comment 0

Volevo chiedere a @bobogiac (Roberto Giachetti)..

..cosa ne pensasse della legge elettorale, ma ha fatto prima lui, costringendomi un po’ a ritrattare alcune posizioni di questi giorni.
L’Italicum ha le sue evidenti storture e contraddizioni, ma si presenta come un compromesso che comunque prima o poi sarebbe accaduto, data la dipartita -stavolta è un fatto, e dispiace- dei Cinque Stelle.

Positivo che le liste bloccate siano evidenziate sulla scheda, ma restano una piccola vergogna, frutto del ricatto di Berlusconi, che chiaramente non può rinunciare a servirsi di impresentabili vari. E le primarie promesse da Renzi sono una consolazione fino a un certo punto, per due motivi:
– quello, di sistema e di principio, secondo cui le “regole del gioco” dovrebbero essere le stesse per tutti, pur non negando che le primarie fanno “bello” il Pd rispetto a Forza Italia.
– quello, più tecnico, che riguarda come le primarie del Pd verranno svolte: ad oggi non c’è un regolamento vero e proprio, e siamo sicuri che esse non diventino quella lotta fratricida (prima delle elezioni vere, almeno, certo) di malapolitica e clientelismo di cui parla lo stesso Giachetti riferendosi -giustamente- alle preferenze?

Sulle soglie: é vero che, per il premio, il 35%, rispetto alla non-soglia, é un progresso, ma resta ancora bassa. Altro compromesso per Silvio, che raccatterà di tutto e di più per cercare di sparigliare al primo degli (eventuali) due turni.
Sulla soglia di sbarramento, invece: non viene giustificata la differenza tra coalizzati e non, una piccola porcheria che darà vita a coalizioni di convenienza, e dunque fragili. Altro pegno pagato a Berlusconi.

P. S. Non ho gradito chi stamane ha quasi invocato che Giachetti ricominciasse lo sciopero.

comment 0

#Cuperlo non é un eroe, e #Renzi é un proto-bulletto

Vabbe’, fatemi capire: uno si fa costringere a fare il Presidente di un partito dai suoi pavidi ed egoisti sodali pur sapendo di essere parte e non garante, si fa umiliare dal Segretario dello stesso partito, si dimette, e ora è una specie di eroe?

Ho scelto di non infierire su Cuperlo, come qualcuno sta facendo, ma per favore non si esageri -d’altra parte- a dipingerlo come un martire. Ha toppato clamorosamente ad accettare il ruolo, come molti -me compreso- dissero il 15 dicembre.
I modi da proto-bulletto di Renzi hanno fatto il resto (“il bambino che mangia i comunisti”: Gramellini c’aveva azzeccato).

comments 3

#Italicum: una legge demototalitaria

L’Italicum é una legge demototalitaria, forzatamente semplificatoria di ciò che semplice non é.
Senza rispetto delle minoranze, uccide realtà politiche anche potenzialmente grosse (8%!!), e punta a fare lo stesso, nel tempo, della terza delle forze più grosse (il M5S, colpevole di non aver voluto influire, come al solito -purtroppo, aggiungo io-).
Non risolve la questione principale, quella della credibilità degli eletti, in quanto non stabilisce un rapporto realmente diretto tra questi e gli elettori, con le liste bloccate (mini o maxi purtroppo fa poca differenza, chi entra lo decide il capo a destra, primarie più o meno partecipate, trasparenti e significative a sinistra e tra gli stellati) e -soprattutto- un’oscena ripartizione nazionale.
Forse garantisce governo, l’unico lato realmente positivo: ma di che forza? Abbiamo visto governi col 60% dei seggi sciogliersi al sole, anche con un consenso nel paese sicuramente maggiore di quello che avrebbe un governo eletto col 35% dei voti, la soglia -bassissima- voluta da un Berlusconi al tramonto per giocarsi il tutto per tutto alle sue prossime e presumibilmente ultime elezioni.

