10.00 “basta, Enrico”
33.30 lezioni di partito
43.00 Carlo Verdone
54.00 il disatteso sol dell’avvenire
1.00.00 “tu stai sempre a lavorare per noi”
1.02.45 il voto cattolico
1.19.55 bandiera rossa
1.25.30 un popolo
“basta, Enrico”: 29 anni.
10.00 “basta, Enrico”
33.30 lezioni di partito
43.00 Carlo Verdone
54.00 il disatteso sol dell’avvenire
1.00.00 “tu stai sempre a lavorare per noi”
1.02.45 il voto cattolico
1.19.55 bandiera rossa
1.25.30 un popolo
Ma guarda un pò. Ora chi paga?
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-ufficiale-lausterita-fa-male/2208722?fb
Capito sì? L’austerità fa male. Incredibile. Non l’avremmo mai detto.
Milioni di disoccupati (1 milione solo in Italia IN UN ANNO, roba che nella Prima Repubblica avrebbe di fatto terrorizzato democristi e socialisti) e morti di fame, tragedie greche (nel vero senso della parola) e indignados spagnoli (largamente ignorati dalla nostra “stampa”, e i TG dopo un giorno se ne erano già dimenticati causa Ruby) alla fine hanno avuto l’unica cosa che non serve a niente (o che avevano già, negli scatoloni degli sfratti da uffici ed appartamenti): la ragione. Quella dei matti.
L’austerità era ed è una formula economica totalmente sbagliata, decisamente sbilanciata verso interessi che per nulla coinvolgono i più.
Non per il calcolo sbagliato, quello scoperto dal giovane studente di Harvard sulla formula di Reinhardt-Roghoff: troppo facile la solita storiella da “sogno americano” dell’outsider che frega quelli di successo.
L’austerità è sbagliata CONCETTUALMENTE: come Krugman sostiene ormai da mesi (ma senza voler fare il fanatico dell’autore del mio stramaledetto manuale di Economia Internazonale), in situazioni di crisi si punta su una crescita che copra i danni, non su una limitazione dei danni che mantenga tali quelli già esistenti.
Detta concretamente: si cresce solo se si spende, e per spendere lo Stato deve mettere i soldi, investire. Si chiamano “shock positivi di spesa”, è una roba elementare. Che conoscono anche quelli che l’economia l’hanno fatta in soldoni, quelli come me.
Non si cresce per nulla, invece, se si è ossessionati dal debito pubblico.
Che in realtà è un finto problema (o meglio: è un problema vero, ma praticamente solo in Europa), ma non mi avventuro su questo: ci si scrivono i libri, dal più prettamente scientifico al più escatologico-complottista (vedi questo: http://paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf) quindi potete documentarvi meglio altrove.
Perché se tagli tagli tagli, e spremi spremi spremi, ai veri protagonisti della “crescita” (chi? soprattutto noi cittadini, che lavoriamo e/o facciamo impresa) non rimane nulla per produrla, questa benedetta crescita. Difatti: il debito pubblico rimane lì dov’è, le condizioni di vita peggiorano, le condizioni lavorative incominciano a spaventare (sempre per quella storiella della competitività: vabbe’).
La cosa più interessante, ed inquietante, su cui vale la pena fare giusto un pensierino è: secondo quale ottica l’Austerità ha potuto dominare come teoria economica che doveva farci uscire dalla crisi?
Secondo quella di chi è stato fortemente danneggiato, dalla crisi, direte voi.
Sbagliato. La “logica austera”, quella dei “compiti a casa” è stata totalmente condizionata dal punto di vista di chi (o cosa) la crisi l’ha fatta esplodere: parlo di quella finanza che vive ormai nei cieli eterei delle cifre create da bottoni, nei miliardi spostati da una telefonata, nelle scommesse sui fallimenti di stati e imprese.
