comment 0

Occidente: ma quali valori? Il Dubbio

Riesprimo, molto male, cose già dette da altri, molto meglio di quanto possa dirle io, per poi porre una questione. La crisi dell’Occidente nei confronti del resto del mondo di certo non é scientifica, né militare, né – nonostante la crisi globale da cui alcuni ancora faticano ad uscire (anche perché non vengono spesso aiutati a farlo, inciso mio) – prominentemente economica.

La crisi dell’Occidente è una “crisi di valori”, si dice. Che sembrano indubbiamente più deboli e incerti e tremebondi rispetto ai valori forti delle comunità orientali e a quelli – ancor di più, perché è “paurosamente” più vicino a noi – del mondo islamico. E allora io mi chiedo, da qualche giorno, quali sono i valori eminentemente Occidentali da preservare?

Mi sforzo, mi sforzo tanto. Penso alla “libertà”: no, non è un valore inteso universalmente allo stesso modo. Per un jihadista la più grande delle libertà è morire per il Profeta. Penso alla “democrazia”, che però qui in Occidente riteniamo inscindibile da un certo modo di intendere la suddetta “libertà”, e che quindi automaticamente non vale per gli altri. E così via, insomma.

Ecco, forse il valore occidentale a cui non rinuncerei è quello del Dubbio, o insomma della possibilità di averne. Che è un po’ strano a dirsi, che forse non è neanche un “valore”, che magari è la base stessa della decadenza dei valori forti. Dunque, mi ripeto: quali sono i valori eminentemente Occidentali che voi ritenete fondamentali, che “salvereste” dall’assalto culturale di un’altra civiltà?

comment 0

Lost in Greek Election – trasformare tutto (compreso Tsipras) in strumento

Ieri verso le 10.45 Alexis Tsipras, Syriza e la Grecia comparivano finalmente sui digischermi italici, se prescindiamo da sparuti commenti arrapati de sinistra, scettici o terrorizzati degli altri.

All’incirca un’ora e dodici minuti dopo compariva la notizia che Tsipras volesse “cambiare verso all’Europa con Renzi” (letteralmente pronunciato cosi eh, sì come no), contraccambiato dal pezzo in cui il greco parla della “personalità scissa” del nostro bischero rignanese. Nel pomeriggio, schermaglie su chi avesse diritto a godere di un’eventuale vittoria di Syriza e chi no: particolarmente innervositi gli avventori della fu Altra Europa (“potevate sostenerlo a Maggio, no??”. Peccato il PD ci avesse messo solo sette anni ad aderire al PSE).

Verso sera, con l’arrivo dei primi risultati, la legge elettorale greca – proporzionale con premio di maggioranza – ci insegnava che é giusto e bello volere una legge elettorale che preveda parlamentari nominati, ma soprattutto un Parlamento senza Senato (come se in Italia si stesse eliminando il Senato, sì come no/2). In nottata la figura di Tsipras, stagliata a dominio di Piazza Syntagma come quella di un vetusto eroe greco, ci educava su quanto é bello e necessario e giusto avere un leader FORTISSIMO.

Stamattina, un po’ inaspettatamente, Tsipras ridiviene la fine del mondo occidentale (cit. Alessandro Mongatti), o al meglio un altro sporco cinico politicante un po’ millantatore e aduso a non mantenibili promesse, potremmo dire POPULISTA – ecco sì “populista” é perfetto, come ho potuto non pensarci prima – quando esce la nuova di un probabile accordo di governo con il partitino di destra un po’ teRibbile Ukip-style: fioriscono giochini parolistici col nome del suo leader Kammenos. At the end of the day (che in realtà purtroppo ancora non é finito), il tutto si risolve nell’assunto “Piuttosto, Alfano Berlusconi & Verdini 4ever”.

Ci si aspetta ora che Matteo, un bravo ragazzo dalle salde radici socio-liberal-liberis-demo-cris-euro-boh, ora prenda ufficialmente le distanze da ‘sto parassita proto-fascista de sinistra che cerca, con uno scemissimo 36,9% col 62,9% di affluenza (cioè veramente poco, ‘nnaggia..), di salire sul suo apollineo carro fiammeggiante lanciato verso il culo della Me.. No, dai, si gioca.

Comunque..

Syriza+Anel = PD+SEL+M5S, cioé il famoso “governo del cambiamento”, se si fosse fatto. L’unica (grande?) differenza é che mentre nel m5s la componente di destra anti-europea era a quei tempi meglio mascherata (ora sempre meno), nella coalizione greca essa é ben evidente e chiara nella presenza di Anel, un partito simile per certi versi ad Ukip (con cui, guarda caso, M5S é alleato).

