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Tempismo

Renzi annuncia di voler tagliare 150 milioni dalla Rai e di voler vendere RaiWay.

Pronta la reazione dei sindacati interni e non: scandalo, sciopero, vesti stracciate.
Poi qualcuno, a poco a poco, si tira indietro: “Accettiamo la sfida del cambiamento”.

Oggi, su Repubblica cartaceo, ecco un Avviso della Rai, in cerca di una sede unica per Milano. Che dire: tempismo perfetto.

avviso rai

@nicoloscarano

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Iene in spiaggia: uno scherzo che diventa bias

Ragazzotti al pub, il giovedì sera. Si parla di politica: strano ma vero, a volte nei giorni immediatamente successivi alle elezioni capita. Ci sono i due o tre convinti o quasi sostenitori del Partito Democratico: quello ringalluzzito dal renzismo, quello un po’ più critico, quello che il partito é sempre il partito. C’è quello che “la sinistra é morta” é allora bisognare votare Tsipras, si rintraccia anche il desaparecido berlusconiano. Poi c’è la nuova -ma in realtà per nulla- specie, quella del grillino: venga quest’ultimo dalla sinistra disincantata, dal più sincero degli italici disinteressi, o dalla vagamente rancorosa destra sociale, viva é la delusione per la cocente sconfitta appena rimediata, evidente il risentimento verso il popolo “pecorone”.

“Ma l’hai visto il video delle Iene? S’a ggente ‘nvece d’anna’ ar mare veniva a vota’, sicuro vinceva Grillo”. Nel servizio, infatti, la Iena Casciari va a recuperare in spiaggia, girando con un’urna appesa al collo, i voti di 1000 astenuti durante la domenica delle elezioni europee. Alla conclusione dello spoglio, sono più di 400 i voti balneari per il M5S: viene naturale, allo spettatore, la conclusione prima riportata tra virgolette.

Lo scherzo, il “gioco” (come lo stesso Casciari definisce la sua divertente sortita in spiaggia), a volte ha il potere di scaturire in un pensiero magico nella mente di chi vi si sente particolarmente coinvolto: é così che partito scherzo -un ottimo prodotto televisivo-, lo scherzo stesso diventa un bias, un enorme errore di comunicazione, capace di attivare meccanismi per certi versi dannosissimi.

“La rovina de ‘sto popolo so’ quelli che non je ne frega niente, che non vengono manco a vota’”, conclude il grillino versione destra sociale.
Verissimo. Ma anche chi crede agli scherzi delle Iene ci mette del suo.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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A D’Alema manca una foto

Lenin con bambini.

lenin

Beppe Stalin.

stalin

Ernesto Che Guevara ai tempi della guerra di liberazione in Congo.

che

Palmiro Togliatti, Il Migliore, riceve in dono fiori.

togliatti

Enrico Berlinguer in Cina.

berlinguer

Walter Veltroni, durante uno dei suoi viaggi in Africa.

veltroni_africa2

Pierluigi Bersani a una festa della Ditta.

bersani

Barack Obama fa volare.

obama

Maria Elena Boschi sull’aereo che porta “a casa” 24 bambini congolesi.

boschi

 

Pare che la foto coi bambini manchi solo a D’Alema, diciamo.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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Il clamorosismo

Uno spettro si aggira per l’Europa. Anzi no, non per l’Europa, ma per i primi commenti dei “grandi” media italiani sui risultati delle elezioni Europee. É lo spettro del “clamorosismo”, un’evoluzione storta, disarticolata, e ancora meno degna del sensazionalismo.

Il clamorosismo é la tendenza a gridare al CLAMOROSO! ad una notizia ovvia, anche se particolarmente “scabrosa”. Ultimo esempio, su tutti: lo sfondamento di Marine Le Pen in Francia, che si becca un quarto delle preferenze.
Clamoroso, sì. Peccato si sappia da mesi.

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MicroD’Arcais

Paolo Flores D’Arcais, notissimo apostata della retorica “de sinistra” più smaccatamente, volutamente e goderecciamente minoritaria di questo paese, colpisce ancora.

Dopo essersi preso l’egomaniaco onere di fare il garante dell’ennesima lista elettoral-testimoniale (stavolta quella dedicata al leader greco Tsipras, e lo si scrive qui senza alcuna volontà irrisoria), declina dall’arduo compito dopo un qualche misterioso scazzo interpostosi durante la complicata scelta dei candidati.

In queste ultime settimane il mensile di cui é da anni padre padrone e riferimento intellettuale assoluto, per non dire assolutista, MicroMega, porta smaccatamente avanti una campagna elettorale, tutta rivolta a sinistra, a favore del Movimento Cinque Stelle.

