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Pessimismo cash

Articolo pubblicato su L’Unità del 17.10.2015.

Prendiamo di petto il tema: le polemiche sull’aumento della soglia del contante deciso dal governo nella legge di stabilità, non hanno a che fare con la scelta in sé, ma con un sentimento diffuso tra la gente. Un pregiudizio che si chiama, in gergo, negativity bias.

Non c’è nessun rapporto diretto tra quantità di contante in circolazione ed evasione fiscale, come ha ampiamente dimostrato uno studio della CGIA di Mestre, con dati indiscutibili. Il primo: il limite al pagamento in contanti, posto a 1000 euro nel 2011 da Monti, non ne ha diminuito affatto l’utilizzo complessivo, salito del 30,4% dal 2008 – anno della prima limitazione – al 2014. Il secondo: come ha confermato il vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate (http://www.qelsi.it/2014/il-clamoroso-flop-del-limite-dei-1000-euro-alluso-del-contante-nella-lotta-allevasione/), il tetto all’utilizzo del contante non ha avuto alcun effetto visibile sull’evasione fiscale, stazionaria ai primi posti in Europa col 21,1%.  Il terzo: sempre restando in Europa, è facile verificare che il limite all’utilizzo del contante non è in alcun modo legato alla quantità stimata di PIL sommerso, se è vero che – per fare l’esempio di due paesi senza tetto, Slovenia e Austria – il primo ha il 23,1% di evasione e il secondo il 7,5%.

Infine (questo lo dice una qualunque persona di buon senso, non c’è bisogno della CGIA): ma se io faccio dei lavori in casa e l’idraulico o l’elettricista mi chiede un pagamento in nero – e io ci sto – vi pare che l’ostacolo è andare una o due volte in più a ritirare il contante in banca? Se sono un imbroglione e voglio frodare lo farò. E la soglia del contante non sarà certo un disincentivo.

Allora perché, malgrado tutti questi buoni argomenti, scatta la reazione verso questa misura? Qui entra in azione il maledetto senso comune. Vediamo in Tv la GdF che maneggia contanti sequestrati, leggiamo di valigette piene di soldi fruscianti, di mazzette per i tangentisti consegnate nelle buste da lettera (mentre le transazioni finanziarie dei delinquenti non vengono filmate). Così pensiamo – per default – che eliminare dalla scena le banconote significhi abolire i crimini legati al denaro. E diventare tutti più buoni.

Questo senso comune diffuso si alimenta poi di un antico e sempre vivo pregiudizio pessimistico nei confronti di noi stessi. Parliamoci chiaro: chi ci ha governato (da destra e da sinistra) ci ha sempre detto che siamo una mezza schifezza, noi italiani. Che dobbiamo essere condotti per mano, come scolaretti indisciplinati, verso comportamenti virtuosi. Che non siamo in grado, da soli, di agire come nei “paesi civili”. Per questo, a partire dal fisco, ci hanno sempre vessato con misure occhiute e punitive, roboanti quanto inefficaci. E noi ci siamo pian piano  convinti di non essere bravi cittadini, ma precipitando in una spirale negativa progressiva, che parte dai sensi di colpa per le nostre negligenze, diventa mancanza di autostima collettiva e approda ad una totale sfiducia verso il futuro. Un negativity bias che avvolge da tempo l’Italia, e ci toglie energie e speranze.

Che c’entra – direte –  l’aumento della soglia del contante con questi discorsoni? C’entra, e come. Perché, se leggiamo la misura del governo per quella che è – una spinta ad aumentare i consumi e a semplificarci la vita – ne potremo vedere tutti i vantaggi, senza per questo pensare di fare i furbi la prossima volta che ci si rompe un lavandino. Se invece guardiamo l’aumento della soglia del contante con gli occhi incattiviti e astiosi dei vecchi governanti, non faremo altro che aumentare il nostro negativity bias, e ci peggioreremo concretamente la vita. (Detto che comunque, nell’incertezza, sempre meglio “essere ottimista e avere torto, che pessimista e avere ragione”, come pare abbia esclamato una volta Albert Einstein).

(Hanno collaborato Nicolò Scarano e Massimiliano Pennone)

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