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Come quando ci si accoppia

Il Partito Democratico é un’organizzazione i cui vertici, praticamente a tutti i livelli, cannibalizzano senza troppi scrupoli ogni minoranza interna, ingoiano e digeriscono con gran goduria ogni discussione, perseguono ormai con continuità linee politiche a mio avviso decisamente discutibili.

Le gravi mancanze sono però, addirittura, ancor più di metodo che di merito. Come già detto, la sterilizzazione del dibattito, l’uso distorto di una Direzione piegata e dotata di davvero poche voci critiche, e, da parte dell’esponente massimo del governo del Paese, nonché Segretario del partito, un abuso estremo di tattiche parlamentari tendenti ad accentrare decisioni fondamentali.

In ultima istanza, la decisione di apporre l’istituto della fiducia su una legge delega, estremamente vaga, sul tema cuore del lavoro. D’altronde che razza di governo reazionario può essere quello in cui un Ministro dell’Interno, di destra, può decidere di inviare una circolare che cancella diritti -le unioni civili- già “consumati”?

Ora scendo più sul personale, addirittura al limite dell’egoistico. Pippo Civati, dico te ad esempio, se dobbiamo uscire dal Partito Democratico facciamolo ora che sono a Londra fino a Maggio e ho tutto il tempo e la scusa di non rinnovare alcuna tessera, né di patire sofferenze prolungate come é quella di lasciare compagni e amici su un’altra strada.
Pippo Civati, fallo -se vuoi, se devi- in maniera dolce ma decisa, come si fa quando ci si accoppia.

Ecco, l’immagine dell’accoppiamento a me sembra perfetta: l’unione fatale, la fusione più estrema e completa che l’essere umano possa forse raggiungere. La rappresentazione di un qualcosa che si compie, più che di un qualcosa che finisce, il raggiungimento di una nuova terra da esplorare più che un consolante ritorno a casa, il superamento della frontiera, l’abbattimento di un muro del pianto e di un lamento autoreferenziale che a volte ci attanaglia -come negarlo-, quello del “no, non si può fare”.
Per oltrepassare la frontiera bisogna stare però attenti, rimaner liberi e leggeri, liberarsi di zavorre, non caricar rottami. O si rischia di fermarsi dopo qualche passo. Ed é una cosa che non vorremmo: penseremmo che sarebbe stato meglio rimanere nella casa che non ci piaceva ma che però era tanto grande, interverrebbe il rimpianto, nemico del cambiamento.

Non la scissione dunque, ma é banalmente l’accoppiamento che rappresenta l’unione, quella che come ci ha ricordato scherzosamente ieri @massimo Ribaudo, fa la forza.
Fallo se vuoi, Pippo, ma ti prego, fallo come quando ci si accoppia.

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