Tuttavia, rimanendo questo impianto, la legge potrebbe diventare accettabile con alcune correzioni:
– dal 35% al 40% di soglia per il premio (se proprio serve, questo premio: un doppio turno e basta a questo punto no?)
– 5% di soglia per entrare un Parlamento. Uguale per coalizzati e non coalizzati. Perché? 1) perché una forza votata da almeno (con affluenza bassa) 1 milione e mezzo di elettori NON può non essere rappresentata, mandando a morire qualsiasi mobilità politica per eventuali outsider. 2) perché é assurda la discriminazione tra chi si coalizza e no: si continuerebbe ad affiliarsi solo per convenienza, si costruirebbero pastrocchi elettorali in stile Rivoluzione Civile o Scelta Civica che bisticciano e muoiono il giorno dopo. E -permettetemi questa naiveté- perché é assurdo che chi fa bandwagoning, andando sempre in soccorso del più forte spesso solo per la necessità di sopravvivenza, sia anche premiato per questa inservibilità politica: se vogliamo coalizioni omogenee e possibilmente capaci di governare, allora facciamo in modo lo siano per davvero, senza forzare nulla.
– collegi uninominali, o -perché no?- BInominali, con alternanza di genere: le liste bloccate sono un’assurdità, sapete tutto perché, e le preferenze inaugurerebbero una volta per tutte il mercato delle vacche, di questi tempi la guerra tra poveri.

“Non ti accontenti mai, Scarano”: é vero. L’attivismo di Renzi non mi fa schifo, no, ma tra attivismo e decisionismo che non offre né alternative né la possibilità di una discussione c’è enorme differenza. Ed é anche per questo che avrei chiesto di votare contro ieri se fossi in Direzione.

comment 0

“In un paese normale..”

Qualsiasi periodo o lamentazione che comincia con “In un paese normale..” perde automaticamente di senso: troppi sono i fatti, le situazioni, i personaggi, le anomalie, che non fanno del nostro “un paese normale”.
E allora perché ostinarsi a chiedere l’impossibile sprecandosi in indignazioni varie ed eventuali?

Tutti sanno che “in un paese normale” un pregiudicato non é la controparte ideale per decidere “la legge delle leggi”, ma, molto semplicemente, l’Italia NON é un paese normale. Anche per colpa di chi rivendica e comunicativamente usa per il suo interesse questa tanto agognata “normalità”.

comment 0

Quella paura fottuta

Se ci sarà un solo democratico in più, oggi, davanti al Nazareno, di quanti ce ne furono ad Aprile davanti al Capranichetta e a Montecitorio, c’è veramente da incazzarsi.
Testardi, cocciuti, ottusi che non siamo altro.

Preferisco il “divisivismo” alla presa per culo turgida di ideali, l’avventura all’attendismo tattico, l’inesplorato ai vetusti metodi appesantiti dal fallimento.
L’incontro di oggi é discutibilissimo, soprattutto nel merito di quale legge elettorale uscirà fuori (che é l’unico vero problema), ma non assomiglia alla bicamerale di D’Alema né al solito inciucio.

E resta da fare una considerazione importante: una parte irriducibile del popolo del Partito Democratico, trascinata da una fetta di dirigenza retriva e perdente da sempre -quella che ha ottimi motivi a temere ogni alito di cambiamento-, ha una PAURA FOTTUTA di qualsiasi stramaledetta novità (a prescindere dalla qualità del risultato a cui possono portare).

Consiglio loro, in amicizia e con comprensione, di mettersi l’anima pace

comment 0

Berlusconi al Nazareno: lezioni di dignità, anche no

Lo posso dire, lo posso dire, lo posso dire? Inutile che frignate, quello ha vinto le primarie col 68% e fa come gli pare.

Vuole invitare il demonio nella sede del Pd? Lo fa. Vuole farci la legge elettorale insieme? Lo fa, lo fa. Vuole perculare tutti, dal primo all’ultimo partito e partitino, dal primo all’ultimo esponente di questo, quello e del suo stesso partito? Lo fa alla grande (e un bel “D’Attorre chi?” io oggi lo avrei quasi quasi detto davanti alla Bignardi).

