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Il Buonsensismo

Pensavo che quando finirà il Movimento Cinque Stelle si potrebbe lanciare il Partito del Buon Senso. Solo che Partito no, perché i partiti ancora non saranno tornati di moda. Si potrebbe andare allora su Società del Buon Senso. Ma forse sembriamo un po’ troppo troppo aziendalisti. Compagnia del Buon Senso? È un nome che mette allegria, denota movimento ed ha anche una leggera venatura fantasy.

No, eccola invece, l’alternativa nazional-popolare, la scelta finale, quella che ti fa uscire di casa la sera anche quando non ti va manco per niente. Chiameremo la nostra nuova formazione (anti) politica Comitiva del Buon Senso. Ecco vabbe’, insomma, con la Comitiva del Buon Senso sostituiremo finalmente il grillismo col buon senso, anzi col BUONSENSISMO.

Che poi mi pare quello a cui tutti quanti vorremmo parare, diciamo. No? Incominciamo a pensare ad un’immagine coordinata, su. Colori? Font?

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Il ciclo vichiano della sinistra

Ormai è tipo un ciclo della storia, un fenomeno quasi vichiano: rassemblement osceno della “sinistra” – disfatta – volano gli stracci – post di furfaro indignato ipercondiviso – cantiere/assemblea/costituente – rassemblement osceno con grafica nuova (non ho detto migliore, ho detto nuova: solo quella) – disfatta peggiore di quella prima – volano gli straccetti – post di furfaro semi-saggio iper-ipercondiviso ma pur sempre un po’ indignato eh – fabbrica/factory/farm/fattoria – ammucchiatina… A chi mi commenta che parlo male solo della sinistra, ditemi che c’entra ‘sta roba, poi magari ne riparliamo.

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La sinistra, il grillismo e la xenofobia

E arrivò il giorno in cui Il Manifesto fece lo spottone alla Raggi, permettendogli addirittura il paragone con Ada Colau. Ma la sinistra, seriamente, si è ridotta a questo? La sinistra, seriamente, crede di toccare palla nel grillismo? No, perché in tal caso respect. Solo che a me non pare proprio. E allora è una cosa che si avvicina leggermente al rancore. Sentimento umanissimo, che non condivido.

Io spero che poi nessuno si sorprenda quando la “sinistra” in questo paese diventerà xenofoba. Si hanno già le prime tracce, a livello locale, e non serve neanche cercare troppo bene. Sul giustizialismo e l’ordine&pulizia come chiavi inconsapevoli di tutto, poi, già ci siamo ampiamente da qualche anno. Sinceramente, a me, piglia a male.

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Ma chi sono i “cittadini”?

“I cittadini romani chiedono di sfiduciare un eletto dei Cinque Stelle, il garante risponde”, dice la Raggi.

Ora, seriamente: ci spiegano, possono spiegarci chi sono “i cittadini” e quale mezzo specifico democratico hanno per chiedere/segnalare? Esiste un meccanismo di recall riconosciuto?

Ma non dico per tutti i cittadini eh, magari solo per gli elettori del Cinque Stelle. Anzi no, diciamo per gli iscritti dai. Come fanno? CHI SONO I CITTADINI?

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“Renzi sbaglia, a personalizzare il referendum”

[Necessariamente premetto: non ho ancora deciso cosa farò e forse manco lo dirò qui]

Ho sentito Di Maio dire su RaiTre: “Personalizzare il referendum fa gioco a Renzi”.

Ma perché? È così amato dagli italiani Renzi? Oppure: le alternative attuali a Renzi sono forse considerate così improponibili tanto da far pensare agli italiani che una sua dipartita post-referendaria corrisponda a un disastro?

No, perché sennò non si capisce. Se Renzi è così odiato, io fossi un suo avversario direi sì “Renzi sbaglia a personalizzare il referendum”, ma vi apporrei questa specifica motivazione: “Perché se ne dovrà andare davvero, una volta perso”.

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Distinguere il meglio, dall’ottimo

Vedo molti democratici centristi felici della vittoria di Van Der Bellen.

Gioisco con loro, gioisco con loro anche se probabilmente fino all’altro ieri quegli stessi democratici centristi giudicavano Van Der Bellen un marginale e minoritario idealista. Gioisco con loro anche se stanno festeggiando non tanto per un Verde al potere ma per un nazista NON al potere. Gioisco con loro e dico di più, li sto incominciando a preferire, li preferisco.

Li preferisco a chi vuole vedere andare in onda lo sfascio piuttosto che sopportare al potere cosiddetti “usurpatori”. A chi non sa distinguere il meglio dall’ottimo, e non sa sceglierlo.

Non sarò tra quelli che criticheranno i renziani perché stanno gioendo di Van Der Bellen (ce ne saranno molti nelle prossime ore), così come non ho criticato quelli che hanno salutato Pannella pur condividendo zero delle sue idee. Non è proprio tempo per questo tipo di giochetti. Sarò stato abbastanza chiaro? Chissà.

