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Tenere ALTA l’attenzione: un compito per le vacanze, per TUTTI (si spera)

E’ fondamentale, ora, tenere ALTA l’attenzione.

La melassa governativa domina grazie all’egemonia del conformismo. Nell’informazione, nelle interpretazioni, nei commenti, nelle visioni degli opinion-influencers. Del TINA (lo schiavizzante “There Is No Alternative”) nel suo complesso, e nella sua forma più dolorosa: quella che annulla qualsiasi manovra di scelta democratica. Ma anche di quel TINA che attribuisce -in caso di concessaci possibilità, appunto, di scelta democratica (tra un po’ dovremo inginocchiarci e addirittura ringraziare anche solo per questo)- ad un’unica e sola opzione l’esclusiva del “cambiamento rinnovante”.

Ci si è messo anche il Presidente della Repubblica. E lo dico con rammarico, non con dileggio, e senza la minima volontà di vilipendio. Perché se anche le Istituzioni, i Garanti, cedono al conformismo dilagante e sconfortante di cui sopra, l’anomalia del momento diventa grave, sfonda i confini del politico (in cui viviamo anomalie da sempre, ed in maniera lampante da quasi 20 anni), ma anche quelli del culturale (la cui sfera è causa fondante della prima, di anomalia). E soprattutto -qui sta il preoccupante- i confini dei principi democratici di un “grande paese occidentale”, come amiamo (ancora?) definirci.
Bertinotti fa bene a “riprendere Napolitano” , senza tirarlo per la giacchetta come con molto meno rispetto hanno fatto quel sabato 20 Aprile i dirigenti falliti, i ventennali volponi, i neo-naviganti, gli Schettino degli apparati cadenti. Il suo è un “Presidente, non può”: dignitoso, importante, fortemente motivato. “Presidente, non può dare per decisi i processi economici che dovremo invece affrontare, il capitalismo finanziario globale che governa il mondo”. Effettivamente: dov’è lo spazio di cambiamento? Dov’è che è possibile decidere la direzione da prendere? Dov’è che il cittadino, la Persona (e qui mi viene in mente Vendola, nel bellissimo discorso che l’11 Maggio recitò in Piazza Santi Apostoli) può sentire di “contare qualcosa” nella definizione di una “certa Europa”, di un “certo sistema produttivo”, di una “certa globalizzazione”? Che ci avvicina comunicativamente, potremmo dire, ma risucchiandoci in un blob di occasioni mancate, di attenzioni malriposte, di (non volute) distrazioni dall’essenziale, di imposizioni dolci.

Ve lo ricordate il cielo plumbeo sopra Roma di quel 20 Aprile in cui la Politica depose le armi tenute aguzze, almeno per finta, fino al giorno prima? Quel 20 Aprile in cui intenzioni e tensioni ideali, comunicazioni elettorali e dichiarazioni piene di vanagloria si dissolsero sotto l’acqua che silenziosamente copriva la vergogna, l’inettitudine? Quel cielo plumbeo era lo stesso di quasi 3 mesi dopo, quello di venerdì, del 19 Luglio in cui il Senato della Repubblica Italiana rinunciava ancora una volta alla sua dignità e alla sua autonomia di giudizio, di attribuzione delle giuste responsabilità a proposito di un caso (Shalabayeva, se non si fosse capito) definito “inaudito”, ma che nulla conta di fronte alle paroline magiche di “governabilità, stabilità, pericolo”.
Verrebbe da rispondere che GOVERNABILITA’ si costruisce dando contributi seri alla costruzione di un bipolarismo meno muscolare, andando a modificare con senso una legge elettorale scandalosa già solo per la sua anticostituzionalità: che ciò che stiamo osservando non è governabilità, ma GOVERNO, “a tutti i costi”. Che la STABILITA’ esiste in funzione e in presenza di una maggioranza seria, che discuta arrivando a soluzioni univoche e non al continuo ribasso, al perpetuo rinvio di ciò che scotta e punge: che ciò su cui stiamo vivendo non è stabilità, ma GALLEGGIAMENTO di chi ha troppo da perdere. Che il PERICOLO (economico, di equilibri sociali) ha delle cause, interne ed esterne al nostro sistema, delle cause che invece stiamo vedendo date per “costituenti”, per “certe” e “inamovibili” di ciò che dovrà tirarci fuori dal pantano, ed in questo compresi i protagonisti stessi di quello che io chiamo “accrocchio”.