Anzi, lo sapete che vi dico? Magari la fa per davvero la legge elettorale, con chi ci sta. Subito (anche se un pensierino su QUALE LEGGE io ce l’avrei, ma la cura dei dettagli non è di questi dickensiani hard times). Dimostrerebbe una rapidità, un pragmatismo, un’efficacia unica nel panorama politico. Qualità che infatti dubito abbia per davvero.

Poi, francamente – ma questa è cosa nota da ieri, da quelli che hanno sopportato le schifezze di Aprile perdonando il giorno dopo – se non il giorno stesso – gli stessi carnefici del partito che tanto amano, e che hanno sostenuto quella stessa classe dirigente – ancora, con una testardaggine al limite del masochismo – anche al congresso, prendendo anche una batosta difficilmente digeribile, da quelli che il governo con Silvio lo hanno sopportato, addirittura sostenuto, per poi tifare per Cicchitto contro Sallusti durante quella memorabile e infinita (ero tra il pubblico di Gazebo, ad aspettare che finisse) puntata di Ballarò.. Da quelli lì ecco, lezioni di stile e dignità no, proprio no, anche no.

comments 2

Le tre proposte di #Renzi sulla #leggeelettorale: PARI sono?

Scrive Fabio Avallone:
“Ora il Parlamento può scegliere una delle tre proposte. Proprio come se fossimo in un quiz di Mike Bongiorno. La uno, la due e la tre pari sono..”

PARI sono. 
Così PARI che i parlamentari del centrosinistra (tanto per fare un esempio) dopo le ultime elezioni sarebbero stati 179 con il modello spagnolo, 378 (quasi il doppio: non so se è chiaro) con il “Sindaco d’Italia” (da YouTrendhttp://www.youtrend.it/2014/01/09/proposte-matteo-renzi-legge-elettorale/). 

Ma non dovremmo essere un attimo meno superficiali sulle “regole del gioco”?

comment 0

Tifosi ovunque: #M5S, #Pd, e referendum online.

Dunque.

Se Grillo non avesse fatto decidere “la Rete” sul reato di clandestinità, sarebbe stato un tiranno monocrate antidemocratico, ma se fa decidere la Rete non va bene perché lo fa il giorno stesso e perché il voto via web è una buffonata e bla bla bla.
Se il risultato del voto fosse stato per il mantenimento del reato, “sono tutti razzisti fascisti disumani stronzi”, ora che invece hanno votato per l’abolizione “sono solo 25mila non conta nulla è una farsa”.
E ancora, se avesse vinto la “posizione” (quale??) di Grillo e Casaleggio “li ha traviati tutti, li ha trasformati in centrali d’odio dal suo blog malefico e puzzolente”, ma dato che hanno perso “lo vogliono capire che non contano più niente, si facessero da parte questi guru insignificanti”!!11!!11

Sono lontano, lontanissimo dal grillismo, in tanti suoi aspetti, ma si riesce, da queste parti, ad essere meno tifosi e più obiettivi, e -soprattutto- un pizzico più autocritici sulle nostre infinite mancanze e contraddizioni?

comment 0

I commenti, la rete, la società: armiamoci di generosa gratuità (e auguri a #Bersani)

Scrive Fabio Chiusi:

Sì, gli imbecilli sono imbecilli e mi fa tanto schifo chi augura la morte a Bersani come a chiunque altro. Ma essere imbecilli è un diritto, e mi fa meno paura un imbecille di chi teorizza un ambiente sterilizzato, moralizzato, normalizzato, in cui devi sempre e comunque scrivere #forzabersani anche se non lo pensi, in cui devi essere ipocrita e conformista per necessità, in cui alla fin fine l’«imbecille» pensa lo stesso di prima ma non lo scrive. E così l’unica differenza è che c’è ma non lo vediamo, il pensiero dell’imbecille: resiste, ed è invisibile, ma noi siamo in pace con la coscienza, qui è tutto un #forzabersani, e insomma noi – mica come loro! – siamo buoni e bravi e belli. Ma per favore. Come se si potesse eliminare l’imbecille da Internet dopo che abbiamo fallito da sempre nell’eliminarlo da tutto il resto, tra l’altro..

