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E se Franceschini mette le corna a Renzi?

Stasera da Mattarella per il Pd ci vanno Rosato, il capogruppo alla Camera, e Zanda, il capogruppo al Senato. Niente Renzi, com’è giusto che sia.

Ora, insomma, tutto dipende da una condizione semplicissima, e cioè: se Matteo Renzi e Dario Franceschini si sono messi d’accordo.

Se i due si sono messi d’accordo, ci sono due possibilità:
1) Che Rosato e Zanda propongano di andare subito al voto, con lo scenario che ho descritto ieri qui.
2) Più difficile, che i due capigruppo propongano un governo “istituzionale”, governato ad esempio da una figura come Pietro Grasso.
La condizione di questo governo “istituzionale” dovrebbe essere che la sua composizione non abbia alcuna traccia né del “renzismo” – quindi NO PADOAN, che magari un renzista non lo è, ma è stato fino a martedì il Ministro dell’Economia del renzismo 1.0 – né dei vertici (in senso lato) del piddismo – quindi NO FRANCESCHINI. Al massimo, qualche seconda fila in qualche Ministero – magari della sinistra che è stata con Renzi, quindi i turchi. In questo caso si andrebbe a votare tra circa un anno, con uno scenario di questo tipo.

E se Franceschini invece ha deciso che mette le corna a Renzi?
3) Si potrebbe andare a un governo retto dalla stessa maggioranza che ha retto il governo Renzi. Questo governo sarebbe guidato da un democratico, più probabilmente da un democristiano, molto probabilmente da Dario Franceschini stesso. A cui sicuramente Palazzo Chigi è rimasto sul palato per tanto tempo.

Sarebbe lo scenario ideale, per i dalem-bersaniani e i franceschiniani stessi: rimanere al governo per un probabile ultimo giro, logorare Matteo Renzi, chiudere la legislatura e poi prendere una sonora batosta alle politiche del 2018, così da poter “ricostruire il Partito” con un nuovo Segretario che faccia un accordicchio di bottega con tutti quanti assieme. Insomma un Bersani 2.0, il Pd del 2009-2013. Il 25% fisso, non di più. Così da poter lamentarsi di quanto so’ cattivi e incivili gli altri (grillini, berlusconiani e salviniani), ma senza fare opposizione vera, no, mai sia. Né, per carità, proporre niente di nuovo. In sintesi: una storia già vista. Che un senso non ce l’ha.

Quale sarebbe, in questo caso funesto, la strada strettissima che dovrebbe percorrere Matteo Renzi?
1. Sparire davvero dalla scena per un po’. Riprendere contatto con la realtà, col paese, con la classe trasversale degli incazzati.
2. Incominciare, sottotraccia, a far filtrare una narrazione (non sua, non in prima persona, ma raccontata da altri che “sanno come sono andate veramente le cose”). Una narrazione in cui “i vecchi notabili del Partito” – Franceschini, Bersani e soci – hanno tradito, hanno voluto il solito inciucio. Una narrazione in cui i nemici interni hanno fatto proprio ciò che lui voleva che finisse per sempre grazie alle riforme su cui ha scommesso tanto. Una narrazione in stile Berlusca contro Fini, su una traccia ben precisa: “Mi hanno fatto un golpe, perché stavo davvero cambiando le cose, perché stavo davvero per cambiare tutto”.
3. Ritornare al prossimo congresso del Partito Democratico col progetto di azzerare tutti questi nemici interni una volta per tutti (anche perché, come scrivevo sopra, questo è il loro ultimo giro). Una storia di risorgimento dalle ceneri, insomma, una storia da fenice. Per “una politica veramente nuova”, per applicare “il nostro vero programma”. Possibilmente con meno arroganza (ma ne è capace?), e qualche idea seria contro le disuguaglianze. Dunque vincere le primarie, possibilmente contro un avversario degno (Emiliano? Pisapia?), e ricandidarsi alla Presidenza del Consiglio.
Una missione estremamente difficile, ovviamente. Ma uno scenario affascinante, comunque la si pensi sul fiorentino.

(Poi magari potrei cercare post, e lettere, e dichiarazioni disperate, di poco più di tre anni fa. In cui io e qualche altro, in campagna per Civati Segretario del Pd, avvertivamo IRRENZI del casino in cui si stava cacciando mettendosi in mano ai Franceschini, ai De Luca, ai Fioroni ecc. ecc. ecc.. Ma no, non mi va, e comunque ora come ora non ha alcun senso.)

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Filed under: Comunicazione, Politica, Post

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A Southern italian transplanted in the first province of the ancient empire, Rome, and then in (one of) the capital(s) of the modern one, London. A bachelor in Political Science and International Relations, a Master of Arts in Political Communication at City University London (still to complete). An endless passion for politics, with a predilection for electioneering and communication. Fire in the eyes for Public Relations and a more just and transparent Lobbying. Social media geek, with a great interest in the development of the World Wide Web, and an harshly critical look over media and information issues (mediabias.it). Curiosity, always and for anything. Politically, a leftist progressive. One motto in the head, since the very childhood: "Leave the world a little better than you found it".

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