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COSA PUÒ FARE MATTEO RENZI

(maancheno, ma allora vada pure a sbattere e #ciaone, pace, ce ne faremo una santa ragione) Spassionatamente e non richiestamente..

“Mi scuso con tutti. Ho sopravvalutato il mio consenso e la mia capacità di leggere il clima del Paese. Ho provato ad offrire una retorica populista e una possibilità di mandare a casa una parte di establishment, ma non ce l’ho fatta.
Ho fatto questo, quello e quell’altro al governo, ma non ho saputo spiegarlo bene come avrei potuto. Alcune delle riforme che ho fatto, in assoluta buona fede, non hanno funzionato come avrei voluto – per imprecisioni, sottovalutazioni e una congiuntura storica molto difficile.
Pertanto dopo l’approvazione del bilancio, venerdì, mi dimetterò da Presidente del Consiglio, come già annunciato. Ora il Pd deve offrire una soluzione al paese – una figura istituzionale, super partes e con pochi fronzoli come Pietro Grasso. Dobbiamo umilmente e senza polemiche metterci al servizio dei cittadini per traghettare le istituzioni fino al prossimo autunno, stabilizzando il sistema e facendo delle buone leggi elettorali per Camera e Senato.
Annuncio inoltre di volermi dimettere anche dalla carica di Segretario del Partito Democratico. Lascio al Congresso del prossimo autunno l’onere di decidere la nostra linea e la nostra leadership per vincere le prossime elezioni.”

E lo so che è fantapolitica, è vero. Conoscendo il personaggio, diciamo. Ma Matteo Renzi oggi pomeriggio dovrebbe dire una cosa del genere alla Direzione del Partito Democratico.
Che ovviamente no, non vorrebbe dire mollare tutto, o lasciare gli sviluppi al caso. Non vorrebbe dire andarsene alle Bermuda per sei mesi. Non vorrebbe dire non sapere cosa succede all’interno del Partito, del centrosinistra, della società, del governo. Perché un certo controllo silenzioso e cauto della fase di transizione, attraverso un’influenza iniziale sul nome che porterà avanti “la barracca”, il fiorentino dovrà esercitarlo. Assicurandosi, con il minor numero di forzature possibili, che il Congresso slitti fino all’autunno del 2017.

Il problema è che per il fu Rottamatore sarà arduo rifarsi una verginità in poco tempo. Altro che “andiamo subito a vincere”, altro che “QUARANTAPERCENTOOOO”. La voglia di una rivincita del giorno dopo, non si offenda nessuno, è solo l’effetto di una bella dose di testosterone in eccesso avanzato dalla campagna appena conclusa.
A Renzi invece serve un anno (o quasi) di ricomposizione, un percorso di redenzione estetica, comunicativa e soprattutto politica. Stando lontano dal flipper, centellinando le apparizioni, se possibile girando per l’italia senza farsi accompagnare né da una scorta da un improbabile circo mediatico.

E poi delle primarie aperte, rigeneranti, una ventata d’aria fresca di settembre. Magari contro un avversario di valore, come Michele Emiliano. O come Pierluigi Bersani perché no?, dato che si sente tanto in forma, l’ex Segretario, e dato che ora, folgorato sulla via di Damasco, ha capito tutto del disagio degli ultimi.. Ci vuole, insomma, qualcuno che lo forgi nella lotta e lo faccia sembrare di nuovo un gigante – perché ora non lo sembra più, non lo sembra affatto, sembra solo “un ragazzo” – davanti a quei nanetti da giardino che stanno dall’altra parte. Ah, ovviamente l’1% dell’NCD non serve, anzi fa danno: qualcuno lo dica, a Graziano Del Rio.

Nel complesso un’operazione difficile – ma MOOLTO difficile, ecco. Perché non ci saremo affatto scordati di Renzi tra un anno. Perché esso sarà in tutti i retroscena. E perché i grillini parleranno solo e soltanto di lui, lamentando il fatto che non si sia ancora andati a votare.

Ma come predisporre una fase del genere, nel berevissimo termine? In tre modi:
1) Provando a mettere a capo del governo un non renziano, se non proprio un non piddino – o appunto una figura il più istituzionale possibile come Pietro Grasso.
2) Facendo stare un po’ zitto il Pd, il più possibile, riparandolo da sé stesso, dalle sue assurde e convolute dinamiche interne. Un po’ di disciplina, per la miseria.
3) E, ad esempio, inchiodando il M5S alla responsabilità di non voler votare assieme provvedimenti popolarissimi e sacrosanti.

Insomma.. Una strada – strettissima, per carità – ci sarebbe, volendo. Anche perché a fare i soldati Ryan non ci guadagna proprio ma proprio nessuno stavolta, date le non-leggi elettorali che ci ritroviamo per entrambe le Camere. Che porterebbero a stallo, indeterminatezza ed ulteriore frustrazione. Cose che io, francamente, eviterei.

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