I paesi coinvolti nella crisi DOVEVANO fare i “compiti a casa” per risultare più affidabili a chi vi scommetteva sopra, detta grossolanamente. A chi da quelle scommesse magari, negli anni prima, aveva sottratto miliardi all’economia reale (famiglie, imprese) per portarseli in salvo in paradiso.
Se non vogliamo sposare la tesi complottistica (e francamente, lasciamo perdere) diciamo che quello dei tecnocrati che hanno dominato Europa e non solo negli ultimi anni è stato un TREMENDO abbaglio: credere che l’economia finanziaria muovesse NECESSARIAMENTE l’economia materiale, fidarsi di pochi fortunatissimi naviganti dell’anarcocapitalismo, sostanzialmente.
Tornando alle tragedie greche della massiva disoccupazione europea (Marx ammirerebbe un milionario “esercito di riserva” oggi), dunque: ORA CHI PAGA?
Paura. O forse no?
Matteo Renzi a Piazzapulita – LA7.
Alla domanda su Fabrizio Barca e Giuseppe Civati (a 1:09:25), il sindaho ignora completamente il secondo (e ovviamente Corrado Formigli non incalza, mai sia..)
Di solito si evita di nominare coloro di cui si ha paura (Uòlter docet). O forse no?
Distortion cuts.
(tralasciando la qualità del montaggio video: si sa che i grillini non sono il top in grafica, estetica, gusti musicali e via dicendo)
Questo video ben rappresenta lo stato dell’informazione italiana, alla ricerca dello scoop, dello scontro, della notizia umorale.
Non si tratta di essere grillini o no (ci sarà sempre una distanza ideale-ideologica che mi separerà dal grillismo), ma di aprire gli occhi.
Di provare a pensare che la realtà che con incommensurabile potenza ci viene riportata, rappresentata, edulcorata o esagerata (a seconda dei casi) potrebbe in realtà essere solo una versione distorta di ciò che vedremmo con i nostri nudi occhi.
Ciò che mi chiedo é: non vi inquieta? Non vi fa venir voglia di scoperchiare l’apparente per scoprire l’esistente? Vi sta bene così? Se sì, tenetevi la finta realtà. Io non ci sto, e mi permetto di dirlo:
“Nonostante tutto, e salvo tutto, per fortuna che é spuntato fuori, un Movimento 5 Stelle”. Con tutti i temi fondamentali che sta portando alla luce, con fatica, osteggiati dalla sterilizzazione professionale della stampa, aridiGiamolo, di REGIME (come altro lo chiamereste, altrimenti?).
Ce ne fosse uno che.
Per l’ennesima volta Beppe Grillo ha sparato a vista, con il linguaggio che lo contraddistingue e lo rende soggetto politico unico (se qualcuno pensa o spera che Grillo possa “istituzionalizzarsi” dal punto di vista comunicativo, scordatevelo: per fortuna non succederà mai) nel “complicato” (diGiamo così) panorama italico.
Si chiede a che serva il parlamento com’è oggi, perché gran parte dei suoi membri sia nominata (non é esattamente così), perché ci sia un’assurda commissione esterna che parli (e decida) sostanzialmente ciò che solo gli eletti dovrebbero decidere, perché gli yes-men non discutano, non possano (e non vogliano) discutere di ciò che stanno votando, perché disegni (non solo legge) ed alleanze vengano rivoltati come calzini in segrete stanze da pochi “unti dal signore” (niente di più vero).
Un grande esercizio d’onestà intellettuale da parte di tutti (o almeno di quei pochi che sembrano ancora credibili) sarebbe interpretare il messaggio di Grillo, al netto dell’orrendo (boh, io ho sentito molto peggio. o almeno: preferisco che si parli di cose vere con qualche parolaccia piuttosto che di banalità e falsi problemi con aulici verbi) linguaggio, e comprendere quali siano i temi sacrosanti che spesso il comico tira fuori.
