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C’è l’ACCORDO

Ma compagni, guardate che è stato tutto un brutto sogno, queste due settimane non è successo niente. Nessuna “rottura”, nessuna parola dura, nessuna provocazione, nessun esercizio di pura acrimonia dei forti coi deboli, nessuna richiesta assurda, nessuna umiliazione, nessun azzardo, nessun ringhio rabbioso. E ieri notte, poi, nessun processo kafkiano dell’Eurogruppo ad Alexis Tsipras, nessuna 16 ore continuate di riunioni a presenza variabile, nessuna sospensione di qualsi prassi democratica. Solo dialogo negoziato trattativa amore serietà responsabilità europpppa. Niente di niente, compagni, c’è L’ACCORDO, e basta che ci sia un accordo insomma, la notte non è sospesa in alcun punto, la notte è finita, il sole c’è anche oggi, ed è favoloso, è un CA-PO-LA-VO-RO. E visto che ci stiamo, una nuova occasione per fare il postarello contro Grillo e Salvini. Ma va bene compagni, va bene tutto. È il sol dell’avvenire quello che vi sta bruciando la faccia, non disperate.

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Urgenza: ridefinire “populista”

Urge la ridefinizione del termine “populista”. Perché io non capisco se sia populista indire un referendum -qualcuno l’ha chiamato “plebiscito”: ma i plebisciti non si vincono col 60, bensì col 90%- per riaffermare una precisa volontà popolare: una forzatura, un azzardo, quello che vi pare. O se non lo sia anche sconfessare tutti i principi dell’Unione per una cinica e scientifica misura dell’opinione pubblica del proprio paese, oltre che per uno squallido regolamento di conti intrapartitico. Schifato. Veramente giù.

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In Grecia abbiamo perso

In Grecia abbiamo perso, questa è la verità. Sì, dico “abbiamo” perché il voto (e il rischio di disastri anche peggiori di quello che comunque subiranno) ce l’hanno messo i greci e la responsabilità politica Alexis Tsipras, ma la battaglia era eminentemente europea e politica. Ed è proprio svilendola a una elemosina dei poveracci greci che l’hanno vinta, i soliti. Ancora. PS. La prossima umiliazione a chi la infliggiamo? A Podemos? Visto che Orban ed Alba Dorata non si fanno umiliare, no?
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NO all’inguacchio

Un quinto di #Syriza abbandona Tsipras in Parlamento. Tutti gli altri, tranne i nazisti e i comunisti, votano l’accordo, che non si può esitare a definire “punitivo” (cit. Varoufakis), e che sia Tsakalatos che lo stesso Tsipras chiamano “recessivo”. Quest’ultimo deve provare in tutti i modi a far sì che il governo rimanga comunque di centrosinistra, includendovi al massimo To Potami e Pasok, e non “inguacchiando” tutto con Nea Demokratia, il partito della recessione, del clientelismo, della destra – altro che centristi, come dice la stampa italiana: ignoranti! -. Più il governo che nascerà dal rimpasto avrà un carattere “politico”, più vi sarà margine d’azione anche fuori dal memorandum: evitare come la peste l’inganno della incensata “unità nazionale”, braccio armato della tecnica, utile solo a isolare (e di conseguenza estremizzare, così poi i “moderati” possono lamentarsi) qualsiasi possibile alternativa.

Per il resto: mai avrei pensato nella mia giovane vita politica di appoggiare un’azione del FMI (leggi USA), quella di queste ore, volta a tagliare il debito greco. La Germania ora è PIÙ (edit feat. Ciro Gravino) isolata, non può piovere per sempre.

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Basta con la contabilità: Stati Uniti d’Europa o muerte

A me non va più, ma possiamo anche continuare tranquillamente a fare i ragionieri, a parlare di dove è finito precisamente quel miliardo di quella banca francese o tedesca o di quanti greci sono andati in pensione sotto i sessant’anni ventisette anni fa: abbiamo giornalisti ormai specializzatissimi sul tema, delle specie di mantra in forma umana. Oppure possiamo raccontarci che “MANCAVANO SOLO SESSANTA MILIONI ALL’ACCORDOOOO” -Giannini a Ballarò, ieri- e quindi assumere automaticamente che il problema sono davvero sessanta milioni, o che è tutta colpa di quel coatto pelato che va in moto senza casco, sostenuto e “perdonato” (ma di quale peccato, di grazia?) da un popolo di pigri ignoranti che merita di essere spazzato via dalla storia.