Ciò che mostra la rete (non soltanto ieri sul malore di Bersani) è -di nuovo purtroppo- semplicemente il sentire viscerale, non filtrato e quantomai umano (perché “essere umani” non vuol dire per forza essere buoni, educati, gentili, onesti e civili -purtroppo per la terza volta: sarebbe un mondo quasi perfetto-) di una parte delle persone che vivono in Italia, se non questo pianeta.
La “ggente” -esattamente come quando in fabbrica o al bar o in ufficio “innocentemente” fa all’amico “je piasse un colpo a questo o quel bastardo/inetto/ladro di politico/giornalista/conduttore”- sulla rete, coperto da quella “sostanziale irresponsabiltà nei confronti dei contenuti di odio” (di cui parla Mantellini qui) prende e quella cosa la scrive. Senza alcun senso dell’autocensura, senza rendersi conto che la rete è un luogo pubblico in cui sono presenti altri soggetti, senza la minima idea del fatto che quel “manens scriptum” sarà lì, a provocare eventuali reazioni di diverso tipo, per un tempo indeterminato, dipendente solo da chi ne gestisce l’esistenza (l’eventuale admin/moderatore del luogo virtuale in cui il commento/testo/contenuto viene pubblicato).
Questo dipende da vari fattori: contingenti, come la grande rabbia e mancanza di speranza che sta vivendo la nostra società, e culturali, che determinano, oltre alla difficoltà di controllare le proprie parole, un’assoluta incapacità di stare su Internet in maniera “appropriata”.

Se non capiamo questo e ci limitiamo a bastonare la rabbia informe e scomposta (come abbiamo visto per i “forconi”) dando del “fascista”, del “maiale” (e così via, e non sto dicendo che in quel preciso momento chi ha scritto, ad esempio, quei commenti sul malore di Bersani non si sia possibilmente meritato un appellativo del genere) a destra e manca non risolviamo nulla. Anzi: probabilmente quel numero di persone aumenterà, giorno dopo giorno, sensibilmente.
E -scusatemi- è anche stupido, reazionario, semplificante e quindi incredibilmente rassicurante ed auto-elevante (“io/noi siamo migliori di QUELLI Là”) additare questa o quella agenzia di produzione del sentire comune, sia essa un partito, un giornale, un personaggio pubblico (il nostro partito/giornale/politico è migliore di QUELLI Là”), come la principale, se non l’unica responsabile di un ludibrio e una volgarità diffusa.
Certo, uno come Grillo ha le sue responsabilità nell’aver impostato quello stile, quella modalità comunicativa, quella proprietà di linguaggio che lo contraddistingue: il “grillino” spesso non fa che imitarlo in maniera ancora più volgare. E certo, Il Fatto Quotidiano potrebbe moderarli i commenti, e Travaglio potrebbe essere meno “spinosetto” nei suoi pezzi.
Ma non è questo il vero problema: se pensiamo davvero che se non esistessero questi (quelli di cui sopra) o altri soggetti ieri non avremmo visto quei commenti ci sbagliamo di grosso, e -peggio ancora, e l’ho visto fare ieri da parecchi purtroppo- continuiamo a perpetuare quella (polemica) politica sterile, confusa, paralizzante.
Il tutto, in questo caso, sulla pelle di un uomo, Bersani, intanto in una situazione difficile.

