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Impresentabili: una parola e il suo abuso

Quello degli impresentabili non é un mantra nuovo, sebbene l’utilizzo “giornalistico” del termine abbia avuto il suo boom con l’incancrenirsi del giustizialismo, fattoquotidianista e non solo. La parola è un’arma affilatissima per delegittimare progetti e percorsi politici, candidature naturali, la travagliata via verso quel buono che spesso si scontra con il presunto “ottimo”.

Che cos’è un impresentabile? Come e chi decide chi é l’impresentabile? Quali sono le discriminanti di “impresentabilità”? C’è l’impresentabile perché dieci anni fa ha fatto la dichiarazione discutibile contro questa o quell’altra categoria sociale, c’è l’impresentabile che ogni tanto va a Predappio, c’è l’impresentabile solito democristiano, o l’impresentabile ex-candidato con la presunta forza politica opposta. Poi c’è l’impresentabile più volte indagato, e magari più volte assolto.

E allora dobbiamo chiederci se la parola impresentabile, in questi dibattiti confusi, in questi abusi mediatici, in queste dichiarazioni apotropaiche sull’esito delle elezioni, non perda progressivamente di senso. In un mare di impresentabilità, il pubblico lo sa cos’è un impresentabile o se lo deve far indicare? Il cittadino riesce davvero a scegliere cos’è meglio -ancora: non ottimo- per il futuro suo, della sua famiglia, della sua terra? C’è un progetto alternativo, ordunque, una proposta ottima che spazzi via ogni ombra di “impresentabilità”? No. E allora meglio affidarsi al buono che c’è.

NS

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