Poi possiamo anche arrivare a comprendere, con un impercettibile sforzo congiunto di logica ed umanità, che il suddescritto è un ragionamento assolutamente inutile. Che qui non si sta parlando di raggiungere un piano meramente tecnico e contabile per aiutare un debitore scalognato o poco attento a ripagare tra qualche annetto un debito pesantuccio. Parliamoci chiaramente: quel debito non lo si rivedrà mai tutto, e con un’improvvida ma purtroppo probabile evoluzione politica non lo si rivedrà mai DEL tutto. Perché è stato buttato via in un buco nero di clientelismo, pressapochismo, vera e propria delinquenza politica: cioè la Grecia prima di Samaras. Poi è arrivato il freddo esecutore, Samaras, l’esattore delle tasse, il pignoratore, che ha eseguito un piano già scritto da altri per recuperare quel credito che sempre irrecuperabile sarebbe rimasto. Risultato: si sono fatti ancora più debiti per pagare i debiti precedenti. Voi penserete che il debito si è alzato ma almeno i greci hanno continuato a vivere nella stessa bambagia degli anni ’90-’00, no? No, per niente, ma questa è storia risaputa, raccontata da persone molto più autorevoli di me, ed è stancante ripeterla anche solo un’altra volta. In sintesi: scordatevi quei 6-700 euro, ieri qualcuno diceva 1000, che vi deve lo stato greco. E per quanto mi riguarda è vomitevole anche solo che vi abbia sfiorato il pensiero di rivolerli indietro, ma questo è un problema mio che probabilmente pagherò nella vita.

Quel NO viene in larghissima parte dai 20-30enni (dati usciti ieri e pubblicati su questa stessa bacheca Fb), che di tutto hanno goduto tranne che di situazioni favorevoli. Né per quanto riguarda l’occupazione, né per quanto riguarda sussidi di alcun tipo: col 60% di giovani a casa, una gran parte delle famiglie greche vive solo con le pensioni dei nonni. Un dramma non solo economico, ma sociale, che -non so voi- avrei qualche difficoltà a definire degno del “mondo occidentale”.
Quel NO può essere dunque letto solo in questo duplice modo:
– NO all’austerity folle e inefficace degli ultimi anni;
– NO alla CAUSA dell’austerity, cioè la gestione sconsiderata dello stato vista nei decenni passati.
Credere che i ragazzi greci si siano fatti convincere a votare prima Syriza a gennaio e poi NO, domenica, per proteggere interessi e prebende di cui non hanno mai lontanamente goduto è indice di un disprezzo totale verso ogni qualsivoglia forma di “razionalità democratica”. Una mispercezione retorica figlia della propaganda più becera, banale, scorretta, che mira alla guerra tra poveri, tra quelle due figure tipizzate e così abusate: “pensionato greco” VS “operaio tedesco” (Divide et impera?).

