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Le lacrime di Conchita (De Gregorio)

Conchita in realtà è Concita, Concita De Gregorio. Ma nel titolo lei è Conchita, perché a leggere il pezzo che Repubblica ha pubblicato stamattina, per fortuna solo a pag. 59, la De Gregorio si immedesima – ci prova, almeno – nello stereotipo del sudamericano in lotta perpetua e stavolta ferito, umiliato, letteralmente devastato dalla partita di ieri sera.

No, non bisogna essere sessisti, e quindi credere che le donne di calcio non ci capiscano niente a priori, per giudicare da sé, sin dalle prime righe: Conchita di pallone ne ha masticato poco, pochissimo. E chissà per quale interessantissimo incarico socio-giornalistico si è ritrovata a commentare il Mundial brasileiro, come fosse una sfilata di popoli alla boa della storia, con quel gusto terzomondista un po’ retrò ma anche molto melò: alla fine, sostanzialmente patetico.

Perché non la smettono, come possono. Non la smettono. Sono il popolo che non smette. Non la smettono.

Questi tedeschi devono essere proprio delle bestie inumane, e il calcio sublima magnificamente questo dato ineluttabile. Il lettore – vittima inerme, lo definirei – non può che pensare a Hitler, alla DDR, all’austerity. I più bravi in storia arriveranno sino al feroce pragmatismo ottocentesco della Prussia di Otto Von Bismarck.
“Non pensano alla vecchiaia di Filipao, i tedeschi, un tramonto triste e senza onore, non pensano che questo è il Brasile, accidenti, è pur sempre il Brasile”: appunto, è il Brasile, viene da pensare a noi cattivissimi. Ma non si scappa mica:

Sei, e poi sette gol, come uno scherzo osceno e cattivo. Perché il Brasile era già debole, era una squadra nervosa e leggera, una squadra fragile.

“Se n’è andato, il Brasile orfano del suo eroe fragile, dalla sua anima di farfalla, è svanito sotto il primo colpo: via la testa, via le gambe, via il cuore”: l’eroe fragile chi? Neymar? Il giocatore più forte del mondo sin da quando non era neanche un giocatore? Quello che fino a poco fa prendeva già più di Messi? L’ideale del macho smilzo che strega le più conturbanti modelle carioca?

La supercazzola politica, contundente per quanto contraddittoria ma pur sempre de sinistra, non può mancare: “La politica [del Brasile] che sfida le economie egemoni nel mondo”, e su Dilma Rousseff (prima donna Premier del Brasile): “Il Mondiale ha il suo volto, il suo sorriso duro di donna sola e ruvida, la sua salita solitaria”, che si addice benissimo all’erede praticamente diretta di un certo Lula.
Pietra tombale: “Vince Merkel, contro Dilma”. Manca solo ” ‘sta culona”.

Infine, un paio di scene di fantasia che entrano di diritto nel prossimo romanzo della Conchita:
“Lo stadio fischia la Germania che esulta”.
“Gli argentini che a migliaia invadono Rio al terzo gol si avvolgono di bandiere verdeoro, una cosa mai vista: sentono il peccato di superbia, sentono che non va bene così, non si può infierire.”

Perché così inaccettabile, perché tanta violenza chiede David Luiz tra i singhiozzi. Una maledizione indecifrabile. Il capitano, in diretta, piange a dirotto. Guarda la telecamera, gli occhi rossi e gonfi, ripete solo questo: perché?

Cara Conchita, ci hai letto nel pensiero. Anzi, lo ha fatto David Luiz, con le sue lacrime da bambinone di Dio. Dinanzi a questa impegnat(iv)a articolessa, anche noi ci ripetiamo dentro, come una supplica, solo e soltanto una parola: PERCHE’?

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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9 Comments

  1. luciano murolo

    Se la goleada l’avesse fatta il Brazil, avrebbero parlato di campioni irresistibili, di divertimento, di grande squadra che non perdona, di lezione indimenticabile. Dato che invece la solenne batosta proviene dalla Germania ecco che spuntano le lacrime, i pianti, le invocazioni alla Vergine, l’urlo contro l’esagerazione, la violenza della panzerdivision, delle atrocità perpetrate da questi terribili rampolli della hitlerjugend e via scimunendo. In realtà si è trattato di una bella partita di calcio, di un confronto lealissimo, di una superiorità del calcio ben giocato, razionale e preciso contro una supposta fantasia da funamboli che non c’è più, contro un modo di concepire il gioco che non sta più in piedi. Nessuna lezione e, soprattutto, nessuna arroganza, solo la dimostrazione che in questo sport non servono i “mostri” ma calciatori che collaborano e vivono per l’unità e l’armonia della squadra.

  2. Francesco

    Per quale interessantissimo incarico? Evidentemente avanzava una vancanza spesata in Brasile…

  3. Il commento della giornalista della ” Repubblica ” che mischia Sport con politica , dovrebbe far capire
    il perche`del popolo italiano per 20 anni ha creduto e evoluto farsi governare da una caricatura di politico .
    Come si puo ` dar fiducia ed affidare i destini di un paese ad una classe politica di sinistra , nelle cui file
    militano tali giornalisti ?
    Se e`vero che , come diceva il Pres. Clemanceau , la guerra e`una cosa molto seria per poter lasciarla fare ai
    generali , il governo di una nazione e`ancora una cosa piu`seria lasciarlo fare a forze politiche in cui militano
    persone ” ostalgica ” come la signora De concita De Gregorio.

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