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L’Economist: gente che ODIA la politica

A PRESCINDERE CHE TU VOTI SÌ O VOTI NO, CHE TU SIA DI DESTRA O DI SINISTRA

Chiunque legga le righe che allego alla fine di questo post, il paragrafo finale di una serie di infamità ed amenità varie, piene di stereotipi anti-italiani oltre che di disastrose banalità, e non pensi “Ma allora questi non solo non hanno più la benché minima percezione della realtà, questi sono proprio delle merde”.. Secondo me è semplicemente antipatriottico. E chi mi conosce sa che io, di patria, ho un concerto piuttosto esteso, e per nulla nazionale.

Leggete solo con quale superficialità si liquida l’eventuale fallimento del progetto “moneta unica”, dopo che milioni di persone hanno gettato e continuano a gettare il sangue per tenerlo in vita. L’unica cosa che viene da pensare, leggendo, è che i personaggi che hanno scritto questo pezzo sono semplicemente degli esseri deprecabili, ecco. Ammantati di un paternalismo tecnocratico non più sopportabile, oltre che tecnicamente, ciclicamente e moralmente fallito. Gente che semplicemente ODIA la politica. Di qualsiasi verso. Vi prego, qualcuno della cosiddetta “élite” o “establishment” o quello che vi pare che glielo dica, ai Soloni dell’Economist.

“What, then, of the risk of disaster should the referendum fail? Mr Renzi’s resignation may not be the catastrophe many in Europe fear. Italy could cobble together a technocratic caretaker government, as it has many times in the past. If, though, a lost referendum really were to trigger the collapse of the euro, then it would be a sign that the single currency was so fragile that its destruction was only a matter of time.”

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Se non vi piacciono le cose brutte

Raga’, RASSEGNATEVI: da quando possono “parlare” (esprimere opinioni, evocare immagini, farsi media) tutti quantj, le conversazioni pubbliche sono NECESSARIAMENTE più brutte, sguaiate, meno educate. Figuratevi le campagne elettorali, poi. Allo stesso tempo, però, magari sono più “vere”, post-truth e bufale incluse. Che ci sono sempre state e oggi si vedono e girano molto più velocemente.

Insomma, bisogna decidere, almeno filosoficamente, se il viaggio dell’umanità debba essere verso il vero o verso il bello. E questo è tutto tranne che un invito ad abolire il suffragio universale o i social network. Ma molto più semplicemente, a darsi una calmata. Anche nei confronti di chi proprio non se la può dare.

Insomma, se non vi piacciono le cose brutte, dite cose belle. Se non vi piacciono le cose false, dite cose vere. Se non vi piacciono le cose false e brutte, dite cose vere e belle.

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Referendum: cosa vota la grande finanza?

Ma quindi, la grande finanza vota SÌ o vota NO?

Si pronuncia perlopiù per il SÌ, avvertendo l’eventualità di una grande instabilità bancaria e di un effetto-domino: “Italy is bigger than Brexit.”

Allo stesso tempo, le previsioni erano molto più fosche sia per il post-Brexit che per il post-Trump. Invece le borse si sono subito riprese alla grande, tant’è che ora sostanzialmente – potremmo dire, generalizzando TANTISSIMO – governano sia il Regno Unito, che oggi annuncia di voler divenire “paradiso fiscale”, sia gli Stati Uniti, ancora più di ieri grazie alla futura amministrazione con bollino Wall Street. E la gente, ricordate, lì ha votato contro il sistema, contro l’establishment, ecc. ecc. ecc.. No?

L’impressione è che non si sa mai chi ci guadagna davvero. E che agli indici del mercato azionistico bisognerebbe forse dare molta meno importanza. Ma soprattutto, ci si incomincia a chiedere: esiste davvero UN establishment monoblocco i cui umori possono essere misurati con gli indici azionari? Esiste UN sistema da combattere, o forse ci stiamo abituando a vedere la realtà un po’ troppo in 2d?

In soldoni: gli attori della finanza, investendo, scommettono. Se vince un’opzione ci guadagna qualcuno, se ne vince un’altra ci guadagna qualcun altro. E della “salute generale” di tutto quell’ecosistema noi continueremo a non capire nulla.

Quello a cui starei attento piuttosto è la salute del credito di qualche migliaio di famiglie normali. Occhio a MPS e non solo.

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L’accozzaglia e i permalosi

Ai NOisti sensibili: ve lo posso dì che siete (o state facendo) un po’ (gli) scemi se pensate che “accozzaglia” fosse davvero dedicato a voi e non ai “leader” e ai partiti che sostengono il NO?

Giusto o sbagliato, coerente o meno, quello della “accozzaglia, o casta, di leader e partiti divisi da tutto se non da un NO un governo stabile” è un messaggio che Renzi, surrogati e campagna del SÌ portano avanti da mesi, insomma. Non fate i permalosi.

E i “deplorables” che hanno fatto vincere Trump non c’entrano niente. Perché la Clinton, pessima, disse chiaramente che metà degli ELETTORI di Trump fosse nel “basket of deplorables”. Si riferì, insomma, ESPLICITAMENTE agli elettori dell’altra parte: un disastro. Che però non punì Berlusconi, quando chiamò tutti “coglioni”.

Non credo che l’uso del termine “accozzaglia”, dunque, possa generare la stessa valanga che fu quella dei “deplorables”. E ciò non vuol dire che escludo una vittoria del NO, a mio avviso molto probabile.