Questa tragedia -e in sé l’attributo “tragico” vuole avere connotazioni assieme negative e positive-, che viene raccontata dai media mainstream come “greca”, mentre è spiccatamente “europea”, può risolversi solo in due modi:
1 – In maniera regressiva: “cacciare la Grecia per salvare l’euro”. Una soluzione puramente economicistica, che avrebbe conseguenze assolutamente nefaste dal punto di vista politico e geopolitico. Non tra trent’anni, ma tra dieci se non cinque. Henri Bernard Levy twittava ieri che è Tsipras a gonfiare Le Pen: impressionante la miopia di questi intellettuali bolliti che hanno avuto tutto dalla vita. Al massimo è l’eurocritica progressista l’unica arma buona per “scoppiare” il bubbone dell’euroscetticismo razzista e antiglobale da “piccolo mondo antico”. È questa la corrente politica che avrà la meglio con una crisi umanitaria nel cuore dell’Europa, crisi che verrà inevitabilmente foraggiata da un Putin in versione “benefattore”: poi scollatevelo voi, Vlady. Ma soprattutto i nazisti, quelli veri, altro che Iglesias, Podemos, o anche solo il Movimento Cinque Stelle: sto usando uno spauracchio? Sì.
2 – In maniera progressiva e -mi scuserete ancora l’uso della categoria politica “antica” ma mai così valida- progressista. Mi direte che è utopico decidere in pochi giorni che il debito pubblico di ogni singolo paese membro dell’Unione Europea si unifichi e si trasformi finalmente in debito sovrano europeo. Vi rispondo che dovremmo ritornare a rifiutare la categoria politica dell”utopia”, così come abbiamo ormai imparato a digerire quella del “tradimento”. Perché l”unica strada di sopravvivenza per l’Unione è una svolta immediata verso l’impostazione di un governo politico, direttamente eletto, verso l’unione non solo bancaria ma delle competenze monetarie, verso -ripeto- un debito finalmente europeo, che sostanzialmente “cancellerrebbe” tutti i debiti nazionali, compreso quell’inezia del debito greco, e le continue controversie e speculazioni che questi generano.

Perché i paesi ricchi -su tutti la Germania- dovrebbero acconsentire a un atto del genere? Rispondo con un’altra domanda: per quale razza di motivo abbiamo fondato l’Unione Europea? Non era meglio rimanere un mercato unico e basta, se l’unica categoria delle relazioni internazionali che prendiamo in considerazione è quella dei conticini economici? Se non siamo capaci di trovare una soluzione a una migrazione di 60.000 persone, o se permettiamo a un fascista come Orban di fare il bello e il cattivo tempo, addirittura di costruire MURA “a difesa” delle NOSTRE frontiere? “Debito unico, welfare unico” mi ha risposto qualcuno, alludendo al fatto che i Greci sarebbero dei chiagni e fotti e non accetterebbero di rinunciare a certe “comodità”: perché no, dico io? Zingales, che non è proprio un Diego Fusaro né per posizioni politiche né per competenze economiche, ha proposto già quasi due anni fa il “sussidio di disoccupazione europea”: quale miglior strumento per costruire cittadinanza continentale, ed è solo un esempio? Quale miglior modo di prevenire i viziacci da spreconi del sud e austeri del nord?
Io non credo che la Grecia non debba riformarsi: io credo debba farlo profondamente, ma non come CONDIZIONE per ricevere un altro prestititino nel quale affogherebbe -al meglio- tra due o tre anni, ma per il fatto stesso di essere parte dell’Unione Europea: è per quanto ho già scritto prima riguardo la volontà politica espressa dai Greci che reputo inaccettabile che si parli di “non volontà di cambiare”, così come la raffigurazione di “pesaculo”, o di “conservatore” a un qualsiasi governo che si azzardi neanche ad attuare -non ce n’è stato né tempo né il minimo spazio economico, checché se ne dica-, ma ad esprimere idee diverse.

Per concludere con una parafrasi garibaldina la mia trattazione sicuramente un po’ rozza: o si fanno gli Stati Uniti d’Europa, per davvero e finalmente, qui ed ora, o si muore, asfissiati o affogati. In tal caso, e soprattutto con una cacciata violenta dei “debitori” (che appellativo raccapricciante per un popolo europeo) non lascerà alcun valore in cui credere, alcuna bandiera da sventolare, alcuna Europa da difendere. Non chiedetemelo neanche, dopo questo: rimarrà solo l’Italia da vivere, possibilmente come cosmopolita.
Non è una questione di mera contabilità, non è una questione di antipatie personali tra leader, non è questione di funzionari che hanno scritto male un piano di rientro, e neanche della velocità con cui un paese o l’altro fa le riforme: qui si parla di pura, e semplice, politica.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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Facciamo un referendum per cacciare la Grecia?

