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L’Italicum, per una sola Camera?

Non si capisce, insomma, a cosa serva approvare per una sola Camera l’Italicum, visto che – rimanendo per l’altro ramo del Parlamento la vigente legge elettorale – non raggiungerebbe comunque il suo scopo, almeno fino alla riforma del Senato, appunto, che non sappiamo se, quando e soprattutto come, verrà.

Difficile capire come siamo potuti arrivare a tanto, quando solo poche settimane fa in Parlamento esisteva una maggioranza – composta da PD, SEL, Scelta civica (ancora intera), 5 stelle, Lega e Autonomie – disponibile a tornare alla legge Mattarella, come risulta dalle proposte presentate e dalle dichiarazioni rilasciate dai diversi leader di partito.

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Ha vinto l’Oscar, Paolo Sorrentino

Ha vinto l’Oscar, Paolo Sorrentino, per “La grande bellezza”: l’Italia festeggia, finalmente un qualcosa da festeggiare. Ohhh. Che bello essere premiati dall’Academy dopo 15 anni, finalmente un italiano lì, in mezzo alle solite star di Hollywood. Un gran film sicuramente, poi Toni Servillo eccezionale, come sempre, no? Ecco, quand’è stata l’ultima volta? Ah, ‘99.. Vabbe’, “La vita è bella” era di un altro stampo però, ecco, parlava di storia, della nostra storia, di cose serie, dolorose. Poi non si è capito com’è che Leonardo Di Caprio non abbia vinto niente, secondo me è assurdo: io dico, ma sta antipatico ai giudici, sempre di più ogni anno? Potrebbe fare il candidato del Pd a un’elezione politica qualsiasi: tutti s’aspettano che vinca, è il suo momento, e invece nada, rien, niet. Aspetta il prossimo giro, Leo, c’è Toni. Anzi, c’è Paolo, perché manco Toni ha vinto niente. Ma lui mica ci spera ogni anno, almeno. Noi facciamo così: ci presentiamo una volta tanto, ma quando ci presentiamo vinciamo, non ci stiamo a fare i figuranti. E poi l’importante è aver portato a casa questo premio noi, per l’Italia tutta. Tutta eh, perchè è importante che se dobbiamo penare tutti per le nostre inesauribili e sconfinate mancanze, è giusto anche che tutti godiamo dei nostri successi. E insomma, Sorrentino è uno di noi. Oddio, io non avrei mai mandato a ‘fanculo una giornalista rompiballe, non so voi, però Sorrentino è uno di noi. Napoletano, poi, del sud. Che bello che un uomo del sud abbia vinto l’Oscar: ma ci pensate? Questo Sud bistrattato, la Napoli da cui viene Sorrentino in festa, sarà stato sicuramente un grande successo dell’amministrazione comunale, anche. Certo che, appunto, da Napoli: se lo poteva risparmiare, Sorrentino, di elogiare Maradona. Ma poi Maradona? Un calciatore nel Pantheon di uno che ha vinto l’Oscar? Cioè, ripeto, Maradona? L’evasore fiscale? Ma che esempio si dà alle giovani generazioni, che prospettiva? Quella che puoi fare di tutto nella vita ma basta che sei bravo a fare una cosa in particolare, addirittura giocare a pallone, e ti possono nominare nel Pantheon di uno che vince l’Oscar? Che poi manco è italiano Maradona.. Roba da pazzi. Alla fine ‘sto Sorrentino uno si chiede pure com’è che sia riuscito a girarlo ‘sto benedetto film, non sa manco parlare inglese. Hai visto come parlava sul palco degli Oscar? Sembrava una caricatura di sè stesso. Boh, un po’ una figura barbina. E dovremmo anche smetterla di comportarci così da provincialotti, di festeggiare per una vittoria di un film italiano all’Oscar manco fosse la nazionale di calcio. Che poi, pure la nazionale di calcio.. Dovremmo smetterla anche con quella, uniti solo per il pallone e per gli oscar, popolo di santi, navigatori ed evasori fiscali. E li importiamo pure. Poi diciamolo, ‘sto film parla male dell’Italia, non è che ne fa un gran bel ritratto. Parla male di Roma, soprattutto: tutta ‘sta cafoneria, ‘sti arricchiti, ‘sti nati ricchi, i balli di gruppo, le spogliarelliste. Ma che è? Di certo non ci fa risaltare, ecco. Fanno i soldi con i nostri difetti: vincono l’Oscar facendoci fare figure di merda, e noi festeggiamo pure. Poi sta iniziando la guerra in Crimea e noi a parlare degli Oscar? C’è un altro governo non eletto e noi a parlare degli Oscar? In pratica ci meritiamo tutto questo, è la dimostrazione FINALE. Ma continuate pure a parlare de “La grande bellezza”, cretini, mentre qui è sempre più tutto una “grande schifezza”. Come? No, aspett’, questa non me la dovevi dire, il film è prodotto dalla Medusa? Ma quella lì di Berlusconi? Non ci posso credere, ‘sto vecchio marpione, la spunta sempre lui.. E noi ancora a festeggiare. Poi lo devo ancora vedere, eh si, lo devo ancora vedere.. Come? Lo fanno stasera su Canale 5? Di già? Daje

