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Trump – personaggetto, e la sinistra che lo festeggia

Un Presidente degli Stati Uniti che va alla CIA il giorno dopo l’inaugurazione e.. Che fa? Parla dei media cattivi che hanno diffuso foto della gente – relativamente poca – presente alla cerimonia del National Mall. Vabbe’, la foto era stata fatta presto, vabbe’ questo, vabbe’ quello. Ma tu sei il 45° Presidente degli Stati Uniti e vai alla CIA e parli della tua Inaugurazione. Dio buono. Poi ci metti il carico da 90 e mandi quel poveraccio del tuo Press Secretary a dire la stessa cosa davanti ai colleghi che, giustamente, lo ridicolizzano.

Io, da testimone oculare, confermo che la gente non fosse moltissima (erano più i militari, in un numero allucinante, praticamente ovunque: comprensibile), ma allo stesso tempo credo che ciò non voglia dire nulla. Perché in piazza a Washington DC, molto semplicemente, la gente che vota Trump non ci va. Quella che votò Obama uuuh, se ci va. Pure troppo, e pure col tempismo sbagliato. E lo avete visto sabato.

Qualche tempo fa, commentando l’episodio dei fischi nei confronti del Vice Presidente Mike Pence al musical di Broadway Hamilton, al quale Trump, appena eletto, rispose piccato, definii The Donald così:

“Un personaggio che ha sempre agognato di far parte di quella upper class liberal di Manhattan, di essere accettato dai suoi circoletti, di poter andare ai party e ai vernissage senza essere guardato di sottecchi, come l’arrampicatore sociale, il parvenu, il bamboccio ereditario, il palazzinaro senza scrupoli. E che a un certo punto, all’ingresso della vecchiaia, si è inventato un modo abbastanza geniale per bastonare quel mondo da cui si è sempre sentito alienato, che lo ha frustrato per decenni.”

Confermo il giudizio. E ora che la pericolosità del soggetto in questione è chiara, non solo per i diritti delle donne, per i quali abbiamo manifestato appunto sabato, ma anche per tutto il panorama internazionale – politicamente idiota chi lo nega, non so quale altra parola utilizzare – ci tengo a dire che, così come ho una cattiva opinione della sinistra arresasi al grillismo, quella che festeggia il Trumpismo piuttosto la aborro proprio. Vero, la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma neanche la storia, quando accade, è un film che si guarda alla televisione o una serie su Netflix.

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