Si tratta, molto semplicemente, di una scelta che va verso l’unione delle radicalità su una issue ben precisa -l’austerity europea-, piuttosto che verso la spesso ingessata e inconcludente fusione degli interessi moderati, che poi é quello che vediamo in Italia da anni ormai. Chi non ha mai gradito la prospettiva del governo del M5S é oggi insolitamente coerente, i sinistri delusi invece mi sa che non avevano capito bene da cosa nasce soprattutto Syriza: datevi ‘na calmata. E speriamo bene.

comment 0

Tsipras, Renzi e Baden Powell

Tsipras definisce Renzi “personalità scissa”: uno che in Italia insegue la peggior destra economica mentre in Europa prova a far qualcosina contro l’austerity (che ci abbia provato non mi sento di negarlo, che abbia portato a casa grandi risultati – sempre rispetto alle aspettative – a parte qualcosina sulla flessibilità, invece sì).

Sono d’accordo con Tsipras. E per questo oggi, un po’ controcorrente, dico che almeno in Europa il Premier non si deve sputtanarlo troppo: sia mai che il neo-40enne si faccia galvanizzare da un’eventuale vittoria di Syriza in Grecia e tenti un fronte comune mediterraneo.

Impossibile? Sir Baden Powell mi impone di dargli una (un’altra??) possibilità: obbedisco. A Renzi continuiamo a rompergli i coglioni in casa: uh, quanti ce ne sono, di argomenti.

comment 0

Cos’è stata la #MarcheRepublicaine?

Le manifestazioni sono sempre una cosa bellissima. Un momento di fenomenale espressività collettiva. Ricordo quella contro la riforma Gelmini, con un mare di liceali, a Roma nel 2008: l’Onda, la chiamavamo. Poi ho ricordi indiretti e solo fotografici della manifestazione del 25 ottobre, per dirne una.
Oggi c’è stata una manifestazione enorme a Parigi, trionfale nelle descrizioni che ne sono state date. Ciò che ha portato tanta gente in piazza é chiaro: l’infame attentato di matrice islamica alla redazione del foglio satirico Charlie Hebdo, 12 morti.
L’intento, la causa portata avanti dalla platea manifestante un po’ meno. E non mi sarei chiesto nulla se la cosa fosse stata solo spontanea, solo “di popolo”, solo dettata da un automatico moto di solidarietà verso le vittime dell’attentato (caratteristiche attribuibili ai sit-in dei giorni immediatamente successivi alla tragedia, e probabilmente alle intenzioni della maggior parte delle persone presenti in piazza anche oggi).
Si é parlato di unità, fraternità, ugua.. -no, quella no, figurarsi-, speranza. Ecco, io non ho capito esattamente -ma forse non ho solo letto abbastanza, in tal caso vi prego semplicemente di aggiornarmi- il senso politico, plasticamente raffigurato da quel nutrito gruppo di Capi di Stato in prima fila e bella mostra, della Marche Republicaine di oggi.
“Si é dimostrata unità”, qualcuno mi ha già risposto. Ma unità per cosa esattamente? Per “fare la pace”, per una futura guerra, per politiche comuni sul fronte dell’immigrazione o dell’integrazione, o per garantire libertà di pensiero e parola a tutti -in tal caso, per farne uno, perché rappresentanti di stati notoriamente liberticidi all’interno del corteo?-. Fraternità: certo, magari. Ad esempio tra quegli stati che in Europa si comportano, più che da fratelli, da parenti serpenti? Speranza: che il terrorismo, o il fondamentalismo islamico. finisca da solo, così, per magia? O che si possa bombardarli tutti? O che si convertano?
Le manifestazioni contro le guerre in Afganistan e in Iraq, oceaniche quanto ignorate, avevano un claim preciso: “Non fate questa guerra inutile, costosa, dolorosa, addirittura nociva a medio-lungo termine”. La ‪#‎MarcheRepublicaine‬ no, e davvero non vorrei che quella elegante foto di gruppo non si trasformi, tra qualche anno o mese, in un lontano ricordo, in una fatua -appunto- speranza.

comment 0

Dimitris, la Grecia, Syriza

Sono andato a salutare il mio amico Dimitris, appena tornato dalla Grecia. Abbiamo parlato di ragazze, di uscite e feste da organizzare, di futuro. E abbiamo parlato di Grecia, di Syriza, di Europa, di sinistra, di Politica.

“Anche Tsipras pensava di non potercela fare. Gli abbiamo detto che noi c’eravamo, e lui che sarebbe stato con noi.” Ho invidiato Dimitris: dev’essere stupendo partire da zero, attraversare il deserto, e infine poter iniziare a cambiare il mondo da un piccolo paese.

Ci siamo lasciati con una promessa: é solo l’inizio. I went to greet my friend Dimitris, just back from Greece.

comment 0

Cos’è stata la Marche Republicaine?