Non si giustificano certi comportamenti, e non è il mio obiettivo. Quello che voglio comunicare è che se davvero vogliamo un mondo, e una rete (che è solo un “luogo del mondo”, come ci ricorda anche Arianna Ciccone, e questo non ce lo dobbiamo scordare), migliore, popolato da persone più educate (in tutti i sensi), in cui non si leggano né ascoltino parole cattive e diffamatorie verso nessuno, la strada giusta non è quella vista ieri. Quanto, piuttosto, quella della COMPRENSIONE (Weber?).
Già, della comprensione. Perché se “noi” che ci comportiamo meglio non riusciamo a fare quello scatto, quel salto di qualità che ci permette di capire PERCHE’ quei commenti esistono, PERCHE’ un certo modo di esprimersi esiste, allora non miglioreremo nulla. Continueremo invece a crederci migliori (e magari lo saremo anche, ma purtroppo conta poco), lasciando quella parte, sempre più consistente in quanto culturalmente “esclusa” e pertanto “marginale”, della società, semplicemente uguale a sé stessa, se non in trend peggiorativo e numericamente crescente. E quella frattura che abbiamo visto ieri tra i “civili e perbene” e i “peggiori” (stessa immagine, ancora, di quella della guerra tra poveri vista con la comparsa dei Forconi di qualche giorno fa) continuerà a crescere, fino a diventare insanabile: un incubo. Che è quello a cui ci stiamo avvicinando sempre più velocemente, purtroppo.
Non esiste pertanto peggiora cosa da dire, pensare, e infine fare, in certe situazioni, che: “Io con QUELLI Là non ho assolutamente nulla a che fare”. E anche stupida, se permettete: con quelli lì avremo a che fare stasera, domani, tra una settimana. A lavoro, al supermercato, a scuola, per strada. Come sapremo riconoscerli allora? E comunque, cosa faremo: li ignoreremo, li cancelleremo, li censureremo, gli tapperemo la bocca? Come faremo?

Mi permetto di suggerire una strategia per chi vuole assistere sempre meno a fatti assimilabili a quelli di ieri.
Prima di tutto, si levi dalla testa di essere ontologicamente migliore. Magari è stato educato meglio, ha letto più libri, e guarda film migliori, ma, come direbbe Pigi, “è quell’acqua là”.
Poi: incominci a pretendere che le agenzie dell’informazione e della conoscenza, così come la maniera di usufruirne, che utilizza e reputa migliori -parlo dei mass media come dei social network come dei libri- siano ancora migliori. Li sottoponga a una critica costante, obiettiva, voglia sempre di più e più qualità. Aiuti a diffonderli verso chi non riesce ad utilizzarne, li consigli a chi non vuole usufruirne per nulla, o a chi preferisce altro.
Chieda al suo partito (non importa quale) il meglio possibile, la più grande trasparenza e correttezza, il numero minore di alibi da lasciare agli altri per non considerarla l’opzione più giusta.
Lotti, soprattutto, per un’educazione migliore e per tutti.

Forse ciò che sto per dire è opinabile o criticabile, ma io credo che la dimensione culturale di una società funzioni per osmosi, attraverso vasi più o meno comunicanti, in competizione tra loro. Se un certo modo di guardare al mondo cresce spaventosamente, succhiando piano piano tutta l’acqua, è anche perché quelli dell’altro vaso non stanno remando o pompando abbastanza. Forse per debolezza, per stanchezza, ma anche e soprattutto per supponenza, per convinzione di superiorità, perché aspettano, senza agire abbastanza, che gli altri vengano nel loro vaso solo perché per qualche motivo il loro vaso “è quello giusto”. Non è così, o meglio: non è così per tutti, non è così per molti. E allora bisogna ricominciare a remare, a pompare, a correre.
Rincominciando a condurre una sana e inflessibile autocritica, costante, severa. E magari facendo, come ci ha suggerito ieri Luca Bottura alla fine della difficile giornata, “una cosa civile”: un regalo -sì, un REGALO- a chi non la pensa come noi, a chi agisce come mai noi vorremmo o potremmo.
Solo questo può salvarci: una sana e generosa GRATUITA’.

comment 0

I commenti, la rete, la società: puntare il dito serve davvero a qualcosa? Una strategia per migliorare

Purtroppo ha ragione Fabio Chiusi: “Sì, gli imbecilli sono imbecilli e mi fa tanto schifo chi augura la morte a Bersani come a chiunque altro. Ma essere imbecilli è un diritto, e mi fa meno paura un imbecille di chi teorizza un ambiente sterilizzato, moralizzato, normalizzato, in cui devi sempre e comunque scrivere #forzabersani anche se non lo pensi, in cui devi essere ipocrita e conformista per necessità, in cui alla fin fine l’«imbecille» pensa lo stesso di prima ma non lo scrive. E così l’unica differenza è che c’è ma non lo vediamo, il pensiero dell’imbecille: resiste, ed è invisibile, ma noi siamo in pace con la coscienza, qui è tutto un #forzabersani, e insomma noi – mica come loro! – siamo buoni e bravi e belli. Ma per favore. Come se si potesse eliminare l’imbecille da Internet dopo che abbiamo fallito da sempre nell’eliminarlo da tutto il resto, tra l’altro..”

