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Dovremmo fare come i turchi

Ne parlavo negli scorsi giorni col mio capo-cambusa preferito, quando qualcuno leggendo “Berlusconi: o la grazia o il voto” su Repubblica o adocchiando da lontano (i Campi Scout ti donano, fortunatamente, la sensazione, per qualche giorno, di essere in un altro mondo) la farsa, la solita, in onda in questi giorni a reti unificate (Tv, radio, giornali, e Rete stessa compresa) strabuzzava gli occhi: “Ma com’è possibile? Ma come si può? Ma come si fa?”. Reazione ingiustificata, a mio avviso, quella di chi ancora mi stupisce.
Ma il capo-cambusa ha fatto un passo in più:  “20 anni che se stamo a lamenta’ de Berlusconi, ma che avemo fatto? Niente. Non avemo fatto niente, questa è ‘a verità”. Per poi proseguire con un ritratto poco gentile dell’articolato insieme chiamato “Popolo Italiano”.

Ne parlavo stamattina col mio Flavio Briatore di fiducia:
“Barzellette. Qua dobbiamo fare qualcosa altrimenti passa che siamo noi i malfattori”. 
Flavio ha ragionissima. Peccato però che lo diciamo da 20 anni (e quelli della nostra generazione da un po’ di meno, ma altrettanto disperatamente).

Facciamo qualcosa, allora.
Civati ha parlato del “coraggio di manifestarsi” l’altro giorno: manifestiamoci dunque.
Ma si può sapere che cosa stiamo aspettando ancora? Quale SE, quale condizionale dobbiamo toglierci dalla testa per un semplice ma forte atto di dissenso?

Lo so, sembra banale, quasi infantile, quasi da “okkupiamo il liceo” dirlo (e già questo sarebbe un problema, perché siamo un popolo molle in un paese mollissimo), ma dovremmo proprio fare come i turchi.
Incominciamo a presidiare una piazza, quella che ci piace di più. Portiamoci soprattutto noi stessi, poi ci portiamo le tende, le chitarre, e magari anche un bel pianoforte. Nessun palco, parliamo e chiacchieriamo tutti, di tutto con i piedi sulla stessa terra. Ci conosciamo, ci tocchiamo. Ci diamo il cambio, per chi deve studiare o non perdere l’ultimo posto di lavoro rimasto o stare con i suoi piccoli. Ci diamo la mano, cantiamo insieme, ascoltiamo storie. Da pochi diventeremo tanti. Dell’abusività chissenefrega: pare non sia un problema da queste parti. Sarebbe un Agosto caldissimo ma indimenticabile.

Come al solito, ci prenderanno per culo qui. Anche quelli che avremmo immaginato stessero con noi. Ma noi potremo continuare lo stesso, col sorriso stampato sulla faccia. 
Dovremmo proprio fare come i turchi: io posso portare al massimo una decina di persone, e voi altre 20 o 30 o 50 o 100. Servirebbe uno sponsor forte.
Non lo ha detto anche Francesco “Fate casino”?

Magari è anche questa una di quelle idee da farci venire, una possibilità di un’altra possibilità che davvero dobbiamo a noi stessi, se ci vogliamo bene. 

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