Le manifestazioni sono sempre una cosa bellissima. Un momento di fenomenale espressività collettiva. Ricordo quella contro la riforma Gelmini, con un mare di liceali, a Roma nel 2008: l’Onda, la chiamavamo. Poi ho ricordi indiretti e solo fotografici della manifestazione del 25 ottobre, per dirne una.

Oggi c’è stata una manifestazione enorme a Parigi, trionfale nelle descrizioni che ne sono state date. Ciò che ha portato tanta gente in piazza é chiaro: l’infame attentato di matrice islamica alla redazione del foglio satirico Charlie Hebdo, 12 morti.

L’intento, la causa portata avanti dalla platea manifestante un po’ meno. E non mi sarei chiesto nulla se la cosa fosse stata solo spontanea, solo “di popolo”, solo dettata da un automatico moto di solidarietà verso le vittime dell’attentato (caratteristiche attribuibili ai sit-in dei giorni immediatamente successivi alla tragedia, e probabilmente alle intenzioni della maggior parte delle persone presenti in piazza anche oggi).

Si é parlato di unità, fraternità, ugua.. -no, quella no, figurarsi-, speranza. Ecco, io non ho capito esattamente – ma forse non ho solo letto abbastanza, in tal caso vi prego semplicemente di aggiornarmi – il senso politico, plasticamente raffigurato da quel nutrito gruppo di Capi di Stato in prima fila e bella mostra, della Marche Republicaine di oggi. “Si é dimostrata unità”, qualcuno mi ha già risposto.

Ma unità per cosa esattamente? Per “fare la pace”, per una futura guerra, per politiche comuni sul fronte dell’immigrazione o dell’integrazione, o per garantire libertà di pensiero e parola a tutti – e in tal caso, per farne uno, perché rappresentanti di stati notoriamente liberticidi all’interno del corteo?

Fraternità: certo, magari. Ad esempio tra quegli stati che in Europa si comportano, più che da fratelli, da parenti serpenti? Speranza: che il terrorismo, o il fondamentalismo islamico. finisca da solo, così, per magia? O che si possa bombardarli tutti? O che si convertano?

Le manifestazioni contro le guerre in Afganistan e in Iraq, oceaniche quanto ignorate, avevano un claim preciso: “Non fate questa guerra inutile, costosa, dolorosa, addirittura nociva a medio-lungo termine”. La Marche Republicaine no, e davvero non vorrei che quella elegante foto di gruppo non si trasformi, tra qualche anno o mese, in un lontano ricordo, in una fatua – appunto – speranza.

comment 0

Il discorso di Capodanno che unisce davvero gli italiani

No, non sono così fesso da pensare che l’83,5% dei vigili romani fosse malato la notte di Capodanno.

Ma lo scatenato e grottesco mix di pregiudizi rabbiosi verso:
– dipendenti pubblici (da destra)
– “guardie” (da sinistra)
– sindacati (da tipo ovunque ormai)
– Marino (da fasci, mafiosi, grillini e Marchini – che splendida rima dolce)
E così via..

..è un vortice che lascia esilarati e nauseati allo stesso tempo. Una narrazione che unisce insieme, in un unico coro, tutto lo stanco, desolato, cinico e mai più fiero popolo italiano. Molto più del discorso di Capodanno del Presidente della Repubblica, che infatti non unisce più (a prescindere da Napolitano o non Napolitano, questa é proprio verità storica ed oggettiva, purtroppo o per fortuna decidetelo voi).

comment 0

La Parola di Napolitano

Solo per dirvi che la parola dell’onorevolissimo gigante della politica (chi può negare ciò) Presidente #Napolitano non é la Scienza, non é l’Attestazione della Verità, non é la Conclamazione Assoluta del Diritto o della Giustizia o della Morale o della Civiltà Politica Occidentale. E che quindi fa un po’ ridere il “visto? Lo ha detto Napolitano!” a supporto delle proprie personalissime tesi e posizioni, come se fossero ora provate da un Dato di Fatto, la Parola di Napolitano.

Il Presidente é un uomo politico molto importante, ma soprattutto un uomo, e si può ancora discordare da ciò che afferma o – più spesso, a dir la verità – lascia intendere, senza necessariamente sentirsi come se si stessero negando le leggi gravitazionali. Sbaglio?

comment 0

Come cambia la politica americana

A quanto pare la politica americana potrebbe cambiare di brutto. Elizabeth Warren é la versione democrat del raccoglimento degli estremi, dopo decenni di rincorsa a un centro svuotato e ormai oligarchico, fatto di interessi sovrapposti e potere finanziario fallimentare (in senso strettamente economico e non solo). Intanto leggete qui:

“A century ago Teddy Roosevelt was America’s Trust-Buster. He went after the giant trusts and monopolies in this country, and a lot of people talk about how those trust deserved to be broken up because they had too much economic power. But Teddy Roosevelt said we should break them up because they had too much political power. Teddy Roosevelt said break them up because all that concentrated power threatens the very foundations of our democratic system.”