Prima l’intervista all’ex responsabile giustizia PCI Puzo sui reali detentori della preziosissima eredità di Berlinguer, poi le dichiarazioni della fine politologa (e soprattutto foriera di molte fortune, se per caso ricordate ancora Rivoluzione Civile di Ingroia) Fiorella Mannoia sulla “sinistra asservita al potere”.

Sacrosanta é la libertà di dire e pensare quel che pare, ancor di più quella di cambiare idea. Un po’ inopportuna la scelta di un direttore di fare di un mensile -per altro fuori da ogni regime di concorrenza- una personale arma di regolamento di conti e invidie. Come purtroppo sembra, obiettivamente é.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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MicroFlores D’Arcais

Paolo Flores D’Arcais, notissimo apostata della retorica “de sinistra” più smaccatamente, volutamente e goderecciamente minoritaria di questo paese, colpisce ancora.

Dopo essersi preso l’egomaniaco onere di fare il garante dell’ennesima lista elettoral-testimoniale (stavolta quella dedicata al leader greco Tsipras, e lo si scrive qui senza alcuna volontà irrisoria), declina dall’arduo compito dopo un qualche misterioso scazzo interpostosi durante la complicata scelta dei candidati.

In queste ultime settimane il mensile di cui é da anni padre padrone e riferimento intellettuale assoluto, per non dire assolutista, MicroMega, porta smaccatamente avanti una campagna elettorale, tutta rivolta a sinistra, a favore del Movimento Cinque Stelle.

Prima l’intervista all’ex responsabile giustizia PCI Puzo sui reali detentori della preziosissima eredità di Berlinguer, poi le dichiarazioni della fine politologa (e soprattutto foriera di molte fortune, se per caso ricordate ancora Rivoluzione Civile di Ingroia) Fiorella Mannoia sulla “sinistra asservita al potere”.

Sacrosanta é la libertà di dire e pensare quel che pare, ancor di più quella di cambiare idea. Un po’ inopportuna la scelta di un direttore di fare di un mensile -per altro fuori da ogni regime di concorrenza- una personale arma di regolamento di conti e invidie. Come purtroppo sembra, obiettivamente é.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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I danni di Repubblica

Repubblica riporta in homepage, primo titolo, “Lo spread balla sui mercati, Renzi: hanno paura di Grillo”.

L’effetto qual è? Quale il primo retropensiero che balza in mente? “Ma se i mercati hanno paura di Grillo, vuol dire che Grillo può veramente vincere, vuol dire che anche Renzi ne ha paura, e che quindi ne dobbiamo avere paura noi”.
E inoltre, a chi è ancora indeciso tra il Pd e il M5S, in quest’epoca di gran diffidenza verso il mondo della finanza: “Ah, quindi non dovrei votare Grillo perché sennò lo spread sale??”.
Risultato: ovviamente il contrario.

Il problema è che Repubblica da decenni è un giornale che fa deliberatamente politica. E se questo può starci, il problema più grande -per la parte a cui Repubblica è dichiaratamente legata, chiaramente- è che politica la fa male, malissimo. Spesso con la complicità dei politici stessi.

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I soldi, solo i soldi

Ora, senza stracciarsi le vesti.
E’ a questo che porta l’assoluto economicismo: ossia, il pensare che il “giusto” passi solo dai soldi e da come vengono scambiati e per che cosa. 

Per chi pensa solo ai soldi, ad esempio, pagare un tot per un pranzo, e dover pagare un po’ di più per il dolce, è normale, è ovvio, finanche comprensibile. 
E’ semplicemente una politica di destra, che non considera la mensa della scuola come un luogo di condivisione, integrazione, espressione di una comunità, dove le differenze materiali devono scomparire. Ma semplicemente un luogo dove erogare il pranzo, a prescindere da chi e in quale contesto debba usufruirne.

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L’egemonia di Grillo, raccontata da chi non lo ha visto

Il paradosso è che l’egemonia mediatica di Beppe Grillo negli ultimi giorni è rappresentata plasticamente da chi ci tiene tantissimo a dirci, nominandolo, che non ne vuole sapere niente, che pensa ad altro.

Ieri, in occasione dello show dell’ex-comico da Bruno Vespa, in quanti hanno scritto che si sono addormentati dopo 5 minuti? In quanti che avrebbero invece visto un film? In quanti che sarebbero usciti? I peggiori di tutti, poi, quelli che ci hanno finanche raccontato cosa avrebbero fatto “piuttosto di vedere Grillo da Vespa”: un narcisismo collettivo ed ipertrofico -neanche capace d’essere autoreferenziale, ma solo Grilloreferenziale- che, abbinato al 23% di share (alle ore 23) registrato da Porta a Porta, sancisce la vittoria definitiva della campagna elettorale (ma “non delle elezioni”, come si scrive bene qui) da parte del leader del M5S.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano