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Lo spazio politico di Renzi

Ferrari Nasi & Associati compie un sondaggio per conto di Libero “sullo spazio politico”. Rivolge agli intervistati una semplice domanda: “Lei si sente di destra, centro o sinistra; su una scala da 1 a 10 dove 1 è il massimo della sinistra e 10 il massimo della destra?”. Poi lega il valore espresso dall’intervistato al “partito di riferimento”.

Sorpresa: gli elettori del Partito Democratico consultati si sentono più di centrosinistra di un anno fa (la media dei valori forniti passa da 3,9 a 3,3). Nonostante Renzi, comunemente avvertito come l’uomo che doveva pescare a destra e al centro, che doveva modificare la natura intrinseca della sinistra italiana, che doveva “centrizzarla”.

E’ doveroso chiedersi perché, ma una risposta già c’è: la gran parte  degli elettori del Pd, in questa fase, con l’avvento di un leader obiettivamente dotato di consenso nel paese con pochi precedenti, e probabilmente anche grazie ad una – seppur difficile – permanenza al governo a cui sono storicamente pochissimo abituati, si sentono per la prima volta parte di un partito che allo stesso tempo costituisce anche IL progetto stesso di centrosinistra, invece che “soltanto” il maggior partito del centrosinistra.

Concorre a questa sensazione crescente una sinistra “extra-democratica” in progressiva emarginazione: l’anno scorso Rivoluzione Civile e Sel valevano insieme il 5,5%, mentre oggi L’Altra Europa con Tsipras rischia di non superare il quorum del 4% necessario ad accedere agli scranni di Bruxelles.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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Gne gne, specchio riflesso

Andrea Scanzi scrive che l’atteggiamento di Renzi di chiamare “gufi” e “rosiconi” chi gli porta legittime critiche sui provvedimenti del governo è segno di inequivocabile debolezza. Che gli “gne gne, specchio riflesso” sventagliati verso chi diffida mostrano una vuotezza di contenuti e di argomentazione che ridicolizza il premier fiorentino davanti al popolo italiano.

Scanzi non ha capito, evidentemente, ed è vizio di più pseudogiornalisti, che il consenso di Renzi si nutre principalmente proprio di questa spregiudicata e sfacciata spudoratezza. Atteggiamento che sta sfamando gli italiani di parole e direzioni facili e veloci da comprendere, da digerire, e forse (lo potremo facilmente verificare nelle prossime settimane) anche da toccare con mano. In un periodo propizio, pertanto, che segue a un confuso invorticamento politico che sembrava star per sfociare in una spirale senza uscita.

Gli “gne gne” -non l’ha capito Scanzi, e forse non lo capirà mai- non segnano debolezza, ma, al contrario, crescente onnipotenza.
“Specchio riflesso”, potrebbe rispondergli Renzi.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano
P.S. Chi scrive -è bene chiarirlo, dopo questo pezzo, non tanto per paura di sembrare ciò che non si è, quanto per aiutare il lettore definendo il punto di vista da cui si scrive- si costituisce: è un po’ “rosicone”.

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Il nuovo (ma neanche troppo) pantheon pop del Pd

Ve lo ricordate il confronto tra i cinque candidati alle primarie del 2012, quelle per la candidatura alla premiership del centrosinistra? Si scontrarono, a quella competizione, Laura Puppato, Bruno Tabacci, Nichi Vendola, Matteo Renzi e Pierluigi Bersani.
Alla fine del confronto, l’ultima domanda, la più folkloristica, voleva mettere in fila il pantheon degli allora candidati leader: uscirono fuori personaggi più o meno amati, tutti rispettabilissimi, della politica e della società civile come della Chiesa, italiani e non.
Alcide De Gasperi e Giovanni Marcora, Nilde Iotti e Tina Anselmi, Nelson Mandela e la blogger tunisina Lina per Matteo Renzi. Vendola sorprese un po’ tutti enunciando solo il nome del cardinal Maria Martini, mentre Bersani espose la fatidica e poi tristemente nota (tra le altre mosse di quella campagna elettorale) coppia Papa e Giovanni.

