comment 0

Anche il (Gran) Rifiuto del Meeting di CL è comunicazione

Il “Meeting per l’amicizia fra i popoli”, anche noto soltanto come Meeting, è la serie di incontri e conferenze, lunga una settimana, organizzata ogni anno a Rimini dall’associazione cattolica Comunione e Liberazione. Distintosi negli anni come un evento di grande trasversalità politica, soprattutto dopo la caduta del comunismo – di cui ospitò negli anni ’80 i principali oppositori, uno su tutti il sindacalista polacco Lech Walesa, il Meeting ha accolto come relatori i più importanti, sia al momento dell’invito che in potenza, personaggi politici italiani. Tra questi, segretari di partito, Ministri, Presidenti del Consiglio e finanche della Repubblica.

CL non ci ha mai tenuto troppo a nascondere il suo rapporto privilegiato con il potere: Giulio Andreotti ne è stato eroe e vate politico per quasi quarant’anni sin dall’edizione inaugurale del 1980, accompagnato -in minor misura- dagli altri “cavalli di razza”, i democristianoni Forlani, Fanfani e Cossiga. E negli anni successivi CL non disdegnò neanche il feeling col premier socialista Bettino Craxi, nonostante quest’ultimo non avesse mai presenziato al Meeting. La fine del PCI portò a Rimini anche gli enfants prodiges della sinistra: D’Alema, Veltroni, il radicale poi verde poi cattolico Rutelli. Tra gli ex-comunisti il più presente, sin dal 1998, fu uno a cui il Meeting portò tuttavia pochissima fortuna: Pierluigi Bersani.

In particolare la presenza dei Presidenti del Consiglio è diventato un tratto caratteristico del Meeting, specialmente negli ultimi anni. Tratto caratteristico che ha provocato un’antipatia crescente, da parte di un elettorato di sinistra laica o comunque proveniente da una tradizione comunista e velatamente anticlericale, nei confronti di Comunicazione e Liberazione e della sua frequentata kermesse. Un’allergia al Meeting cresciuta soprattutto durante le edizioni degli anni 2000, durante i quali il Premier Silvio Berlusconi e i Ministri dei suoi Governi facevano da protagonisti incontrastati degli incontri con i politici di turno. Completano il quadro l’intervento inaugurale di Mario Monti nel 2012 su “i giovani per la crescita”, e quello di Enrico Letta, sulla “forza fecondatrice dell’incontro ” – ampia celebrazione delle ancora salde larghe intese, in apertura del Meeting 2013.

Poi trapela in qualche modo, ieri, da Palazzo Chigi, la notizia: Renzi, cortesemente, declina l’invito al Meeting di Comunicazione e Liberazione. Sorpresa, giubilo, conferma, dito davanti alla bocca a mo’ di zittimenti da parte degli antigufi (perché se esistono i “gufi”, devono per forza di cose armarsi anche i loro oppositori).
“Il primo Premier in carica a non andare al Meeting” è la vulgata che maggiormente prende piede anche sulle homepage dei siti d’informazione: ovviamente non è così. Nonostante CL, come descritto sopra, abbia sempre avuto un certo feeling con le istituzioni, a non presenziare da Presidenti del Consiglio sono già stati nell’ordine: Cossiga (che vi andò invece da Capo dello Stato), Forlani, Fanfani, Craxi, Goria, De Mita, Amato, Ciampi, Dini, Prodi (che fu poi invitato come Presidente della Commissione Europea), D’Alema. Si recarono in veste di Premier al Meeting, invece, solo Spadolini, Goria, Andreotti, e i già citati Berlusconi, Monti e Letta.

Renzi non è il primo Presidente del Consiglio, insomma, a non andare al Meeting di Rimini, non sarà affatto l’ultimo e non è detto che non ci vada già dall’anno prossimo. Dove sta la mossa vincente, il punto preso, lo spariglio, il negare d’un colpo la propria tradizione popolare e boy-scout per conquistare i malfidati? Il tentativo di “recupero a sinistra”, il guanto di sfida verso chi giudica Renzi già un uomo-establishment, prende luogo anche in un (Gran) Rifiuto (al contrario però, rispetto a quello di Celestino V), come quello che il Premier fa trapelare, volutamente in forma di indiscrezione, tramite agenzia-stampa: “No, grazie”, risponde a CL. Addirittura! Anche a Comunione e Liberazione?

“Un colpo al cerchio ed uno alla botte”, dicevano eppure (e facevano), gli stessi democristiani.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

Annunci
Filed under: Bias, mediabias.it

About the Author

Pubblicato da

A Southern italian transplanted in the first province of the ancient empire, Rome, and then in (one of) the capital(s) of the modern one, London. A bachelor in Political Science and International Relations, a Master of Arts in Political Communication at City University London (still to complete). An endless passion for politics, with a predilection for electioneering and communication. Fire in the eyes for Public Relations and a more just and transparent Lobbying. Social media geek, with a great interest in the development of the World Wide Web, and an harshly critical look over media and information issues (mediabias.it). Curiosity, always and for anything. Politically, a leftist progressive. One motto in the head, since the very childhood: "Leave the world a little better than you found it".

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...