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Marco Tardelli. Perchè?

Marco Tardelli, campione del mondo con la nazionale di calcio del 1982, compare alla popolarissima -specialmente in ambiente piddino- trasmissione di RaiTre, Gazebo, in occasione della visita del premier Renzi a Londra presso Downing Street. Dopo essere stato precedentemente “messo in mezzo” dallo stesso premier in un possibile coinvolgimento elettorale, l’ex-calciatore ammette candidamente davanti alle telecamere: “Mah, io di politica non è che ci ho mai capito molto”. La trasmissione va in onda giovedì, il rumor sempre più insistente di una sua candidatura alle Europee prende piedi nel weekend, fino alla prossima possibile conferma di mercoledì prossimo.

La domanda è lecita: ma se Tardelli, consapevolmente, “non ci capisce molto di politica”, che ci sta a fare tra i papabilissimi ad una candidatura decisamente importante, e bisognosa di parecchi voti di preferenza per concretizzarsi in elezione, come quella alle Europee del prossimo 24 e 25 Maggio?
Le risposte possono essere molteplici, o forse non ce n’è neanche una:
Tardelli è una specie di spot vivente per “l’Italia che vince”, grazie a quella celebre immagine, quell’urlo durante l’Italia-Germania di quell’11 luglio a Madrid che lo ha consegnato all’immortalità;
Tardelli è simbolo di quella “società civile” poco compromessa con la politica, e addirittura poco compromessa, dato che risiede a Londra ormai da anni, anche con l’Italia stessa, questa nazione-moloch che ingoia, mastica e sputa tutto in forma di poltiglia difficilmente digeribile a qualsiasi opinione pubblica;
Tardelli è uno di quei rappresentanti-fantoccio, facilmente controllabili, assuefabili alla volontà e alla logica del Segretario e degli organi dirigenti del Partito, una di quelle facce pulite riportate ad una specie di gloria e per questo poco inclini a colpi di testa (ricordate l’anchorman Sassoli, già ricandidato quest’anno, del 2009? Ci ha messo poco a trasformarsi nel perfetto “uomo di partito”, yesman assecondatore di ogni linea o svolta).

Renzi si conferma indomito bypassatore, e ripesca una dote che fu di Veltroni (e anche male gli portò), quella di “cacciare oltre il recinto”. Ma da colui che doveva e sta riportando la politica, piaccia o non piaccia, ad essere un “potere forte”, una “candidatura civetta”, faticosa e di dubbio beneficio sia elettorale che di immagine, oltre che aderente ad una ormai passata gestione del centrosinistra, non ce la si aspettava.
Insomma, noon basterà Tardelli, stavolta: la politica rimane l’unico sport dove sono (quasi) sempre gli elettori, ancora più rubricati a “pubblico”, a decidere chi fa gol.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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