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Cosa (non) ha fatto Renzi, e un pronostico sulla “scissione”

Autocitarsi è un po’ una merda. Ed è un po’ da mitomani. Mi dispiace, sembrerò un egocentrico, ma chissenefrega. Anche perché “il momento decisivo”, l’ennesimo redde rationem, è arrivato. E mi interessava andare a ripescare un po’ di cose che scrissi dopo quel nefasto 5 dicembre. In cui mi interrogavo, come tanti, su quali sarebbero stati gli sviluppi della situazione politica e l’eventuale futuro del Partito Democratico e.. di Matteo Renzi.
 
In quei giorni credevo che Renzi dovesse prender del tempo, compiere “un percorso di redenzione estetica, comunicativa e soprattutto politica, stando lontano dal flipper mediatico” (https://nicoloscarano.com/2016/12/07/cosa-puo-fare-matteo-renzi/), “una ristrutturazione del suo messaggio di fondo, del suo senso storico come leader, insomma un vero e proprio ‘ritorno'”. E credevo anche che il governo Gentiloni predisponesse il contrario della possibilità del suddetto “ritorno” (https://nicoloscarano.com/2016/12/10/gentiloni-renzi-il-congresso-del-pd-una-questione-di-logica-se-non-te-ne-vai-non-puoi-ritornare/). Infine credevo che “prendere il 90% alle primarie del Pd non aiuterà Renzi. Perché non sarà minimamente costretto a cambiare i suoi messaggi, la sua piattaforma politica, la sua costituency. Non sarà temprato da uno scontro vero come quello del 2012” (https://nicoloscarano.com/2016/12/11/renzi-anche-la-narrazione-ha-bisogno-di-una-solida-base-la-realta/).
 
Sono passati una settantina di giorni, e.. La penso esattamente allo stesso modo. Renzi si è preso giusto giusto le vacanze di Natale, poi ha incominciato ad agitarsi come un animale (politico) in gabbia, addirittura concedendosi ad una intervista al Tg1 della sera – che è la carta tipicamente giocata nelle situazioni più drammatiche. Non ha ripensato nulla, ritrattato nulla, ristrutturato nulla. Ha ricominciato a rispondere e a picchiare a sua volta degli avversari interni ormai giunti al “liberi tutti”. Ed oggi farà partire un Congresso visto dannunzianamente dai suoi sostenitori (ormai in grande maggioranza a tutti i livelli del Pd) come “unica igiene del mondo”. C’è da notare, su questo, che l’idiozia strategica di quegli appelli e petizioni per il “congresso subito” lanciati da Rossi & co. negli scorsi giorni è stata semplicemente enorme.
 
La piccola variante è che stavolta, la cosiddetta “scissione”, potrebbe avvenire per davvero. Ecco, io provo a fare un pronostico: la fantomatica scissione potrebbe esserci davvero, sì, ma qualora ci fosse si rivelerà un flop. Scopriremo che in fondo Bersani non faceva così sul serio, che Cuperlo non se la sente, e che ad andarsene saranno (pentendosi subito) solo quei tre che si sono visti ieri a Trastevere per cantare “Bandiera Rossa” – e lo voglio dire, questo anticomunismo diffuso è insopportabile, oltre che patetico. Risultato: un’ennesima formazione di cui non si capiscono bene i contorni ideologici, la posizione nel panorama politico, la capacità di allearsi con chi e per fare cosa. D’Alema? D’Alema continuerà a fare il battitore libero: non è neanche più parlamentare, e la sua azione funziona solo se sono questi altri a dare un ok e un seguito, autonomamente non si muove se non per fondare un’assocazione.
 
È normale che di una cosa del genere a Renzi freghi meno che zero. È chiaro – e mi dispiace per i tremori di Delrio – che la linea per l’attuale Segretario è “andate pure”. È chiaro che sarebbe addirittura auspicabile se anche Bersani, D’Alema e Cuperlo cascassero nella trappola: sarebbe la realizzazione chirurgica dell’originale progetto rottamatorio. E fondamentalmente senza muovere più di un dito.
 
Ma mettiamo il caso estremo che tutti coloro di cui sopra domani prendessero la decisione netta, estrema. E se ne andassero tutti, eh, ma proprio tutti. Lasciando Renzi con franceschiniani, renziani e i cosiddetti “turchi” – anche loro di fatto ormai scissi tra orfiniani e orlandiani. Il Pd diventerebbe finalmente quella forza liberaldemocratica moderata capace di attrarre i berlusconiani in uscita che reputano – a ragione – Salvini un uomo di merda, e che non si farebbe troppi scrupoli a integrare gli ultimi montiani, alfaniani, verdiniani. Una forza di centro che punterebbe al 20-25%. Come penso ormai da un po’, per Renzi sarebbe quasi un win-win.
 
Perché? Perché in un sistema proporzionale non si è costretti più a vincere. Sparisce paradossalmente quel mantra (“vincere vincere vincere”) che ha fatto grande il renzismo nel centrosinistra italiano. In un sistema tornato proporzionale con un partito al 20-25% ci si può piazzare al centro del sistema e dare le carte per una eventuale maggioranza con sivedràpoichi. D’altronde il fiorentino ha già dimostrato in passato che, di giocare nel Palazzo, è più che in grado. Il partito di Renzi insomma, il partito di cui Renzi potrebbe rimanere Segretario anche per vent’anni.
 
E per quanto riguarda la sinistra, invece? Ah, boh. Dio vede e.. Mi sa che non provvede. No, stavolta non provvede.
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