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Il potere dei media sulla sinistra

Mi chiedo (ma non solo questo): perché “un milione di posti di lavoro” (ovviamente mai realizzatasi) o “via ICI” e “via IMU” (invece realizzatesi, con enormi danni per il paese) erano delle incommensurabili boutade elettorali di Berlusconi? E invece “una riforma (mica piccoline) al mese” dovrebbe invece essere una prospettiva credibile?

Su conflitti d’interessi e stampa faziosa dovremmo fare un bel ragionamento, noi “di sinistra”. E tenere conto che “almeno” da quell’altra parte (paradosso, eh, paradosso e provocazione!! tanto per avvisare) chi detiene il potere mediatico é lo stesso che detiene il potere politico.

Mentre da questa, di parte, é troppo spesso il potere mediatico che domina il secondo.

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La “renzizzazione” del potere

Riforme:
– entro febbraio, istituzionali
– marzo, lavoro
– aprile, p.a.
– maggio, fisco
Penso “magari”, mi chiedo “come?”, e m’immagino un Alfano legato alla sedia con una pistola alla tempia per fare tutto ciò in così poco tempo e in maniera efficace.

“Solo” un incrocio particolare potrebbe effettivamente aiutarlo: la “renzizzazione” del potere (quello vero, purtroppo altro rispetto a quello politico). Che corrisponde alle nomine di decine di manager ed alti burocrati che Renzi dovrà compiere nei prossimi mesi, probabilmente in cambio del lasciapassare su un tot di provvedimenti: quella potrebbe essere, anzi sarà, la chiave del piano che ha in mente.

Al cittadino, come al solito, solo l’impressione -ultimamente manco quella- di contare qualche cazzo (scusate la volgarità). Please, due moratorie, a: – l’uso strumentale del parlamentarismo – il giubilo di alcuni per “essere riusciti in ciò per cui lottiamo dal 2012. Renzi premier”: no, ma vi siete resi conto come e con quali prospettive?

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Renzi, Letta, il “senso di responsabilità”

É definitivamente sdoganato il concetto secondo cui il coraggio, in politica, corrisponda a dare una risposta positiva alle lusinghe e agli inviti di una manciata di potenti, anche contro il volere del tuo stesso popolo. Facendolo poi passare per “senso di responsabilità”, chiaramente.

Tramontato quello – forse troppo romantico o naïf? – che dipingeva come audaci quelli che contro i più forti si buttano in mare aperto, cercando il giusto consenso per fare ciò che la maggioranza vuole, non “ciò che si deve”.

É assurdo che tutto ciò sia arrivato da quello che più, tra i suoi, s’è fatto bello dei muscoli dorati della popolarità, poi mai esercitata. Lo ammetto: a ciò che ha deciso di fare Renzi oggi, preferisco la sfacciataggine delinquenziale ma largamente (purtroppo) amata di Silvio Berlusconi.

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Renzi rinnovi e dialoghi, o l’illusione finirà presto

E’ vero che in questi anni di sfiancamento berlusconista e, in questi mesi con un’accelerazione mai vista tra grillismo e renzismo, il “popolo di centrosinistra” ha subito un’operazione costante di ammansimento (allo stesso tempo frustrante) e rincretinimento collettivo. Ma è anche vero che quest’ultimo rimane sempre un popolo di rompicoglioni – scusate il francese.

E allora Berlusconi si può caricare chiunque, anche la Binetti, e fare qualunque cosa, tipo andare con le minorenni: i “suoi” lo sosterranno, sempre e comunque. Renzi no, Renzi si è scelto una costituency difficile da domare, inaccontentabile, tante volte testardamente conservatrice, legata a simboli e interpretazioni della società ormai sulla via dei cipressi.

In buona sostanza: o il rinnovamento lo fa per davvero, incominciando a dialogare con minoranze costruttive ed utili anche a lui stesso, nel suo partito e non, e ad usare il pugno duro con chi lo vuole frenare o fregare (non con quelli che dicono che l’Italicum fa schifo, ma con quelli che lo adulano perché lo vogliono morto), o la grande illusione finirà presto. Molto più presto di quanto avremmo detto l’8 dicembre.

