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La terra dei bias

Di “Terra dei fuochi” si torna a parlare periodicamente. Spesso non perché ci sforni notizie nuove, ma perché – tocca dirlo con crudezza – funziona molto bene come brand. Al punto che l’espressione è diventata una confusa e contraddittoria voce di Wikipedia, primaria fonte di consultazione per tutti gli ignoranti della terra, a partire da chi scrive. Il sito descrive la “Terra dei fuochi” come un’area (peraltro mai precisamente individuata) a ridosso tra le province di Napoli e Caserta, “oggetto dal 1970 di sversamenti di rifiuti industriali, rifiuti tossici e nucleari” (c’è scritto proprio “rifiuti nucleari”: lo aveva garantito un pentito di camorra, anche se nessun rifiuto del genere è mai stato trovato). In quest’area i roghi di rifiuti industriali “sono responsabili di un alto tasso di tumori che hanno colpito soprattutto giovani donne, al seno e alla tiroide, e bambini”, dice sempre Wikipedia, ma senza specificare a quali (peraltro discusse e discutibili) indagini scientifiche si faccia riferimento. Così come il titolo in evidenza “Inquinamento dei prodotti agroalimentari” oscura la notizia dell’esito positivo dei test sulla mitica mozzarella di bufala, né ci si occupa di ricordare che le diossine sprigionate in una sola notte di Capodanno a Napoli producono più danni dei roghi. E così via.

Lo psicologo Robert Cialdini definisce il “principio di autorità” come una delle 6 regole base della comunicazione persuasiva. Come è logico, la forza persuasiva di un messaggio cresce quanto più ne risulta autorevole la fonte, in quanto ritenuta vera e inattaccabile. Ne è sì un esempio Wikipedia, che tuttavia come abbiamo visto non è purtroppo scevro da castronerie, ma è un concetto che possiamo verificare costantemente quando andiamo ad apprezzare le performance degli ormai autorevoli e seguitissimi leader degli attivisti e dei comitati del territorio, tra cui si contano diversi candidati alle scorse elezioni regionali campane. E tra i quali non sfigurano neanche le vesti sacerdotali: “Se lo dice il prete, dev’essere vero. Se lo fa durante il funerale di uno dei giovani morti di leucemia, è PER FORZA vero”.

E’ così che le azioni del brand “Terra dei fuochi” crescono. Ed esso è talmente efficace da divenire quindi un potentissimo talismano, un magnete che attira a sé una serie di altre questioni capitali – tutte serissime, questo è fuor di dubbio – che non hanno però un nesso diretto con la verità dei fatti. Un buco nero che inghiotte molto, se non tutto, e che trasforma i roghi in fuochi fatui, e la Terra in un reame delle finte causalità. Esempio: molte autorevoli ricerche condotte sulle presunte zone contaminate, come lo studio SENTIERI aggiornato a maggio 2014, si concludono asserendo che non vi sono prove che malattie e problemi di salute siano causati dai crimini ambientali. E gli stessi ricercatori che si stanno occupando degli screening sul campo rintracciano soltanto correlazioni, mettendoci in guardia dall’omonimo bias di cui abbiamo già parlato altre volte: “Succede sempre così, tutte le volte siamo costretti a ribadire che questo studio non permette di individuare un rapporto di causa-effetto tra salute e ambiente”, ha dichiarato la dottoressa Musmeci, coautrice del rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità.

Una correlazione, ricordiamolo, non è una causalità, ma un concetto che per la nostra mente è molto più semplice da afferrare e immagazzinare, e che proprio per questo si propaga in maniera virale. È qui che la vicenda si fa estremamente delicata: le tragedie che avvengono in quella terra maledetta si fanno color del fuoco, per effetto della correlazione forzata che passa di bocca in bocca dai cittadini sino alla politica, inevitabilmente passando da mezzi di comunicazione più o meno affidabili. Diventa allora impossibile capire di cosa parliamo quando evochiamo il brand “Terra dei fuochi”: si tratta di un disastro organizzato a tavolino dai governi o del prodotto del malcostume dei cittadini? Cos’è un rifiuto tossico? E uno speciale? E che ruolo ha avuto la camorra in tutta questa storia? Il buco nero inghiotte anche la questione delle ecoballe, un altro gigantesco problema irrisolto che con “i fuochi” non c’entra nulla e che invece evidenzia un’enorme responsabilità politica: la paura atavica di una “bestia” impopolare come l’inceneritore. Quello a cui spesso si oppongono le stesse persone che manifestano contro i roghi.

Vi sono enormi questioni in sospeso, e la scienza può aiutarci a venirne a capo. La scienza che va avanti per deduzioni e la scienza a sua volta confutabile, ma solo e soltanto da dati e sperimentazioni. La scienza che, attraverso i dati dello studio di cui sopra, ci racconta di aree del nostro Paese aree inquinate quanto e come la Terra dei Fuochi (Taranto e Porto Marghera, per fare solo due esempi). La scienza che, attraverso un impegno comune a perseguire la razionalità, può permetterci di non cadere nei tranelli dei bias. Anche – o soprattutto – se questo significa andare contro l’opinione comune.

Raccogliere dati, nella maniera corretta, mettendo insieme cifre e informazioni. Individuare con precisione le zone di indagine per le rilevazione, senza confondere luoghi e diverse problematiche. Verificare le informazioni in uscita: come è possibile che sul banco delle prove torni uno studio di quasi due anni fa, come quello resuscitato pochi giorni fa dal deputato M5S Nugnes, e che si replichi ancora una volta tutto il teatrino che suscitò quando venne presentato per la prima volta? E preservare infine la valutazione scientifica, parte terza e non influenzabile, evitando che un professore di veterinaria qualsiasi – poi smentito dalla senatrice a vita Cattaneo – possa truccare i risultati delle sue ricerche, pur di attaccare i mangimi OGM.

I fuochi della Terra esistono, sono una ferita dolorosa. Possono essere spenti solo se si incomincia una volta per tutte, e senza interessi laterali, a conoscerli davvero, assieme ai mali che provocano. Ce l’avete presente, Sun Tzu, l’arte della guerra?  

@PENN0NE
@nicoloscarano

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1 Comment so far

  1. DAMIANI FRANCESCO

    OK, ma al Sig. Velardi e C, dopo le notizie di questi ultimissimi giorni, non viene qualche dubbio in più?

    PS Sono un affezionato lettore di questo sito.

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