Vabbe’, ok, smontiamo anche la puttanata che siccome i greci hanno fatto un referendum (discutibile? sì, certo, discutibilissimo. poi mi trovate un passaggio veramente storico che sia svolto con un tranquillissimo iter procedurale piuttosto che con un azzardo) allora lo devono fare anche tutti gli altri 18 paesi dell’eurozona sul quesito “Li aiutiamo questi stronzi fancazzisti dei greci o li facciamo morire di fame tra atroci sofferenze fottendocene del fatto che sono nel bel mezzo dell’Europa e del cosiddetto mondo occidentale?” (ok, sì, domanda un po’ biased, ma ci siamo capiti).

Il referendum di ieri era sulle POLITICHE DI AUSTERITY. Politiche già ampiamente testate sul popolo e sulla macchina statale greca, politiche che non hanno risolto NULLA. Politiche che hanno di gran lunga drammatizzato anche la situazione politica, estremizzandola, cancellando il bipolarismo. Politiche che hanno causato una crisi umanitaria non contingentale, ma strutturale. Politiche decise da un cenacolo ristretto e che hanno uno stampo ideologico ben preciso, anche se si dice siano dettate dalla “modernità”, parola di cui mai si è tanto abusato.

Su cosa sarebbe invece il referendum che i falchi di ogni parte politica oggi si affrettano a invocare per tutti gli stati dell’eurozona? Su un principio cardine dell’Unione, cioè la solidarietà tra Paesi membri. Sull’essenza e sull’esistenza stessa dell’Unione Europea, non sulle sue politiche.

Allora io dico di organizzarli, tutti questi referendum: la Merkel, che gode di appoggio imperituro da parte di 18 Capi di Stato su 19, lo proponga, anzi lo imponga, come è abituata a fare fuori e dentro il suo Paese. Facciamolo, così poi possiamo anche finirla con questa barzelletta dell’Europa unita e della moneta unica come veicolo di prosperità.

PS. Un’alternativa ancor più provocatoria? Facciamo un referendum di eurozona da cui escludiamo la Grecia. Si voti in tutti e 18 gli stati, con conteggio unico. Quesito: “La buttiamo fuori la pecora nera?”. Magari sarà sul sangue di un delitto enorme che nascerà una già macchiata Nuova Europa.

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Greferendum – Delle “gite populiste” non frega niente a nessuno

Ci sono D’Attorre, Fassina, Grillo e Salvini domani ad Atene. Specialmente all’ultimo spero gli sputino in faccia.

Poi ci sono anche i nazisti di Alba Dorata, certo. E sicuramente a tutti gli euroscettici di questo continente non dispiacerebbe un sacrificio dei Greci sull’altare dell’austerità.

Ripeto: un SACRIFICIO. Nel senso che a questi fascisti del terzo millennio piacerebbe tanto sguazzare nel caos di un’uscita dall’Euro imposta dalle “Istituzioni” dopo il NO. Che non è un’ineluttabile conseguenza, ma un ricatto potentissimo fatto sulla pelle dei pensionati disperati che oggi finiscono su tutti i giornali – e negli anni scorsi no?, i greci non soffrivano? sì, anche allora.

Un progetto politico ben preciso, di chi vuole cacciare i “terroni” dall’Europa: atto che a mio avviso sarebbe classificabile come crimine contro l’umanità. Altro che Nobel per la Pace. Un superassist ai No-Euro quelli veri, non quelli che ci marciano in testa.

Poi se vi andate magari anche a leggere le parole di Tsipras di ieri e dell’ultima settimana, troverete meno demagogia che nei discorsi dei nostri leader illuminati, a parole “europeisti”. Un amore verso l’Unione difficile da opacizzare. E ci tengo a scriverlo ancora: a me di Alexis Tsipras in sé non frega nulla, non mi paka nessuno.

Ma tornando all’incipit, a parlare di questi “demagoghi”, di queste “gite populiste” – parole de l’Unità, parole del vicesegretario Pd Guerini – sono solo quelli a cui interessa strumentalizzare a propria volta l’affaire greco.

Le centinaia di migliaia di persone ieri in piazza Syntagma, invece, figuratevi se di queste beghette piccole piccole, di questi politicismi neanche greci ma italiani, possono occuparsi: sapete, stanno solo facendo la storia, comunque vada a finire.