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Molto lontano, andrà ‘st’Europa.

Uh che fihata quest’Europa che non rispetta sforzi, sofferenze ma soprattutto le chiare volontà politiche di uno dei tanti popoli di cui é formata. Che dopo averlo buttato in pasto alla speculazione e dopo averlo dalla speculazione “salvato” -certo che anche colpe dei Greci ce ne sono eh, figuriamoci-, toglie loro la possibilità di rilanciarsi per il fatto di non poter momentaneamente pagare un debito disumano. Un’Europa solidale, politica, un’Europa che andrà molto lontano questa.
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La Thatcher dell’optometria

In una settimana sono riuscito a farmi un controllo alla vista, i capelli, la barba, un check per contact lenses. Tutto a un solo prezzo: il rischio di farseli fare da apprendisti. Specialmente durante quest’ultima visita, mi é capitato di subire le dita negli occhi di due allieve ottiche che cercavano vanamente di applicarmi le lenti. Dopo un quarto d’ora di sofferenza interviene l’istruttrice, tipica signora inglese sui 50, capello volumée, piglio fermo, british understatement, che azzecca le lenti e me le ficca negli occhi al primo colpo. “You need to be strong”, fa alle due. Praticamente la Thatcher dell’optometria, che paura.

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Grillo: spettacolo e propaganda

Accusare Beppe Grillo di “fare propaganda a pagamento” è un attacco che non ha senso.

Qualcuno mi dice “l’importante è che non faccia comizi” ma vi chiedo: se qualcuno vuole pagare i comizi di Grillo è un problema per la democrazia? No, non credo. Il tour di Grillo risponde a logiche commerciali e non a logiche politiche e in più non pesa sulle casse dello Stato.

Io non amo Grillo ma non vedo gravità nei suoi spettacoli a pagamento nel Paese che finanzia Libero o Il Giornale. SEL che attacca Grillo nella sua attività attoriale (che può piacere o meno ma è “altro”) è una brutta caduta di stile. Prepari uno spettacolo Boccadutri, faccia un musical Renzi o prepari un circo Angelino Alfano, con soldi propri, con spettatori per scelta: questo sarebbe un Paese migliore.

Per il resto, parliamo di politica, per favore. E la scelta della Boldrini di non dare spazio alle opposizioni è stata una pessima scelta. Questo vi dovevo. Con tutta la mia lontananza da Grillo e dagli ultimi atteggiamenti di alcuni dei suoi.

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Renzi, pragmatico sulla legge elettorale. Per il M5S, ennesima occasione sprecata

Io non lo so se il Pd – Renzi – volesse veramente coinvolgere il M5S nella costruzione della legge elettorale. Resta che con un paio d’interviste il fiorentino sia riuscito a dare quest’impressione, e che invece, dall’altra parte, la reazione sia invece stata al solito scomposta, frammentata, negativa.

Casaleggio ha dichiarato velenosamente – pur se a bassa voce – che le tre proposte (e sul metodo delle “tre proposte”, per me senza senso, mi sono già espresso) erano incostituzionali, Grillo ha messo il veto su qualsiasi collaborazione, i parlamentari più influenti non hanno proferito parola, i pochi interessati a parlarne non sono riusciti ad avere abbastanza voce. E Renzi, homo pragmaticus, non ci ha pensato due volte: ha ospitato al volo Berlusconi nella sede del Pd e – zac! – lanciato l’Italicum che stiamo discutendo ormai da giorni.

Ora, sia i grillini che i democratici ostili (spesso aprioristicamente) a Renzi possono lamentare il metodo (“le leggi si fanno in parlamento, non in una stanza tra due leader!”) e l’estetica (“il pregiudicato Silvio nella sede di un partito con il giovane politicante condannato in primo grado”) dell’accordo, ma non cancelleranno la percezione di un’accelerazione forte (in qualsiasi direzione essa vada – e questo é il problema) da parte dei due leader più rappresentativi (non sono felice che Berlusconi lo sia, ma é così), per “fare le cose”.

Intanto il M5S ha perso un’altra occasione per influire: in questo momento non si trattava di “fidarsi” facendo compromessi, ma, al contrario, di NON fidarsi, partecipando alle trattative per non farsi fregare da nuove svantaggiose “regole del gioco” (lo siano o meno – e non lo sono in realtà – importa poco, mentre importa quanto e come Grillo possa ora lamentarsi -poco, sebbene lo faccia-).

Un caso esemplare di quanto la politica – a prescindere da ciò che si fa o di ciò che succede realmente – si muova piuttosto sulle impressioni provocate nell’opinione pubblica: comunicazione – insomma – non é solo slogan, bei discorsi, uso dei media.