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Viva Gigi D’Alessio, viva i rapper. O almeno, lasciateli parlare

Ieri Gigi D’Alessio si è iscritto al Partito Radicale. Quell’infaticabile, irriducibile, adorabile sornione di Pannella lo ha accolto a Radio Radicale e lo ha fatto anche iscrivere alle associazioni per i diritti civili direttamente collegate al Partito. Scandalo e delirio, qualcuno parla addirittura di “fine del Partito Radicale”. Vabbe’.

Negli scorsi giorni invece un dibattito simile è infuriato quando Fedez ha espresso delle opinioni alquanto discutibili sia sugli scontri a Milano del 30 Aprile che su quelli -molto più gravi e scenografici- del 1 Maggio, in occasione dell’inaugurazione dell’EXPO. Lo stesso ha fatto J-Ax, in passato frontman degli Articolo 31, che ha prodotto un video di filippiche un po’ rap un po’ no -contro chi esattamente non lo si è ben capito-, che Piazzapulita ha prontamente rilanciato lunedì sera.

Le reazioni rispetto a tutto questo spazio dato ad artisti più o meno apprezzabili sono varie, ma soprattutto negative, se andiamo a scandagliare i commenti sui social di chi solitamente commenta la politica e l’attualità con più attenzione. Un piccolo esempio: Marco Salvati, autore televisivo, twitta:

Ecco, diciamo che se Salvati avesse voluto prendere ad esempio un “paese civilizzato” che è sempre diffidente, nel suo ecosistema mediatico, verso giovani artisti con velleità politiche, avrebbe potuto meglio scegliere il Regno Unito. Perchè negli Stati Uniti, che in fondo rimangono il nostro modello di sviluppo -lo ha detto anche Renzi dopo la visita a Washington- le esternazioni sull’attualità di artisti o atleti sono ascoltate, eccome. Andare a chiedere al rapper più in vista del momento, Kendrick Lamar, autore di un ultimo album politicissimo, o a Carmelo Anthony, stella dei New York Knicks, sceso in piazza con i giovani afroamericani di Baltimore pur condannandone le violenze: situazione analoga a quella di Fedez.

Certo, bisognerebbe chiedersi perchè tanto spazio ai “rapper” nel recente intrattenimento televisivo italiano: gli autori e i conduttori credono davvero di star dando voice a una certa parte dell’opinione pubblica? O è solo ricerca affannosa di share? Quello che è sbagliato, sicuramente, è un certo atteggiamento di censoria sufficienza verso talune figure pop, come se non avessero il diritto di esprime certe opinioni solo poichè in apparenza artisticamente frivoli. Salvo poi sorbirsi Benigni -con tutta la stima che personalmente provo per il toscanaccio- per vent’anni, ogni Natale e Pasqua e Primo Maggio.

Il “Ma che ne sa un cantante di politica o di Expo?” non serve a nulla. Se dicono stupidaggini, i suddetti, sta alla politica, o a chi ne sa davvero, smentirli con convinzione, senza però negare il loro diritto a pronunciarle. Se dicono stupidaggini, Gigi D’Alessio o i rapper, la “gente”, molto semplicemente, non li seguirà più. O in fondo in fondo crediamo forse che la gente sia scema?

Nicolò Scarano
@nicoloscarano

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