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Israele e il Muro: un pretesto per l’indignazione

Oggi Il Foglio, che non perde mai occasione di ridicolizzare i sit-in scemi degli altri, ha organizzato il sit-in per difendere Israele (che si difende benissimo da sola) dalle malefiche mani dell’UNESCO.

Non serve discettare troppo sulle inefficienze ed idiosincrasie burocratiche delle Nazioni Unite, così come delle sue agenzie tematiche e territoriali, che ormai sembrano avviarsi verso il tramonto – lo dico senza alcuna sottesa felicitazione, dato che viene progressivamente meno un fattore di stabilità e un luogo di negoziazione pacifica nel consesso internazionale.

Però la grande levata di scudi sul documento che riguarda il Muro del Pianto è un po’ – scusate – ridicola. Sì, c’è un errore grande nel documento, che è quello di chiamare tutto il complesso monumentale che ospita il Muro del Pianto soltanto con il nome Arabo – Al Aqsa. Non riconoscendo dunque anche la sua ovvia “ebraicità”.

Ora, a parte che nel documento si parla chiaramente delle “tre religioni monoteistiche”, tra cui ovviamente l’Ebraismo, sapete qual è la ratio del malfamato documento? Chiedere ad Israele – come succede ormai ciclicamente dall’anno 2000, anno in cui Sharon salì sul Monte degli Olivi, scoppiò la Seconda Intifada e ai Musulmani fu impedito di accedere alle Moschee per tre anni – di ristabilire equità (lo “Status Quo storico”) nel mantenimento del sito UNESCO, che come saprete è un Patrimonio dell’Umanità.

Quindi, per dirla in breve: si chiede ad Israele di smetterla di edificare Gerusalemme Est tutto intorno al Monte – tra cui un bellissimo ascensore che va direttamente al quartiere Ebraico, tipo quello che da sotto il Ponte di Ariccia te porta in fraschetta – e di permettere ai Musulmani di accogliere i turisti anche attraverso il loro portale, facendo pagare un biglietto che possa contribuire alla manutenzione delle Moschee.

La legge internazionale considera la presenza pervasiva e unilaterale di Israele nella Città Vecchia di Gerusalemme una OCCUPAZIONE MILITARE. Il fatto che un documento in sede Unesco sponsorizzato perlopiù da paesi Arabi, su cui gli Europei si sono astenuti, contenga l’innegabile “errore” sembra essere non solo una mera conseguenza matematica della maggioranza che lo ha approvato, ma anche – francamente – una bazzecola, rispetto alle questioni di cui sopra. Se volete saperne di più, qui c’è un articolo di Haaretz, che come sapete è un noto quotidiano antisemita.

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