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Parliamone, di Prodi

Parliamone, di Prodi.
Perché in questi giorni si fa a gara a finire di scannarlo o ad adularlo e rimpiangerlo.
Più la prima, però. Insospettabili compresi. Ma importa fino a un certo punto.
Ora, cerchiamo di esulare dall’uomo/figura politica: il primo, per chi lo conosce, si presta a giudizi diversi, il secondo è stato odiato, amato, mortadellato e pugnalato per 3 volte (legittimamente? no? dipende).
prodiCos’ha rappresentato Prodi per la gran parte del famoso “popolo del centrosinistra”?
L’Ulivo, detto in una sola parola: entusiasmo, voglia di riscatto, partecipazione, i Comitati, una visione d’Italia, di società, di politica e comunicazione davvero alternativa rispetto a quella che negli anni successivi avrebbe preso il sopravvento. Non c’ero, ma me l’hanno raccontato: e di chi me l’ha raccontato, direi che mi fido.
Com’è andata a finire, lo sappiamo. I perché di quella fenomenologia da fratelli coltelli dei nostri quadri dirigenti, dal PPI a RC, passando soprattutto per i DS, non li conosceremo mai del tutto. Ma ciò che è (o forse è solo stato, chissà) importante della figura Prodi è quell’esperienza. Ed è per questo che se vai nei circoli, chi sono i 101 (o quanti per loro), ancora -pensate- lo vogliono proprio sapere.
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