilità. Il discrimine che ha voluto dare Civati a quello che sarà il suo partito, rispetto a quello degli altri: il partito delle possibilità. Quello dove più nessuno dirà a un sindaco che sta muovendo troppi equilibri di fare piano, di fermarsi. Quello dove il segretario di un circolo non dirà più a un ragazzo scalpitante di zittirsi, di “non essere divisivo”. Quello dove non ci si appiattisce totalmente su un governo, su un’amministrazione, annullando qualsiasi elaborazione politica dal basso. Quello dove non bisogna aver paura di “spaventare i moderati”, ma neanche di “tradire la rivoluzione”, perché a fare da guida non c’è alcuna ideologia, ma tante belle idee.

Civati è l’uomo giusto per guidare la sinistra italiana, poi, perché è di sinistra. Perché non ha paura di pronunciare “reddito minimo garantito”, e neanche di disegnare con pensiero e parole quelle che chiama “città possibili”. Perché immagina una maniera “laica” di difendere e creare lavoro, abbassando la pressione fiscale che lo attanaglia e liberalizzando –sì, liberalizzando- e regolarizzando mercati dominati da consorti e consorterie. Ed una maniera laica di sposarsi, accudire bambini, portare avanti una famiglia, diritti da concedere a tutti, ma proprio tutti. Perché pensa che con la cultura si mangi eccome, e che innovazione –come comunicazione- non siano parole da giovanilisti incalliti che smanettano sul Web. Civati è di sinistra perché sa ascoltare il mondo che cambia, sa annusare le novità di successo, sa difendere ciò che di buono c’è nel vecchio, sa farsi aiutare da ventenni e meno ventenni. Civati è di sinistra perché sa che in una realtà radicale come la nostra le cose si cambiano, sì, ma cambiandole radicalmente.

Internazionalmente Civati è un “sinistro” anomalo, tra quelli che definireste “di sinistra”. Leggevo ultimamente un post di un suo sostenitore, a me caro, che mi ha ispirato questa riflessione: Civati è un progressista che non si vergogna di essere visto come “occidentale”, che ha scritto “A filo d’erba” sulle campagne elettorali à la Obama, che non ha bisogno di sparare né su Fmi (il quale fa addirittura da involontario endorser quando parla di tassazione) né sull’Euro o l’Europa. Ma che allo stesso tempo sa essere critico sulla definizione di progresso (un esempio è la sua opinione sulla Tav), e sui nostri rapporti con il Sud del mondo, a partire dal vicinissimo Nord Africa, a partire dalla talvolta drammatica questione dei flussi migratori che fanno da sempre parte della storia del nostro mondo.

E’ in arrivo l’uomo giusto per la moderna sinistra italiana, quello che aspettavamo da un po’: io lo so, l’8 dicembre #vinceCivati.

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#hapersoCivati :)

Grazie a tutti, davvero. Per avermi sopportato in questi mesi, per chi mi ha sostenuto (in qualsiasi modo lo abbia fatto), per aver creduto anche ad una delle cose che ho scritto o detto. É stato molto divertente, entusiasmante, é stato un sogno. Poi la realtà non gli corrisponde, e ti fai un po’ male. Personalmente rimango autonomo, libero, credo che QUESTE idee siano quelle giuste, che QUESTO modo di fare politica sia quello giusto, che QUESTO modo di fare campagna sia stato estremamente innovativo. Sicuramente troppo (ma non vuole essere una giustificazione del tipo “l’Italia è retrograda”: no, dovevamo e potevamo fare meglio).

Per quanto riguarda Renzi: gode di un consenso enorme, e mi chiedo a cosa siano serviti quei compromessi fatti per vincere le primarie. Spero non gli pregiudichino la via: saremo con lui, ma non provi a tradirci, a deluderci. E soprattutto: io credo che con questa forza si debba andare A VOTARE. SUBITO. Spero Matteo ci pensi. #hapersoCivati 🙂

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Fine di campagna. #civoti?

Distribuisco like a manetta, leggo cose veramente emozionanti (senza ironia), ripercorro mesi iniziati quasi per caso. Per istinto, diciamo: pensare che quei tre giorni a luglio li stavo per passare a sudare a casa. E invece siamo arrivati, fin qui. O meglio, arrivati: domani é una battaglia, a cui ci prepariamo da tanto, e dopodomani inizia la guerra. Democratica e civile, ma rivoluzionaria. Non lasceremo né il Pd né l’Italia in mano a miopia, egoismo, mancanza di fantasia. Piuttosto non andrà esattamente come vogliamo noi, ma non ci arrendiamo: é una promessa. Domani più sentimenti, giuro.

