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Se Big G diventa un po’ troppo Big

Oggi una delle notizie del giorno é Google che priva gli spagnoli di un servizio: quello della ricerca delle News.

Lo fa per una nuova tassa, imposta dal governo di Rajoy, che prevederebbe il pagamento di una percentuale – da parte di Google alla casa editrice – sulla pubblicazione dello snippet delle notizie, cioè dei “frammenti” che compaiono quando cercate una notizia nel motore di ricerca, per capirci.

Lo stesso é successo in Germania qualche mese fa: Axel Springer ha provato a farsi pagare, Google ha gentilmente invitato a recedere dalla richiesta e alla fine – naturalmente – ha vinto.

La reazione di tutti sembra essere questa: “Che follia, la Google Tax!”. Vero, forse, data la realtà delle cose. Eppure bisognerebbe anche discuterla un po’ criticamente, questa realtà delle cose, e proporre una riflessione sul ruolo che Google, che ricordiamo essere una multinazionale – non una ONLUS – il cui obiettivo primario é aumentare i profitti e non necessariamente migliorare la vita di tutte le persone del mondo, ha assunto nella nostra “società dell’informazione”.

Ecco, dovremmo chiederci se Big G non sia diventata un po’ troppo Big. Se il monopolio di fatto che ha costruito sul mercato della ricerca, della condivisione, della conoscenza non sia un eventuale pericolo per chi di conoscenza vive e non solo. Se il fatto che tutto o quasi debba necessariamente passare per Google, pensandoci bene, ci faccia sentire esattamente sereni e/o dotati di un eventuale piano B. Se il potere derivante da questa monopolizzazione non sia diventato un po’ troppo “imperiale”.

Che ne pensate? (Scritto da un cellulare -almeno non Apple- powered da Android, Google).

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“Gente” e “Casta”: non metteteli su due guadi opposti

Non sto avendo tempo, in questi giorni, di elaborare delle posizioni, per quanto possano esse essere importanti -poco-, su ciò che sta succedendo in questi giorni.

L’impressione è una radicalizzazione vuota – sì, vuota – di un conflitto che in fondo è inesistente, basato su nulla di concreto. Nella riproposizione di un film già visto di volgarità, elevata di qualche potenza in più del solito, di vesti stracciate che più stracciate non si può, di “fascisti”, “dittatori”, “partigiani” e “sessisti” vari. Un casino e basta, insomma. Che, io lo dico, non solo disappassiona quelli che la passione ce l’hanno debole, ma distrugge anche i sentimenti più forti.

E’ ovvio che mi faccia schifo la maniera in cui Grillo utilizza i social, che mi fanno schifo le occupazioni del Parlamento, che mi fa schifo una forza così grande che spreca tutto il suo potenziale. Sinceramente: inutile ripeterlo. Ma sono convinto allo stesso tempo dell’inadeguatezza della nostra (uso il solito “noi democratico”) risposta – come del nostro messaggio di partenza, che gli “al lupo al lupo!” isterici e continuati siano solo leccornie per i lupi veri, che lo stracciarsi le vesti sulle schifezze degli altri tralasciando gli immensi sbagli da noi commessi – ancora una volta – ci metterà nella posizione di quelli che potevano e dicevano e non hanno fatto.

Come ben dice Dino Amenduni, ogni mossa che rimetterà sue due guadi opposti “gente” e “casta” non farà che allargare questo divario. Culturale e politico. Fino al punto che – assurdo e orribile dirlo – non potremo più indignarci neanche per quella schifezza ferocemente e grettamente “goliardica” di ieri sulla Boldrini.

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Non conti niente, fin quando non mi dai fastidio

I sindacati, insomma, non contano e non rappresentano niente fino a quando non ti tolgono i voti (e mica l’ho detto io, ma Bonaccini). E i social media sono pieni di wannabe “analisti politici” e “ingegneri aerospaziali” e addirittura “sociologi”: fin quando analisti politici e ingegneri aerospaziali e sociologi ti forniscono la dose giornaliera di like vanno benissimo, se incominciano -Dio mio- a esprimere opinioni e commenti, più o meno condivisibili, che qualcuno ce ne scampi e liberi. Stessa. Identica. Storia.

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Yuppie, sulla Northern Line

Sulla Northern Line avevo seduti davanti a me due specie di yuppie. In suite, cravatta, belle scarpe. Sembravano provati: uno non riusciva a tenere la testa ferma, e a stoppare -santo cielo- quelle pupille impazzite sotto le ciglia rossicce, l’altro -a intervalli più o meno regolari- si grattava l’accavallata caviglia sinistra e poi batteva in maniera piuttosto innaturale lo spazio tra il pollice e l’indice della mano destra sulla sbarra blu che serve ai pendolari ritti per non franare. Parlottavano in maniera febbrile e spezzettata. Mi hanno un po’ impressionato. Londra é anche questo, io mi butto in vasca

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Salvini simpaticissimo: come lo ribaltiamo, questo frame?