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Pence fischiato a Broadway: ha ragione Steve Van Zandt

Il fatto è che ha ragione Steve Van Zandt.

L’iperconservatore Mike Pence, Vice Presidente eletto degli Stati Uniti d’America, va a vedersi il musical “Hamilton” a Broadway, in una serata di pausa dal lavoro di formazione della prossima amministrazione, la cosiddetta “transition”. Viene accolto da fischi e buuu all’entrata, e alla fine dello spettacolo il cast sale sul palco e gli fa la lezioncina.

C’è un termine che non so tradurre in maniera perfetta dall’inglese, ma che traduce benissimo il comportamento del pubblico, cast compreso: “self-righteous”. Gente che si dà ragione da sola, e che se ne compiace.

Van Zandt, il chitarrista della E Street Band, quella di Bruce Springsteen, presente in sala, dichiara: “Gli ospiti si accolgono, non gli si fa la lezioncina.” Ha completamente ragione. Io al loro concerto mi sono sentito a casa, come investito da un bene superiore, e sarebbe stato lo stesso, lo so anche in mezzo a una folla di redneck piuttosto che al Circo Massimo.

Trump ha reagito all’accaduto lamentandosi – frignando – dei “buuu” a Pence. Porello. Mi sembrato esplicativo di chi sia davvero il nuovo Presidente degli Stati Uniti: un personaggio che ha sempre agognato di far parte di quella upper class liberal di Manhattan, di essere accettato dai suoi circoletti, di poter andare ai party e ai vernissage senza essere guardato di sottecchi, come l’arrampicatore sociale, il parvenu, il bamboccio ereditario, il palazzinaro senza scrupoli. E che a un certo punto, all’ingresso della vecchiaia, si è inventato un modo abbastanza geniale per bastonare quel mondo da cui si è sempre sentito alienato, che lo ha frustrato per decenni.

Quella subalternità culturale, mondana, anche ora che è uno degli uomini più potenti del mondo, è rimasta intatta. Riflessa in quel tweet, in quel rimanerci male piuttosto che ridacchiare della morale fatta al suo VP, che intanto zitto zitto sarà il vero dominus del suo quadriennio. Poor little Donald, sì.. Ma poraccia, e disgraziata, soprattutto la Manhattan bene.

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De Luca: Lo scandalo e i notabili

De Luca che ordina al sindaco di Agropoli di votare e far votare SÌ in massa. Non ho capito se vuol dire che il SÌ al Sud andrà MOOOOLTO meglio del previsto, o se invece è la botta finale che fa trionfare il NO. La questione è molto più sottile di quanto si pensi. Voi che dite?

P.S. Nessun moralismo o condanna di sorta, nonostante reputi parole e metodi di de Luca quantomeno discutibili se non rottamabili. Mi sto solo chiedendo se la spinta dei patron locali – insondabile – valga più dello SKANTALO mediatico.

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Cavallo di razza

Nei prossimi venti giorni, da una parte vedremo un certo becerume propagandistico ormai diffondersi a macchia d’olio da entrambe le parti, senza soluzione di continuità. Dall’altra, noteremo un abbassamento di tensione, un recidersi del legame che sembrava imprescindibile tra risultato del referendum e futuro di Renzi. Perché quest’ultimo sta già profilando il suo piano B. Un cavallo di razza, vi piaccia o non vi piaccia, non finisce la sua corsa all’età di 41 anni.
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Il No di Civati

Comunque, che vinca il SÌ o che vinca il NO, Pippo Civati pare l’unico leaderino della sinistra fuori dal Pd a star facendo una campagna decente e minimamente riconoscibile anche da quelli che non sono mai stati con lui, ex-SELleroni in primis. Che lo nominano sempre più spesso.

Ha scommesso sul fallimento di Sinistra Italiana, non partecipandovi, e pare che al momento la scommessa gli sia riuscita. Ora, cerca di usare il NO come momento riaggregativo: ho dubbi sul fatto che possa essere un buon inizio, e ancora di più su ciò che ne verrà fuori. Ma almeno..

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Materia resiliente

In Tv, sui giornali, nei dibattiti all’interno delle università, i liberal e i progressisti americani stanno discutendo con mente aperta, in maniera onesta, dura e consapevole del futuro del Democratic Party e non solo.

Non hanno paura di fare il nome di persone, posizioni e soluzioni radicali, che fino a qualche mese fa sarebbero sembrate incredibili, assurde, fuori da ogni potabilità politica. Non hanno paura, gli stessi liberal, di condannare senza appello le loro èlite. Non trattengono la mano.

Questo perché ciò che era – solo apparentemente – incredibile e assurdo, una settimana fa è semplicemente successo. E allora bisogna adattarcisi, combatterlo con le armi giuste, aggiornare un mindset, correggere le lenti con cui si guarda il mondo. CAMBIARE, e farlo in fretta.

Eppure sono passati solo otto anni da un trionfo che sembrava definitivo, quello di Barack Obama: quanti ne devono passare ogni volta, in Italia, per abbandonare luoghi comuni che sembrano intramontabili, tic, sepolcri imbiancati?

Che vi piaccia o no – e tanti sono i lati di questo paese che non amo, tutt’altro – l’America è fatta di materia resiliente. E questa è la sua più grande forza.