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Marco Pannella e la sinistra bipolare

Per capire che e perché la sinistra italiana ha e avrà dei grossi problemi a diventare qualcosa di diciamo compiuto e capace di generare rappresentanza, basta esplorare il bipolarismo su Marco Pannella andato in onda oggi. Chi lo ha amato, e chi lo ha odiato profondamente. Che va benissimo, per carità! Però.. Come fanno queste due opinioni agli antipodi, su un uomo che più politico non si può, a stare così vicinissime ora, nei confini tutti teorici e politicisti che si sono costruiti? Boh.

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Cosa significa l’epopea di Marchini. Per Renzi, Giachetti e.. Fassina

Se non altro, a questo serve l’epopea di Marchini: a capire che Renzi non ha stipulato alcun patto col diavolo a tempo indeterminato. Nessuna piena convergenza con Verdini, nessun patto del Nazareno, nessun ‘inciucio’ permanente. Fondamentalmente, erano tutte puttanate.

Con quella parte di centrodestra – i ‘moderati’, diciamo – il Pd ha ‘solo’ condiviso questa riforma costituzionale (piaccia essa o no, non è il merito della discussione), in cambio perlopiù di qualche poltrona nelle commissioni al Senato. Le aziende, le condanne di Berlusconi? Quante miserevoli fregnacce. Mai provate in alcun modo, tra l’altro.

Ma io non lo dico per ‘difendere’ Renzi (da cosa poi?), non mi interessa: il ragazzo si difende benissimo, e io non penso abbia fatto tutto bene, altroché. Lo dico per evidenziare quanto tempo perdiamo dietro al ‘giornalismo’ in cui il retroscena diventa realtà, e la realtà opinione.

E noi dietro. A modellare il nostro mondo di percezione come una poltrona di convinzioni imperiture su cui stare sempre comodissimi. E non muoverci più, mai più. Fino a mummificarci.

Il Pd a Roma ha fatto uno sforzo enorme. Io lo sto tastando plasticamente. E Giachetti è semplicemente un uomo di sinistra, molto più di altri che mi sono ritrovato, da “sinistra”, a sostenere.

Chi, “da sinistra”, a Roma tenta una leva nazionale (ma pe’ fa’ che?), dando di fatto valore e forza alla resa dei conti nel centrodestra e rischiando di lasciare la città a una conservatrice di fatto come Virginia Raggi (tutto ordine e pulizia, solo ordine e pulizia, e manettarismo, ca va sans dire), è per me politicamente idiota.

E, inoltre, non fa altro che minare uno dei pochi governi che in Europa – almeno in Europa, ma voi “non seguite la politica”, direbbe qualcuno – si comporta da progressista. Ho cambiato idea? Sì, ne ho cambiata qualcuna. A volte capita.

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Boris Johnson is not Donald Trump

Boris Johnson non è Donald Trump.

Boris Johnson viene da una delle famiglie più ricche dell’Inghilterra, come Trump degli Stati Uniti, ma quella di Johnson è ricca da generazioni e soprattutto di alto lignaggio. Boris Johnson ha pertanto potuto avere la migliore istruzione – Bullingdon Club compreso – che un giovano rampollo dell’aristocrazia politica ed economica – se non nobiliare – del Regno Unito possa avere.

Boris Johnson ha scritto un libro non sulle sue mirabolanti imprese ma, in maniera decisamente erudita, sulla vita di Winston Churchill. Boris Johnson ha una penna finissima, un gran talento giornalistico, una cultura enciclopedica, parla latino. Boris Johnson è stato un sindaco di Londra a suo modo – cioè Conservatore – di successo.

Boris Johnson, nonostante la capigliatura, è dotato di un british humour di altissimo gusto. Boris Johnson avrebbe tutti i mezzi culturali ed umani per non dimostrarsi un fetido reazionario, isolazionista e – basta una parola – Conservatore inglese, della peggior razza.

Eppure non lo fa. Perché, appunto, lo è. La differenza con Nostro Modello è solo che il secondo fa solo finta di essere compassionevole, comunque.

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Piercamillo Davigo: perché?

Io però me lo chiedo.

Me lo chiedo perché Piercamillo Davigo deve ricevere la tribuna in prime time come e quanto un leader politico. Confrontarsi con le parole di Renzi come e quanto un leader politico. Sciorinare giudizi su laqualunque come e quanto un leader politico. Pur essendo un magistrato. Quindi in teoria al di sopra, non di tutto, ma almeno delle parti. Io me lo chiedo. Perché non glielo chiedono, a Davigo, se le proposte di – chessò – Salvini o Di Maio sono apprezzate dall’Anm?

Per concludere: Davigo ha appena detto che i magistrati brasiliani che stanno smontando il (discutibilissimo, per carità) governo Rousseff hanno grande stima di quelli italiani, per via di Mani Pulite. Tutto compiaciuto. Ma quali magistrati brasiliani, quelli collusi con i fascisti e i militari? Che culo.