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La sfiducia

Io credo che la sfiducia – di un sindaco, di un governatore, di un esecutivo – sia un istituto politico legittimo, fondamentale, direi sacrosanto. E credo che per una sfiducia non ci sia neanche bisogno di motivazioni politiche così ferree, perché tanto le motivazioni politiche ferree non esistono, esse sempre soggettive sono. (In questo senso, la regola nello Statuto del PD che prevede espulsione automatica in seguito a sfiducia votata nei confronti di un sindaco del Pd è semplicemente idiota).

Ma, molto banalmente, credo anche che l’atto politico spesso anche un po’ drammatico della sfiducia vada attuato nelle istituzioni rappresentative elette per fare – incredibile – proprio questo: “fiduciare”, fare le leggi o amministrare, votare, e sfiduciare. Una roba così lineare, trasparente, normale, i “mandanti” li lascia solo alle ricostruzioni retroscenistiche.

A Roma si è secondo me assistito a un brutto precedente, un po’ pericoloso. Una sfiducia politicamente anche comprensibile, ma esercitata proprio in maniera pessima, con quelle dimissioni di massa dal notaio.

Ora pare che con Crocetta in Sicilia si vada verso un’altra sfiducia. Ottimo, benissimo, ma di grazia la festa potete farla all’Ars, così veniamo anche noi?

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