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#Civati, #civoti, @civati. Dopo il confronto

#Civati, #civoti, @civati.

Vado a dormire che si parla di Civati, mi risveglio che si parla di Civati, mi riaddormento che si parla ancora di Civati, mi risveglio (tardi, dopo settimane, finalmente) che si straparla ancora di Civati. E bene, eh. Mica come quel terribile mercoledì lì, quando la coerenza e il coraggio lo avevano inchiodato al caso Cancellieri: lui non si scompose, ci ridiede coraggio, e in serata immaginò quella genialata virale di #insultaCivati.

Civati, Civati, Civati, ora. E quasi mi dà ai nervi per i mesi passati a condividere contenuti (la metà dei miei amici su Fb avrà bloccato gli aggiornamenti, l’altra metà mi avrà aggiunto proprio grazie a Civati :P), a parlare con gli strafottenti, a svegliare i prepotenti che “ma chi è ‘sto Civati, ma SCHERZIAMO??”.

Volevo, volevamo dirvi che per me, per noi, non è una sorpresa tutto questo. Che “lo sapevamo” (e quante cose -ahinoi- “sapevamo” prima che poi cronicamente capitassero: l’inutilità di questo Governo, l’irresponsabilità di Berlusconi, la storiaccia delle tessere, e così via).

Oggi si parla di Civati, ovunque, invece. E la mia piccola nota critica è rivolta al nostro sistema mediatico: pessimo, decisamente pessimo. Incapace neanche per un momento della campagna congressuale, di dare i giusti spazi, di fare servizio pubblico, di attuare una par condicio degna.

Civati era ed è outsider, certo: ma nelle democrazie occidentali agli outsider si costruiscono troni da cui poter dire la propria, nel rispetto di tutte le minoranze. Da noi il nome del “monello” è stato sistematicamente depennato dalla maggior parte delle cronache.

Possibile che, a parte Renzi, l’informazione italiana non sia capace – e una prima grande dimostrazione è stata quella di Febbraio, con il boom del M5S – di scorgere il vento che cambia? Così tanto legata a vecchi schemi, così povera di fantasia, a parte pochi panda isolati.

Ma basta con queste barbosità: da oggi -e sono bastati 90 minuti, come una partita di pallone- l’Italia si è accorta che esiste Civati. Sarà una settimana di grande mobilitazione, e speriamo che ce la caviamo. Anzi, e non dite che non ve l’avevamo detto: ce la caviamo, ce la caviamo benissimo. Sarà un bel terremoto 😀

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Se siete “di sinistra”, lasciatelo stare #Cuperlo: #civoti.

Forse alla mia piccola audience, tra i due, sta sulle palle più Matteo Renzi.

Ma io quando sento Gianni Cuperlo e penso ad un partito guidato, oltre che dalle stesse (in)credibili facce, dalla stessa miopia nel guardare ad una società ormai cambiata, dagli stessi limitatissimi orizzonti ideologici, dagli stessi metodi intrisi d’opacità ed élitarismo, dalle stesse connivenze che hanno generato ogni tipo di subalternità (ed é quella culturale che a me fa più male ancor più di quella politica: se sei bravo dalle sconfitte risorgi, mentre uscire dai modelli egemonici -per citare Gramsci: perché sennò pare che lo conosca solo Gianni, appunto- é molto più difficile), mi viene un coccolone.

Mi rivolgo a quelli “di sinistra” che (legittimamente) pensano che Renzi non lo sia: lasciate stare Cuperlo e la sua “piattaforma” (che inevitabilmente comprende tutto ciò di cui sopra). Sono vecchi, e stanchi, sono sempre gli stessi. Sanno d’essere stati già condannati dalla storia e mandano avanti la loro faccia più presentabile, vestendola d’intellettualismo: ma non per vincere, non per proporre un metodo alternativo (d’altronde: perché, se ce l’avessero davvero, non l’hanno messo in pratica in quattro anni di segreteria Bersani?). Lo fanno semplicemente per sopravvivere, per contarsi, per occupare posizioni, per accordarsi sugli organigrammi del futuro prossimo, e lo fanno sfruttando le loro posizioni acquisite da assoluti insiders, oltre che una stampa al solito pigrissima che lo considera unico “baluardo” dinanzi al renzismo dilagante. Sono all’ultimo giro di corsa: non prendono mezzo voto fuori, non ne prenderanno neanche un altro in più nel recinto del partito.

Se siete “di sinistra”, lasciatelo stare Cuperlo. Votate Civati: siamo giovani, pieni di grandi idee, visionari, sulle ali dell’entusiasmo, e soprattutto credibili.
Cambiamo #PerDavvero, ecco.