Ciò che mostra la rete (non soltanto ieri sul malore di Bersani) è – di nuovo purtroppo – semplicemente il sentire viscerale, non filtrato e quantomai umano (perché “essere umani” non vuol dire per forza essere buoni, educati, gentili, onesti e civili – purtroppo per la terza volta: sarebbe un mondo quasi perfetto) di una parte delle persone che vivono in Italia, se non questo pianeta. La “ggente” – esattamente come quando in fabbrica o al bar o in ufficio “innocentemente” fa all’amico “je piasse un colpo a questo o quel bastardo/inetto/ladro di politico/giornalista/conduttore” (come ben racconta Dino Amenduni, oltre a parecchie altre cose, al punto 3 di questo) sulla rete, coperto da quella “sostanziale irresponsabiltà nei confronti dei contenuti di odio” (di cui parla Massimo Mantellini qui) prende e quella cosa la scrive. Senza alcun senso dell’autocensura, senza rendersi conto che la rete è un luogo pubblico in cui sono presenti altri soggetti, senza la minima idea del fatto che quel “manens scriptum” sarà lì, a provocare eventuali reazioni di diverso tipo, per un tempo indeterminato, dipendente solo da chi ne gestisce l’esistenza (l’eventuale admin/moderatore del luogo virtuale in cui il commento/testo/contenuto viene pubblicato).

Questo dipende da vari fattori: contingenti, come la grande rabbia e mancanza di speranza che sta vivendo la nostra società, e culturali, che determinano, oltre alla difficoltà di controllare le proprie parole, un’assoluta incapacità di stare su Internet in maniera “appropriata”. Se non capiamo questo e ci limitiamo a bastonare la rabbia informe e scomposta (come abbiamo visto per i “forconi”) dando del “fascista”, del “maiale” (e così via, e non sto dicendo che in quel preciso momento chi ha scritto, ad esempio, quei commenti sul malore di Bersani non si sia possibilmente meritato un appellativo del genere) a destra e manca non risolviamo nulla. Anzi: probabilmente quel numero di persone aumenterà, giorno dopo giorno, sensibilmente. E – scusatemi – è anche stupido, reazionario, semplificante e quindi incredibilmente rassicurante ed auto-elevante (“io/noi siamo migliori di QUELLI Là”) additare questa o quella agenzia di produzione del sentire comune, sia essa un partito, un giornale, un personaggio pubblico (il nostro partito/giornale/politico è migliore di QUELLI Là”), come la principale, se non l’unica responsabile di un ludibrio e una volgarità diffusa.

Certo, uno come Grillo ha le sue responsabilità nell’aver impostato quello stile, quella modalità comunicativa, quella proprietà di linguaggio che lo contraddistingue: il “grillino” spesso non fa che imitarlo in maniera ancora più volgare. E certo, Il Fatto Quotidiano potrebbe anche moderarli i commenti, e Travaglio potrebbe essere meno “spinosetto” nei suoi pezzi. Ma non è questo il vero problema: se pensiamo davvero che se non esistessero questi (quelli di cui sopra) o altri soggetti ieri non avremmo visto quei commenti ci sbagliamo di grosso, e – peggio ancora, e l’ho visto fare ieri da parecchi purtroppo – in questo modo continuiamo solo a perpetuare quella (polemica) politica sterile, confusa, paralizzante. Il tutto, in questo caso, sulla pelle di un uomo, Bersani, che si trova in una situazione difficile.