Molti stanno scoprendo che Salvini in fondo fondo é simpaticissimo carichissimo nonsifermamai stasempresulTER-RI-TO-RIO faANCHEbattagliegiuste masoprattuttoCONTROCORRENTE, Matteone anzi Teo per gli amici e le amiche.

Ecco, bisognerebbe avere il coraggio, ora, di lasciar affogare quei cretini dei grillini nel loro mare di cazzate e ribaltare questo, di frame. Per far capire alla gente che Matteone no, non é simpaticissimo, ma un fetente cinico razzista con simpatie fasciste e idee economiche -lui sì- da mercantilista stile metà ‘700, condite di becero (perché esiste anche quello un pizzico più brillante) conservatorismo.

Eh, ci vuole coraggio, lo so, perché in fondo gli zingari stanno sulle palle un po’ a tutti, vero, diciamocelo. Ma se volete il contest é aperto, offro la mia umile e poco frequentata bacheca: come lo ribaltiamo questo FRAME??

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Renzi, you are no Napoleone

Guardate che se la denuncia alla Procura del Patto del Nazareno da parte del M5S – che ha totalmente senso, nel dissennato stile politico grillino – fa ridere, la risposta piddina di queste ore – quella che dovrebbe essere anche la “mia” in teoria? – fa incazzare.

Ad esempio, che c’entra il patto di Campoformio del 1797, tra un conte dell’Impero Austriaco e un noto generale francese parecchio volubile, con un eventuale patto politico tra due rappresentanti istituzionali di una delle democrazie più evolute nel 2014?

La politica sarà cambiata un pochettino, o siccome Napoleone era un figo e Renzi pure, va tutto bene perché loro “fanno la storia”? Perché poi questo passa, eh, questa fiducia cieca e incondizionata negli “uomini della providenza”, di ogni epoca. Una visione tra l’altro già di enorme successo in Italia.

Mi pare si banalizzi e si liquidi facilmente sempre tutto, e sempre tutto un po’ troppo, in questa presunta comunicazione post-ideologica (che poi, post-ideologica un par di palle: ideologicissima, proprio nel suo post-ideologismo sventagliato a tutte le ore).

Datemi pure del pesantone, sì

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Il futuro Presidente di Repubblica: illogico e sessista

“I leader, le donne, gli outsider”: come scrivere un titolo domenicale insieme illogico e sessista ce lo insegna Claudio Tito di Repubblica, proponendo un già (mille volte) narrato retroscena sui pretendenti al trono della (scusate il dovuto refrain) Repubblica.

Illogico perché immagina categorie che non si escludono per forza: perché un outsider non può essere leader, o un leader un outsider?

E sessista perché ne inserisce una che invece purtroppo esclude tutte le altre, sia l’essere outsider che l’essere leader: la categoria delle “donne”. Come nel ciclismo, come nell’atletica.

Ma quando avremo una Pinotti Presidente, saremo più o meno soddisfatti solo perché parte della suddetta categoria enunciata dall’editorialista della domenica, cioè donna?

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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Salvini? Perfetto per Matteo

Ovviamente Renzi é strafelice anche di un Salvini come avversario principale: Matteo I al centrissimo di tutto, sempre più Re Sole liberal(dove?)-democr(istian)atico, al potere, al governo, ed anche alla “lotta” per un tempo indefinito; Matteo II agli estremi (visto che a quanto pare si pesca pure a sinistra: fantastico) a sbraitare in in MAIUSC su Facebook e in Tv.

In tutto questo “sinistra” rimane una parolina vuota, e il grillismo era solo uno scherzo, un giochetto, al massimo un burlesco avvento di questo neo-similfascismo a mo’ di corredo.

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Perché Renzi non ha detto nulla ieri?

Perché Renzi non ha detto nulla dopo la carica avvenuta ieri sui manifestanti sindacali dell’Ast di Terni da parte della Polizia di Stato?

Semplice: il Premier ha costruito su di sé un’immagine di uomo fattivo, finanche sbrigativo, avulso da discorsoni (non è la durata media dei suoi interventi che conta in questo caso, ma lo stile profondamente diverso da quello dei predecessori), amenità, prove intellettuali. Fateci caso, lo stesso abusato -tra i politici italiani, compreso un imbarazzante e imbarazzato Alfano quest’oggi- esercizio retorico della “solidarietà” non figura affatto tra i tool preferiti da Renzi.

