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Pierluigi Bersani e il M5S, partito di “centro estremo basso”

Come sa chi mi ha letto qualche volta a riguardo, considero Bersani un politico fondamentalmente rancoroso, che ha sbagliato molto, e che non può dare troppe indicazioni sulla direzione da seguire per un futuro centrosinistra, o sinistra, o qualsivoglia coalizione progressista.

Detto ciò, nell’intervista di cui si parla tantissimo oggi (un colloquio informale, riportato in forma “romanzata”, diciamo, da parte di Verderami: http://www.corriere.it/…/bersani-cinque-stelle-8499dbd2-0e7…), Bersani dice delle cose interessanti, originali, affatto banali sul Movimento Cinque Stelle. Che vengono riportate in modo macchiettistico: una reazione che non sorprende.

Dice, innanzitutto, che il Movimento «sarà pure solipsista, ma va tenuto dentro il circuito democratico». Vero. Vogliamo creare un recinto per caso, una riserva in cui tenere i “terribili grillini”, sia elettoralmente – con l’inevitabile risultato di farli crescere ancora, di numero e di rabbia – sia politicamente – riuscendo a validare l’assunto di casta e popolo, nonché ogni loro posizionamento contingenziale? O vale forse la pena di provare a scardinare la loro eccezionalità, di provare a “fregarli” nel bene, piuttosto che nel male, su alcuni contenuti? Impresa ardua, quasi impossibile, come Bersani stesso verificò precisamente 4 anni fa. Ma che lo stesso Bersani – e in questo, la “generosità politica” dell’uomo è rara – non si sente di ripagare con la stessa moneta.

«D’altronde, una forza che raccoglie al primo colpo il 25% dei consensi non è un fenomeno transitorio. Anzi loro sono il partito di centro dei tempi moderni. Anche perché i moderati non sono come si prova a rappresentarli oggi.» Stiamo attenti a cosa puòv voler dire “partito di centro dei tempi moderni” (e non so dove molti dei grandi esegeti abbiano letto che Bersani lo definisce “centro liberale”). Per Bersani – e proviamo a dargli torto, su questo – i “tempi moderni” sono tempi in cui la cui cifra stilistica, comunicativa della politica è il populismo, in cui il livello di sfiducia e negatività nei confronti delle istituzioni è a livelli esagerati, in cui le forze progressiste e liberali sono quantomai in difficoltà.

Qualche anno fa Casapound ebbe l’idea simpatica di definirsi ESTREMO CENTRO ALTO. Si sbagliavano: erano e solo semplicemente degli orrendi fascisti, brutti quanto la fame. Però si può prendere in prestito quella terminologia per parlare del M5S , “partito di centro dei tempi moderni” descritti sopra. Perché il Movimento Cinque Stelle è effettivamente un partito di CENTRO ESTREMO BASSO.

Di CENTRO, perché ogni posizionamento, dichiarazione, uscita dei suoi rappresentanti è esattamente al CENTRO del brutto mainstream di questi tempi. Nonché per il fatto che da sempre il grillismo raccoglie istanze più tradizionalmente di sinistra abbinandole a prese di posizione della destra giustizialista e legalitaria.
ESTREMO, perché ogni posizione è portata appunto all’esagerazione, al paradosso, allo “sfondone”, ad un pericoloso – appunto – estremo.
BASSO, perché il linguaggio, gli istinti, le tendenze – soprattutto nei momenti “topici” – del Movimento assecondano il linguaggio, gli istinti, le tendenze di un popolo ridotto a plebe.

Che fine ha fatto “il popolo dei moderati” di berlusconiana memoria? Alcuni – oserei dire “i più fortunati” – sono confluiti nel Pd di nuova generazione. Altri, sono rimasti nel centrodestra, a sud con Forza Italia e a nord con la Lega. Tutti gli altri? Sono lì, sono proprio lì, hanno raggiunto gli incazzati, i deindustrializzati, i giovani senza speranza. I moderati si sono incazzati e hanno raggiunto quelli che più hanno motivo per esserlo. «Eppoi i moderati incazzati non sono una novità, visto che agli inizi del Novecento Camillo Prampolini si definiva un “moderato rabbioso”», dice appunto Bersani. La citazione pare appropriata.

Considero il Movimento Cinque Stelle un movimento che alla fine toglierà completamente la maschera, come già fa sempre più spesso (vedere Genova, che riguarda un caso di democrazia interna, ma ci sono stati episodi più inquietanti), rivelandosi compiutamente come un movimento di DESTRA REAZIONARIA.
Un movimento che avrà tradito la domanda di novità che lo ha spinto alle origini, quella domanda che con miopia il Partito Democratico di Bersani – appunto – non aveva avvertito e riassorbito. Un fenomeno pericolosissimo, qualora riuscisse a saldarsi con le forze più classicamente di destra che pure sono fortissime nel nostro Paese.
In questo, il tentativo – a mio avviso goffo, tardivo, disperato e vano – di creare le condizioni affinché il “partito di centro estremo basso” si allei – in Parlamento, ovviamente – con la sinistra, piuttosto che con la destra, ha almeno il merito della fantasia politica.

Qual è la risposta del Partito Democratico, o di una eventuale coalizione di centrosinistra che voglia sfidare frontalmente, ed elettoralmente (eventualità che preferisco alla desistenza, sia chiaro) il grillismo? Qual è la strategia per evitare che il partito di centro estremo alto diventi compiutamente quella forza di destra reazionaria che in pochi denunciavamo anni fa, ma che ora pare che in molti abbiano compreso? Cosa si vuole proporre, una vecchissima “Santa Alleanza dei Responsabili Patrioti” con le mani e la testa piene di tutto e niente? E come? Sposando e adottando di fatto la categoria del BASSO nella comunicazione e negli argomenti (ma la campagna per il SÌ ce la siamo scordata? anche io, erroneamente, pensavo potesse funzionare)? No, personalmente non credo siano opzioni di successo.

Allora non è che forse vale la pena immaginare politiche, parole, alleanze e posizioni nuove per la sinistra? Bersani, goffamente, oggi ha il merito di fare questo – per una volta! La gran parte di noi, in tutta risposta, lo prende in giro. Lo tratta come un nemico, come il VERO nemico, quando in realtà è solo un zio rancorosetto che a volte la dice giusta. Perché il nemico è la destra, è la reazione. Quella esplicita e quella che si sta per scatenare a partire dal “partito di centro dei tempi moderni”.

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A Southern italian transplanted in the first province of the ancient empire, Rome, and then in (one of) the capital(s) of the modern one, London. A bachelor in Political Science and International Relations, a Master of Arts in Political Communication at City University London (still to complete). An endless passion for politics, with a predilection for electioneering and communication. Fire in the eyes for Public Relations and a more just and transparent Lobbying. Social media geek, with a great interest in the development of the World Wide Web, and an harshly critical look over media and information issues (mediabias.it). Curiosity, always and for anything. Politically, a leftist progressive. One motto in the head, since the very childhood: "Leave the world a little better than you found it".

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