Oggi, alla vigilia delle elezioni europee più importanti della storia, il nuovo Partito Democratico si presenta in uno spot col suo nuovo pantheon: pop, trasversale, ecumenico, col bollino verde “Per tutti” appiccicato in fronte.
Da Maradona (una delle poche uscite, fuori dall’ambiente calcistico, in cui viene ritratto come esempio positivo) al nazionalpopolare Fantozzi, da Luke Skywalker a Frankestein Jr. per i più sofisticati (ma neanche troppo), passando per Forrest Gump e arrivando sino (addirittura) alla citazione dell’universalmente adorato San Francesco d’Assisi.
Tutto all’insegna del “si può fare”, e praticamente nulla di nuovo: e forse, proprio per questo,  nell’era in cui la cultura pop italiana (a partire dall’ultimo Sanremo) rivanga a più non posso in un passato descritto come dorato, il nuovo pantheon pop del Pd potrà rivelarsi un dejavu in grado di funzionare.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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#uscitedaquelblog

#escidaquelblog? Perché? Beppe nel blog ci deve rimanere. 
Io direi di rideclinare in #uscitedaquelblog.

Uscite da quel blog: parlo a chi ci ha creduto, a chi ci crede ancora, anche a chi è entrato nelle istituzioni grazie al Movimento Cinque Stelle. Parlo a quelli che volevano, o vorrebbero ancora, cambiare tutto, ma che non stanno cambiando niente. Perché non possono. Perché qualcuno li sta intrappolando nel blog.

Quando parlo di “dialogo con i grillini”, di aiutarli a tirarsi fuori da una certa disumanità dilagante e sconfortante dei suoi leader (e sapete benissimo che non risparmio critiche a quelli “della mia parte”, né ai leader né a nessun altro) mi guardano malissimo. Quelli “della mia parte”, eh. 
Eppure invito anche loro, a dire, senza spocchia, ma con fare accogliente: “#uscitedaquelblog. Usciteci, che magari miglioriamo anche un po’ noi. Uscite da quel blog, che fuori c’è un mondo da cambiare”.

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Gravidanze ad orologeria

Di solito si parla di “sentenze ad orologeria”, ma stavolta pare che, dopo la sentenza, sia arrivata una gravidanza. Anch’essa, più che mai, ad orologeria.
Consapevolmente triste ironia, data la dolorosa e difficile circostanza in cui si trovano da qualche settimana le due coppie protagoniste del seppur non unico misfatto di questo tipo. La notizia la dà La Stampa, e la mantiene in testa a tutte le altre sulla sua homepage lungo tutto il corso della pigra primaverile domenica: dicembre scorso, ospedale Pertini di Roma, gli embrioni delle due coppie di cui sopra vengono scambiati, e fecondati nella “mamma” sbagliata.

Il reparto di fisiopatologia della natalità, la “scena del delitto”, è in realtà chiuso per inchiesta interna già da quasi due settimane: precisamente, dal 1 aprile. Eppure, la tanto incredibile notizia non riceve gli onori della grande stampa sino ad ieri, precisamente quattro giorni dopo la solitamente ritardata(ria) sentenza della Consulta sulla legge 40 riguardante la fecondazione eterologa (mentre nel caso appena raccontato la fecondazione è stata omologa). Repubblica ne approfitta per far partire il dibattito, chiedendo opinioni ad un’indignata Roccella di Ncd e a un minimizzante Borini della Società Italiana di fertilità e sterilità: se ne parlerà ancora per qualche giorno.

Il meccanismo è chiaro: da un fatto “eticamente sensibile” come l’abolizione della legge 40 parte una serie a puntate, un filone, una “coda di notizie”. Così che se ne possa discutere, infervorandosi, dividendosi nelle opposte fazioni, quelle dello sfogo occasionale dei mediamente informati. Un caso-tipo per un fenomeno usuale. E nel mezzo di una crisi editoriale costante, cosa non si fa per vendere qualche copia o, semplicemente, rimediare qualche like in più?

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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Come ti persuade un sondaggio?

Che senso ha, dunque, ascoltare oggi un sondaggio su elezioni che ci saranno fra più di un mese (le europee) o chissà quando (le politiche)? Lo stesso senso che ha ascoltare oggi previsioni meteo che pretendano di dirci se l’estate 2014 sarà afosa o piovosa: sappiamo tutti che le previsioni meteo sono davvero attendibili solo per le prossime 24 ore, massimo 48, e che fra due mesi tutto sarà cambiato. Lo stesso vale per i sondaggi, facciamocene una ragione. E interroghiamoci piuttosto, di volta in volta, sull’effetto comunicativo e persuasivo che questo o quel sondaggio può avere su di noi.

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Marco Tardelli. Perchè?