E dunque: l’unico “fatto” che avrebbe messo ieri tutti a tacere sarebbe stato un’immediata cacciata a calci nel sedere del Ministro degli Interni Alfano. Ma poteva Renzi, per evidenti equilibri politici, mettere tutto ciò in atto? Assolutamente no, e questo è uno dei più grandi limiti di azione e insieme di comunicazione di cui il Premier deve tener conto in tutte le fasi del suo fare governativo. Dunque meglio far svaporare la tensione, facendo astutamente filtrare due agenzie riguardanti una presunta telefonata con Alfano, ed una presunta telefonata con Landini. E aspettare il giorno seguente: incontro con Landini, il vero protagonista della giornata di ieri, photo-op, video muto, cravatta rossa, situazione -se non risolta- sicuramente raffreddata.

Si chiama maestria comunicativa, crisis management, o più trivialmente “capacità d’arrangiarsi”: a seconda delle opinioni politiche può essere definita paraculaggine o genialità, ma il Premier ne è pieno e non si fa alcuno scrupolo ad utilizzarla.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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A chi si stupisce

Ci sarebbe da rispondere e discutere con tanti e tante, ma sapete che in fondo a me fare la guerra non piace. E soprattutto che è una gran perdita di tempo.

Solo che qualche domanda a Giulio Di Lorenzo, ad esempio, che ho conosciuto come ragazzo brillante che spero un giorno di poter reincontrare, gliela devo proprio fare quando scrive, molto preoccupato per eventuali scissioni del Pd: “Proprio perché la natura del Partito è quella della discussione, del confronto, del dialogo anche duro e aspro; il tutto possibilmente nelle sedi adeguate e non a mezzo stampa”.
E ancora: “Se ci sono tanti luoghi di discussione all’interno del partito, anche se questi sono diametralmente diversi oppure non del tutto compatibili tra loro, perché arrivare al “muro contro muro”? Perché alcuni dirigenti non capiscono che la discussione è importante?”.

Ora, avendo già scritto più volte, ad esempio, che reputo la dialettica manichea di Renzi veramente efficace e vincente, ma personalmente allo stesso tempo distruttiva, e che la giornata di sabato ne è un effetto palese (un milione di persone di sinistra di in Piazza San Giovanni e diecimila dentro la Leopolda -no, non è un confronto numerico-a fare e dire e pensare cose abbastanza diverse), chiedo a Giulio e a chi la pensa come lui:

Ma quando parlate dei luoghi di discussione e confronto vi riferite allo show gladiatorio in diretta streaming, annesso a votificio, che è diventata la Direzione del Partito Democratico, o alla sequela di interventi inascoltati che è diventata l’Assemblea? Oppure, ancora, vi riferite al Parlamento -luogo del discutere e del confrontarsi per eccellenza- (“tra il dire e il fare c’è di mezzo il Parlamento” CIT. Maria Elena Boschi.. In una repubblica parlamentare, pensa) strozzato da fiducie e controfiducie delle quali “stranamente” si lamenta più la minoranza del Pd che la cosiddetta “opposizione” di centrodestra?
E quando parlate di “critiche a mezzo stampa”, intendete dire che Segretario e affini, poiché rappresentativi della maggioranza del Partito, possono dichiarare di tutto, minacce di espulsione comprese, mentre la minoranza non può “stare sempre a litigare” (come ha detto meravigliosamente sempre la Boschi da Fazio domenica sera)?
Quando parlate di “muro contro muro” ti riferisci per caso a un fenomeno politico di notevole portata e successo che inizia con il termine “rottamazione” e finisce -anzi continua, legittimamente- con la parola “gufi”?

Qui la risposta di Giulio:

Inizio citandoti una splendida canzone degli Avion Travel e Paolo Conte, Sijmadicandhapajiee: “è gente per cui le arti stan nei musei.”
Traslandola al nostro discorso, davvero soltanto il luoghi prettamente politici possono essere un nido accogliente per la discussione?
Io credo -e spero- che ne esistano anche altri e dovunque, altrimenti siamo punto e a capo.
Le critiche a mezzo stampa ci possono stare e ci mancherebbe, vorrei anche vedere delle proposte; perché a dire che fa schifo qualcosa siamo bravi tutti, poi però quando ci si siede sulle seggiole bisognerebbe anche dimostrare di avere un’alternativa, fatta non soltanto di parole, possibilmente.altrimenti sembra sempre che le critiche siano figlie di un deficit di attenzione. Badate bene, le cose che si ricordano di più sono quelle che si fanno, almeno in politica.
Ah, non ho mai usato la parola gufi e non mi è mai piaciuto questo parallelo, gliel’ho detto -pensate, anche io critico il grande e sommo leader!- anche a Matteo, se proprio volete sapere il gossip spicciolo.