Non si giustificano certi comportamenti, e non è il mio obiettivo. Quello che voglio comunicare è che se davvero vogliamo un mondo, e una rete (che è solo un “luogo del mondo”, come ci ricorda anche Arianna Ciccone, e questo non ce lo dobbiamo scordare), migliore, popolato da persone più educate (in tutti i sensi), in cui non si leggano né ascoltino parole cattive e diffamatorie verso nessuno, la strada giusta non è quella vista ieri. Quanto, piuttosto, quella della COMPRENSIONE (Weber?).

Già, della comprensione. Perché se “noi” che ci comportiamo meglio non riusciamo a fare quello scatto, quel salto di qualità che ci permette di capire PERCHE’ quei commenti esistono, PERCHE’ un certo modo di esprimersi esiste, allora non miglioreremo nulla. Continueremo invece a crederci migliori (e magari lo saremo anche, ma purtroppo conta poco), lasciando quella parte, sempre più consistente in quanto culturalmente “esclusa” e pertanto “marginale”, della società, semplicemente uguale a sé stessa, se non in trend peggiorativo e numericamente crescente.

E quella frattura che abbiamo visto ieri tra i “civili e perbene” e i “peggiori” (stessa immagine, ancora, di quella della guerra tra poveri vista con la comparsa dei “forconi” di qualche giorno fa) continuerà a crescere, fino a diventare insanabile: un incubo. Che è quello a cui ci stiamo avvicinando sempre più velocemente, purtroppo.

Non esiste pertanto peggior cosa da dire, pensare, e infine fare, in certe situazioni, che: “Io con QUELLI Là non ho assolutamente nulla a che fare”. E anche stupida, se permettete: con quelli lì avremo a che fare stasera, domani, tra una settimana. A lavoro, al supermercato, a scuola, per strada. Come sapremo riconoscerli allora? E comunque, cosa faremo: li ignoreremo, li cancelleremo, li censureremo, gli tapperemo la bocca? Come faremo?

Mi permetto allora di suggerire una strategia per chi vuole assistere sempre meno a fatti assimilabili a quelli di ieri. Prima di tutto, si levi dalla testa di essere ontologicamente migliore. Magari è stato educato meglio, ha letto più libri, e guarda film migliori, ma, come direbbe Pigi, “è quell’acqua là”. Poi: incominci a pretendere che le agenzie dell’informazione e della conoscenza, così come la maniera di usufruirne, che utilizza e reputa migliori – parlo dei mass media come dei social network come dei libri – siano ancora migliori. Li sottoponga a una critica costante, obiettiva, voglia sempre di più e più qualità. Aiuti a diffonderli verso chi non riesce ad utilizzarne, li consigli a chi non vuole usufruirne per nulla, o a chi preferisce altro. Chieda al suo partito (non importa quale) il meglio possibile, la più grande trasparenza e correttezza, il numero minore di alibi da lasciare agli altri per non considerarla l’opzione più giusta. Lotti, soprattutto, per un’educazione migliore e per tutti.

Forse ciò che sto per dire è opinabile o criticabile, ma io credo che la dimensione culturale di una società funzioni per osmosi, attraverso vasi più o meno comunicanti, in competizione tra loro. Se un certo modo di guardare al mondo cresce spaventosamente, succhiando piano piano tutta l’acqua, è anche perché quelli dell’altro vaso non stanno remando o pompando abbastanza. Forse per debolezza, per stanchezza, ma anche e soprattutto per supponenza, per convinzione di superiorità, perché aspettano, senza agire abbastanza, che gli altri vengano nel loro vaso solo perché per qualche motivo il loro vaso “è quello giusto”. Non è così, o meglio: non è così per tutti, non è così per molti.

E allora bisogna ricominciare a remare, a pompare, a correre. Rincominciare a condurre una sana e inflessibile autocritica, costante, severa. E magari fare, come ci ha suggerito ieri Luca Bottura alla fine della difficile giornata, “una cosa civile“: un regalo – sì, un REGALO – a chi non la pensa come noi, a chi agisce come mai noi vorremmo o potremmo. Solo questo può salvarci: una sana e generosa GRATUITA’.