Marco Tardelli, campione del mondo con la nazionale di calcio del 1982, compare alla popolarissima -specialmente in ambiente piddino- trasmissione di RaiTre, Gazebo, in occasione della visita del premier Renzi a Londra presso Downing Street. Dopo essere stato precedentemente “messo in mezzo” dallo stesso premier in un possibile coinvolgimento elettorale, l’ex-calciatore ammette candidamente davanti alle telecamere: “Mah, io di politica non è che ci ho mai capito molto”. La trasmissione va in onda giovedì, il rumor sempre più insistente di una sua candidatura alle Europee prende piedi nel weekend, fino alla prossima possibile conferma di mercoledì prossimo.

La domanda è lecita: ma se Tardelli, consapevolmente, “non ci capisce molto di politica”, che ci sta a fare tra i papabilissimi ad una candidatura decisamente importante, e bisognosa di parecchi voti di preferenza per concretizzarsi in elezione, come quella alle Europee del prossimo 24 e 25 Maggio?
Le risposte possono essere molteplici, o forse non ce n’è neanche una:
Tardelli è una specie di spot vivente per “l’Italia che vince”, grazie a quella celebre immagine, quell’urlo durante l’Italia-Germania di quell’11 luglio a Madrid che lo ha consegnato all’immortalità;
Tardelli è simbolo di quella “società civile” poco compromessa con la politica, e addirittura poco compromessa, dato che risiede a Londra ormai da anni, anche con l’Italia stessa, questa nazione-moloch che ingoia, mastica e sputa tutto in forma di poltiglia difficilmente digeribile a qualsiasi opinione pubblica;
Tardelli è uno di quei rappresentanti-fantoccio, facilmente controllabili, assuefabili alla volontà e alla logica del Segretario e degli organi dirigenti del Partito, una di quelle facce pulite riportate ad una specie di gloria e per questo poco inclini a colpi di testa (ricordate l’anchorman Sassoli, già ricandidato quest’anno, del 2009? Ci ha messo poco a trasformarsi nel perfetto “uomo di partito”, yesman assecondatore di ogni linea o svolta).

Renzi si conferma indomito bypassatore, e ripesca una dote che fu di Veltroni (e anche male gli portò), quella di “cacciare oltre il recinto”. Ma da colui che doveva e sta riportando la politica, piaccia o non piaccia, ad essere un “potere forte”, una “candidatura civetta”, faticosa e di dubbio beneficio sia elettorale che di immagine, oltre che aderente ad una ormai passata gestione del centrosinistra, non ce la si aspettava.
Insomma, noon basterà Tardelli, stavolta: la politica rimane l’unico sport dove sono (quasi) sempre gli elettori, ancora più rubricati a “pubblico”, a decidere chi fa gol.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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Non è il politico che fa gol, in politica

Renzi si conferma indomito bypassatore, e ripesca una dote che fu di Veltroni (e anche male gli portò), quella di “cacciare oltre il recinto”. Ma da colui che doveva e sta riportando la politica, piaccia o non piaccia, ad essere un “potere forte”, una “candidatura civetta”, faticosa e di dubbio beneficio sia elettorale che di immagine, oltre che aderente ad una ormai passata gestione del centrosinistra, non ce la si aspettava. Insomma, noon basterà Tardelli, stavolta: la politica rimane l’unico sport dove sono (quasi) sempre gli elettori, ancora più rubricati a “pubblico”, a decidere chi fa gol.
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Pensar male fa male

Vediamo un po’: se i 21 senatori del Pd che si oppongono a questa riforma della Costituzione lo fanno per salvarsi la cadrega, posso pensare la stessa cosa della candidatura col Pd di Sonia Alfano? Sì, posso. Magari risulterei anche più smart, sveglio, scafato, uno che ha capito “come funziona”. Ma non lo farò, perché credo che il “pensar male” di cui siamo grandissimi maestri, pregiudiziale e un po’ triste, sia un altro dei mali del nostro dibattito pubblico.
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“Professorone”

Non sapevo ci fossero così tanti senatori “attaccati alla cadrega” e conservatori, di cui molti tra i miei contatti. A parte gli scherzi, una settimana di distacco basta per capire quanto il dibattito pubblico italiano sia provinciale, scadente, becero. Zeppo solo di impressioni stratificate dal tempo, e pregiudizi, e faziosità stucchevole, a tratti ridicola. Tipo quella che ti fa rubricare senza troppi pensieri un costituzionalista che esprime dubbi sensatissimi su ciò che stai combinando così: “professorone”. E scatenando un anti-intellettualismo senza pari. Alla Fahreneit: che palle sti libri, anzi “che palude”, bruciamoli e chissenefrega.