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Il PaPremier

In un momento storico di estremo vuoto politico come quello che abbiamo vissuto e stiamo in parte ancora vivendo, un caposaldo nell’immaginario collettivo, è rinato, dopo i modesti anni di Benedetto, tra credenti e non, tra praticanti e meno: la figura del nuovo Papa, Francesco. Non poche volte, sui social e non solo, abbiamo letto di scherzosi -ma non troppo- appelli al Papa per prendere in mano le redini dello stesso Paese, oltre che della stessa Chiesa di Cristo, e alcuni, durante la travagliata fase congressuale del Pd, lo hanno addirittura invitato alla candidatura a Segretario.

Segretario del Pd, in realtà, ci è diventato Matteo Renzi. E, poco dopo anche Premier. E osservando, stamattina, il video in cui lo stesso, entrando nella scuola di Siracusa, riceve la Ola (“Mat-te-o Mat-te-o”) dei bambini educati a quell’accoglienza, poteva venire in mente l’immagine di un Papa che, agli Angelus, o entrando negli oratori, presenzia al ritmo dei “Fran-ces-co, Fran-ces-co”. Un’istituzione trasversale, riconosciuta, poco partigiana né -stranamente- divisiva, insomma.

E sembra quasi fatto apposta che il Papa abbia confessato a De Bortoli, ieri mattina sul Corriere, dopo un anno di pontificato: “Mi piace stare tra la gente, insieme a chi soffre, andare nelle parrocchie”. Un po’ come fa il novello Premier nei suoi tour, una volta alla settimana. La pretesa poi, di quest’ultimo, di comunicare normalità, vicinanza, pare tale e quale a quella di un Pontefice che “è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti. Una persona normale.” Ed “Io sono il prete, mi piace” non assomiglia tanto al “Lasciatevelo dire da un sindaco” più volte ripetuto durante il discorso d’insediamento? E il “Se falliamo sarà solo colpa mia” al “C’è un momento, quando si tratta di decidere, di mettere una firma, nel quale [il Papa] è solo con il suo senso di responsabilità”?

La congiuntura di “stamane mattina” (che però era ieri), tra l’intervista del Papa e la visita gioiosa di Renzi, non ha fatto altro, insomma, che nutrire la crescente impressione d’essere davanti a un PaPremier. Che azzecca alla grande il target scolaro, e il messaggio educativo accordato ai tempi, quando chiosa: “Un abbraccio vale di più di un messaggio su un social”. Ma che fa legittimamente chiedere, visto il ruolo decisivo del soggetto, qual è il confine tra la giustissima e sacrosanta comunicazione pop, e il macchiettismo sentimental-moralistico?

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1 Comment so far

  1. Francesco Scarano

    Che bell’articolo hai scritto ! Bravo. Finalmente, punti, virgole e punti e virgole al posto giusto. Ma mi è piaciuto anche il contenuto, tranquillo. ciao

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