E raccontando questa storia è a loro che dovreste guardare, non ai VendolaFassinaD’AttorreGrilloBrunetta. Di cui non frega nulla, assolutamente, a NESSUNO.

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Juncker, l’inetto

Ma Juncker, no, che è un po’ l’incarnazione di tutte le oligarchie europee che per molti fino a ieri andavano rottamate ma mo’ vanno bene perché sono serie e responsabbbbili, non è solo il protettore di evasori e truffatori di un paradiso fiscale all’interno dell’Unione -contraddizione in termini-, oltre che un custode della peggiore ideologia.. Juncker è anche, politicamente, una pippa clamorosa.

Tu hai assolutamente bisogno di un SÌ per continuare ad avere un minimo di legittimità nel ruolo di Presidente della Commissione Europea, e continuare ad essere rispettato dalla Merkel, da cui solo dipende ogni tuo destino. Quindi, che fai? Prima chiedi di votare SÌ al popolo greco, e vabbe’, sei al limite del politicamente inopportuno vero, ma ci può stare, sei coerente.

Poi due giorni fa ammetti che sia con un SÌ che con un NO comunque si torna a negoziare, trascinando gran parte dei leader europei a dire la stessa cosa – tranne la Merkel, ovviamente, unico fuoriclasse in campo – e sconfessando l’unica motivazione buona per votare SÌ per i greci, cioè un’immediata uscita dall’Eurozona in caso di vittoria del NO.

Ieri dichiari: “Anche con un SÌ, le negoziazioni saranno difficili”. AHAHAHAHAH ma allora ditelo che gli inetti sono Tsipras e Varoufakis, no?? Scrivetelo, su l’Unità 😉

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L’Unità, un Foglio alla ridotta

l’Unità sembra Il Foglio senza lo stile, le penne, le teste, l’elaborazione intellettuale – se non consideriamo il suo giovane direttore – del Foglio. Stesso posizionamento, stessa linea, praticamente su tutto.

Un pastone indigeribile di governismo e partitismo, un logo copiato a quello della CGIL, una Pravda fuoritempo, con l’aggravante che metà degli articolisti del quotidiano del fu Gramsci sono deputati di maggioranza, sottosegretari e ministri.

Molto meglio i blogger d’area che sembrano essere coinvolti nel progetto: almeno so’ voci fresche, sincere, mediamente disinteressate.

Guardate che se aspettavate un altro mesetto, così da non avere l’incombenza di dover parlare di questi scassacazzi dei greci, facevate meglio figura. Magari riuscivate anche a non sembrare reazionari.

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Greferendum: voterei NO?

Arrivano notizie troppo contrastanti dalla #Grecia e da #Bruxelles, l’una a smentire l’altra, di accordi mai proposti e chissà se rifiutati, di retroscena improbabili, di dichiarazioni scomposte e, se vere, clamorose, da una parte e dall’altra. Un quadro chiaro è impossibile da scorgere.

Io direi che ci ritiriamo a riflettere e a fare, se si può, una preghierina. Che ne riparliamo solo se vediamo o sentiamo nuove certe. Che riponiamo le armi ideologiche, almeno noi, nonostante questa sia la più puramente politica delle vicende mai accadute a questa Europa di plastica. Che rischia di sciogliersi e lasciare una puzza terribile, lì, alle porte dell’Occidente.

Voterei NO? Probabilmente sì, mi sento più vicino alla classe media degli stremati ed emarginati dalla recessione selvaggia, a quelli che non hanno nulla da perdere pur amando l’idea di Europa. Ma come si può prendere una posizione così netta? Comprendo benissimo anche alcuni dei miei amici greci, di buona famiglia, che, a prescindere dalle loro idee politiche, sono ora avvolti dalla paura di perdere quello che hanno da perdere.

Possiamo ridurre tutto ad un conflitto di classe? Ma quali classi, questo è il delitto più grande della tecnocrazia: produrre nemici dove non dovrebbero essercene. Aspettiamo e speriamo, le cose che si dovevano dire sono state dette.