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Dopo i cretini, gli assassini: l’aspetto macabro della disintermediazione

Si può parlare della disintermediazione dei cretini, prendendo ad esempio il caso di Matteo Salvini che, commentando il ritorno al milan di Mario Balotelli con un tweet, viene ripreso addirittura dalle strisce sportive dei telegiornali nazionali in prime time.

Ieri abbiamo avuto modo, purtroppo, di assistere invece a una disintermediazione degli assassini: un ragazzo del Virginia, smartphone in mano, ha ripreso in stile First Person Shooter (il genere di videogame tradotto in italiano come “sparatutto”), tutta la sequenza folle durante la quale ha sparato due suoi ex-colleghi, una reporter di 24 anni e il cameraman di 27, pare “per vendicare la strage di Chesterton”. Poi lo ha postato, su Twitter e Facebook, e infine si è sparato. Tutto on his exclusive own, tutto da solo.

Ovviamente un contenuto del genere sui social media ha avuto immediatamente un seguito e una viralità devastante. Dopo pochi minuti erano già parecchi i RT del video dell’assassinio, così come le richieste al “signor social media” di eliminare il prima possibile l’account incriminato. Alla fine sia Twitter che Facebook hanno accolto la richiesta, e cancellato l’account di Vester Flanagan.

Flanagan ha adoperato un atto di disintermediazione nel condividere un atto così terribile, ma la chiave sta nel fatto che non ha avuto bisogno di alcun media che si adoperasse per mostrare in diretta o in differita il folle gesto: sono stati i media stessi -non tutti: Buzzfeed sì, il Guardian no, per fare un paio di esempi- ad essersi prodigati nel RIlanciarlo a più non posso.

Qui si pongono violentemente un paio di problemi etici, come descritto bene da Arianna Ciccone e Massimo Mantellini, nella nuova funzione che il giornalismo sempre più dovrà assumere, ossia quello di “filtro” dei sempre meno controllabili flussi di informazioni e contenuti che viaggeranno nella Rete da qui a tempo indefinito.

Dal punto di vista giornalistico:
– è giusto mostrare il video? Ma soprattutto: è necessario? Non si può raccontare un assassinio, dalle dinamiche neanche troppo particolari, semplicemente descrivendolo bene, come una volta? Può tutto davvero ridursi alla logica dei click?
– è giusto mostrare i tweet e i post dell’assassino, lasciandone trasparenti le dichiarate intenzioni? Slate, in una provocazione che comunque ha dei punti a suo favore, ha ieri sera “rimproverato” Facebook e Twitter per aver cancellato gli account dell’assassino. Forse bastava bloccare il video e lasciare fruibili ed intatti i tweet e i post, grazie al quale si poteva saperne di più del “retroterra” da cui proveniva il fatto?

Tornando al primo dei due punti, faccio l’esempio più banale, terribile e provocatorio che si possa fare: se una qualsiasi dittatura sanguinaria del Novecento avesse avuto le tecnologie digitali che abbiamo oggi, e per feroce propaganda avesse ripreso LIVE, condividendolo anche in streaming sui social media, un pogrom o una gassificazione, cosa avrebbero fatto i media di oggi? Lo avrebbero condiviso per riportare la più fedele versione dei fatti? Ops, sta già accadendo, sebbene in proporzioni ancora minori: vedi ISIS. “Se [l’assassinio dei due giornalisti] va pubblicato, cosa è che *non* si pubblica?”, si chiede giustamente Fabio Chiusi. E una volta oltrepassato quel limite?

In Italia si comincia a parlare di disintermediazione, pochi anni fa, come di una naturale strategia comunicativa ad uso e consumo di (talvolta squallida) comunicazione politica. Preferisco ancora quella.

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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