Perché che il parlamento sia svuotato delle sue funzioni, da questa legge elettorale in primis, che sia in ostaggio da oligarchi che si contano sulle dita di una mano, e che si concorra a renderlo ancora più inutile e mortificante (io fossi un parlamentare del PD, uno di quelli decenti -sia chiaro- starei malissimo di questi tempi) non é un segreto. Anzi, molti lo hanno detto, praticamente inascoltati.
Perché il problema so’ le auto blu, c’avete raggió.
Ovviamente l’establishment a reti unificate (banale, e fattoquotidianista, sì sì) come te risponde? “Offesa alla democrazia”, “Dal tonno alla TOMBA MALEODORANTE”, “Solito sproloquio di Grillo”!
Fa effettivamente comodo sparigliare e annebbiare messaggi importanti e molto molto scomodi utilizzando la clava del linguaggio, badando solo all’utilizzo della parola. Si fa fronte compatto quando si viene messi di fronte a temi sacrosanti, che andrebbero almeno considerati nella loro interezza, temi da cui dipende la democrazia malatissima, per non dire morente, di questo paese. Tutti a tirar fuori l’ “orgoglio democratico” quando parla Grillo, sì.
Neanche Sel, che giustamente difende la Boldrini e le primarie svolte a dicembre, assume però un’analisi critica: perché non se lo chiede anche lei, “a che serve, così, il Parlamento?”.
Ma allora: senza dover essere antisistemici, dove sono le Alternative alla melma larghintesista?
Insomma, CE NE FOSSE UNO CHE.
Link al post incriminato di Grillo:
http://www.beppegrillo.it/m/2013/06/la_scatola_di_tonno_e_vuota.html
Scoperchiare l’apparente per scoprire l’esistente
C’è un video che ben rappresenta lo stato dell’informazione italiana, alla ricerca dello scoop, dello scontro, della notizia umorale.
Non si tratta di essere grillini o no (ci sarà sempre una distanza ideale-ideologica che mi separerà dal grillismo), ma di aprire gli occhi. Di provare a pensare che la realtà che con incommensurabile potenza ci viene riportata, rappresentata, edulcorata o esagerata (a seconda dei casi) potrebbe in realtà essere solo una versione distorta di ciò che vedremmo con i nostri nudi occhi.
Ciò che mi chiedo é: non vi inquieta? Non vi fa venir voglia di scoperchiare l’apparente per scoprire l’esistente? Vi sta bene così? Se sì, tenetevi la finta realtà. Io non ci sto, e mi permetto di dirlo: “Nonostante tutto, e salvo tutto, per fortuna che é spuntato fuori, un Movimento 5 Stelle”. Con tutti i temi fondamentali che sta portando alla luce, con fatica, osteggiati dalla sterilizzazione professionale della stampa, aridiGiamolo, di REGIME (come altro lo chiamereste, altrimenti?).
Una precisissima scelta di campo
La rabbia è TROPPA.
Pur di non eleggere presidente del Copasir (servizi segreti) Claudio Fava, uomo da sempre ritto contro mafie e poteri forti, ci hanno messo uno che per statuto vuole la secessione del Nord dal resto dell’Italia.
Nei momenti decisivi, il potere mostra sempre da che parte sta. Di certo non la nostra.
Ripeto: oggi la rabbia é TROPPA.
Europa (il quotidiano), alla grande.
Figurone del grande quotidiano Europa, che provando a sparare -protetto dall’anonimato di Montesquieu (??magari ce fosse)- su uno degli avversari (non tanto alla carica, come é chiaro, quanto per le idee che porta) dei suoi prediletti Lettino e Renzino, si becca ‘sta lezione di civiltà costituzionale.
Quella di cui lo stesso quotidiano é un grande fan della mitica riforma, “in nome della modernità e della leadership” (forse quella dei sovrani assoluti dell’epoca di Montesquieu, appunto).
Alla grande.
