All posts filed under “Comunicazione

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LE CORRENTI FANNO SCHIFOOOO, no?

No, ma è più importante sostituire, alla Idem crocifissa, l’Anna Paola Concia. É più importante trovare l’appoggio governativo, per questi novelli superliberali che “vogliono cambiare il partito” -vivaddio- che interrogarsi su quanto valga ancora la nostra democrazia, su quanto il Parlamento possa effettivamente lavorare nei… Read More

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Aperto o Slargato?

Non capisco cosa voglia dire, nella proposta di Renzi (e amichetti vari) “partito agile, flessibile, elastico, multiforme, veloce”. Non capisco verso cosa si vada, appurato che il “partito di massa” non è più cosa dei nostri tempi (e non é che non ce ne siamo… Read More

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Una certa demagogia fighetta

Si protrae una certa demagogia fighetta propinanteci la finta realtà della “politica senza soldi pubblici”: quella in cui devi però pagare 50eur per partecipare a un convegno autoreferenziale -in cui si crede, tra l’altro, di star facendo il PIDDì-. Non è la più brillante delle… Read More

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Ce ne fosse uno che.

Per l’ennesima volta Beppe Grillo ha sparato a vista, con il linguaggio che lo contraddistingue e lo rende soggetto politico unico (se qualcuno pensa o spera che Grillo possa “istituzionalizzarsi” dal punto di vista comunicativo, scordatevelo: per fortuna non succederà mai) nel “complicato” (diGiamo così)… Read More

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Se hai vent’anni.

Se hai vent’anni.

L’unica frase con cui sono d’accordo di questo post é:
“Non ascoltare gli eroi. Questa nazione non ha bisogno di loro. É il contrario, sono loro che si nutrono dei mali di questo paese perché senza non potrebbero esistere.”

Per il resto.. Ancora devo capire il senso di queste lettere disperate, di pancia e basta, che si fingono roba culturalmente alta o una giustificazione “d’orgoglio”, di “dignità” al fuggire. Io mi RIFIUTO di cedere a questa impostazione culturale che cestina o esalta, che vede il bene o il male tutto da una parte o dall’altra, rifiuto il VATTENE come consiglio “spassionato”.
A questi geni della controcultura (o della cultura dominante, ormai) voglio dire che “andarsene” può essere una scelta, temporanea e non, un rispettabilissimo stile di vita, una necessità, una voglia. Che l’ho fatto e probabilmente lo rifarò.
Ma che c’è anche chi se ne va con immenso dolore, perché non può davvero a vivere qui, perché é umiliato e indignato. Non perché manca la metro C o la biblioteca (la metro C o la biblioteca, se ci impegniamo tutti e INSIEME, le costruiamo) o perché qui “non si vede il mondo”. Bello il mondo visto da un oblò, no?
Al genio della fuga vorrei dire che non tutti hanno i mezzi economici e culturali per questa “scelta di libertà”. Vorrei dire che, se non rimane nessuno, nessuno potrà tornare. E che se si scappa perché “questo paese fa schifo” (come si lascia intendere da questa operissima) non é proprio detto che si torna “con le spalle da uomo”.