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Che vuol dire Gentiloni

Sulla soluzione Gentiloni riesco a dire solo che è un compromesso nel Pd tra l’ala franceschiniana che non vuole andare a casa e l’ala renziana che vuole tentare la soluzione repentina.

Un compromesso al ribasso, non tanto per le qualità dell’uomo, di fine intelligenza politica e diplomatica (che magari, se ce la fate, non scambierete per il consenso ottenuto ad una primaria cittadina avvenuta nel 2013, che dite?), ma per il fatto che Gentiloni, fidato sia dell’ex Presidente del Consiglio che di Franceschini stesso, è stato fino a martedì Ministro degli Esteri di Renzi.
E quindi sarebbe al governo un rappresentante dello stesso incrocio di poteri e della stessa maggioranza severamente bocciata domenica alle urne.

E allora il problema della genesi di questo prossimo Governo della Repubblica rimane sempre lo stesso:
– se Gentiloni va con un mandato medio-lungo, che vuol dire logoramento non solo del Pd ma di Renzi stesso, qualora non mollasse tutti gli ormeggi dimettendosi da Segretario;
– se Gentiloni va con un mandato cortissimo, che vorrebbe dire: decreto su MPS, legge elettorale e poi tutti a casa per votare.

Lo so, magari ci fa rodere, magari ci sentiamo impotenti, magari ci fa male la testa (a me oggi troppo, evidentemente non ho più l’età per certe cose), ma il futuro prossimo del Paese dipende sempre tutto da come Renzi e Franceschini si siano messi d’accordo, e da come questo si incroci con due fattori: cos’ha in testa Mattarella; e da oggi, Mps.

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