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Sulla nuova legge elettorale

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Tra giovedì 1 giugno e venerdì 2 giugno

Una legge elettorale basata sul disvalore.

Se sai che sia tu che il tuo partito siete impopolari nel “tuo” collegio, ti conviene farti mettere secondo o terzo nel listino bloccato. Così magari, invece di conquistarti consenso sul campo, “te dice culo” e vieni eletto.

Al contrario, se invece sei un giovane fenomeno che vince in un seggio all’inizio considerato come inavvicinabile, e magari vinci di solo un punto, potrebbe capitare che “te dice male” e rimani a casa.

La nuova legge elettorale, inoltre, è un affarone per il Movimento Cinque Stelle (così come per Forza Italia), che non deve neanche fare lo sforzo di trovare persone normodotate da candidare nei collegi uninominali, e può far entrare invece in tutta scioltezza i suoi “leader” candidandoli come capolista nei plurinominali. Perché tanto conta il simbolo, come la maglia per i tifosi.

Ed è un danno per il Partito Democratico, o in generale per quei partiti che comunque ci tengono – almeno in teoria – a candidare personcine affidabili nei territori a prescindere dal simbolo che si portano appresso.

EDIT: Secondo Repubblica nella giornata di domenica 4 giugno sono stati tolti i capolista bloccati. Invece, è solo cambiata la modalità di assegnazione, per fortuna. 

Che vuol dire “via i capolista bloccati”? Non è vero, dato che le liste per il proporzionale rimangono, appunto, bloccate, non essendoci le preferenze.

Invece si è scelto di togliere LA PRECEDENZA ai capolista bloccati (che era una vera porcata) nella assegnazione dei seggi, ma allo stesso tempo si riducono i collegi uninominali a 225 (1/3 della Camera), usando gli stessi che erano usati per il Senato col Mattarellum più di vent’anni fa. Come se la distribuzione demografica non fosse cambiata. Collegi enormi, d’altronde, il doppio di quelli britannici – che sono di quella grandezza, e non di più, proprio per far sì che il rapporto eletto-collegio sia reale.

Quindi tranquilli, i capolista bloccati entrano comunque. Ci sono anche molte più chance per i secondi, e non c’è neanche bisogno delle pluricandidature. Le segreterie avranno meno imbarazzo per la scelta. E la scelta uninominale rimane abbastanza una barzelletta.

Ah, ovviamente niente possibilità di voto disgiunto, perché “è troppo complicato, sai che confusione” (ma allora toglietelo anche alle comunali, no?): mai sia non poter fare campagna sul “voto utile”.

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A Southern italian transplanted in the first province of the ancient empire, Rome, and then in (one of) the capital(s) of the modern one, London. A bachelor in Political Science and International Relations, a Master of Arts in Political Communication at City University London (still to complete). An endless passion for politics, with a predilection for electioneering and communication. Fire in the eyes for Public Relations and a more just and transparent Lobbying. Social media geek, with a great interest in the development of the World Wide Web, and an harshly critical look over media and information issues (mediabias.it). Curiosity, always and for anything. Politically, a leftist progressive. One motto in the head, since the very childhood: "Leave the world a little better than you found it".

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