Ma non muove un po’ di sconcerto e indignazione, in quelli che sono i “professionisti del commento”, gli “acuti osservatori della realtà politica”, gli “editorialisti affermati e plurimenzionati” questo continuo “salto di consuetudine”?  Io me lo chiedo da un po’, ed insieme a me se lo chiedono in sempre più. Ma non basta.
Ci reputano scemi, se sussurriamo che “lo fanno apposta”. Se ci balena solo per un attimo in mente la possibilità che quello che ci ha portato sino a questa situazione politica -che è solo il riflesso e l’effetto, come sopra, di quella sociale, economica, culturale- è un qualcosa di -spietatamente o involontariamente, chissà- “coordinato”. Possiamo o no parlare almeno di una strana “convergenza d’interessi” quando vediamo, tanto per descrivere senza troppa complessità, continui affronti ai cittadini puntualmente calmierati dai sedativi dell’informazione “distratta” o “distraente”? “Strappi istituzionali” rimpiazzati in poche ore dal caso sulla dichiarazione razzista del personaggio razzista per antonomasia? Discorsi sulla sovranità (qualche Illuminato dovrà spiegarmi perché debba essere considerato stupido o dietrologo parlarne, anche ed ancora adesso) sciolti nell’acido del dibattito su Miss Italia?

Dobbiamo alzare la voce e dire che il Congresso del Partito Democratico, il partito più importante del nostro paese, a cui è evidentemente ed indissolubilmente legata la sorte del nostro paese, a cui più il Presidente della Repubblica ha chiesto sacrifici in nome del nostro paese, ai cui elettori generosi piatti di disgusto organico sono stati e continueranno ad essere rifilati sempre per il bene del nostro benedetto paese, doveva essere già iniziato. Non rimandato prima ad Ottobre, non tirato ora fino a una imprecisato momento “entro il 2013”, non ipoteticamente addirittura riportato all’improbabile fine del Governo Letta (perché lo sapete che, salvo grandi strappi, che ormai solo da noi e dico NOI dipenderanno, queste Melliflue Intese vorranno durare sino alla fine della Legislatura, prevista per il 2018? Già: perché questo “governo” ormai conviene a “tutti”.)
Ma ciò di cui parlo non riguarda solo chi si sente Democratico, o chi, per una cosa o per l’altra, inevitabilmente passerà per le vicende interne al Pd: ciò di cui parlo riguarda chiunque si sente partecipe al Paese, chiunque si sente invischiato in una melma di cui fatica a vedere un finale, chissà se lieto o no. D’altronde, il tempo gioca a favore di chi di chi deve “troncare e sopire”. Agosto è alle porte, e se non saranno le vacanze per molti ad addormentare tensioni intellettuali e non, ci sarà il caldo e le attenzioni stolte che il nostro sistema mediatico rivolge a questa o quell’altra lite, o rimpasto o intesa o alleanza. Grande è l’attesa di un epico Giorno del Giudizio, fra una settimana: non cambierà nulla, ma se ne parlerà troppo.

Per alcuni momenti però, in questo 2013, momenti che fra qualche anno definiremo “storici”, la trama opaca del “già visto”, del “solito”, della “ordinaria amministrazione” si è squarciata in spiragli luminosi, ma anche inquietanti: non c’è forse riuscito di scorgere le linee rosse e nere del Potere muoversi sinuosamente, e non esattamente verso ciò che al Potere chiedevamo, che il Potere ci deve? Non avete avuto l’impressione di poter dire, anche solo per un attimo, e con amara lucidità, “Ora capisco”?
Il nostro compito per le vacanze di cittadini “consapevoli” ed “attenti”, quello più difficile, dovrebbe e dovrà essere quello di tenere alta l’attenzione su ciò che è o almeno reputiamo importante. Di parlarne diffusamente, di far fibrillare i nostri argomenti, di coinvolgere anche chi di solito non è interessato, cercando di non risultare pedanti: chissà che sotto l’ombrellone (per chi potrà goderselo) non nascano passioni politiche, non si ravvivino senso civico e di cittadinanza. Compito essenziale sarà non dimenticare ciò che abbiamo sopportato e che stiamo sopportando: la fiducia, o la pazienza, hanno un limite. E se non ce l’hanno, allora c’è un grosso problema. Dobbiamo essere puntuali, precisi, annotare ogni incoerenza e sgarro di chi ci vuole zittire o minimizzare, o liquidare rinchiudere inscatolare. Rispondere per le rime, con idee, temi, argomenti importanti. Astenersi da qualsiasi banalità è fondamentale, sia chiaro: l’estate è la stagione del conformismo, ma la lotta di QUESTA estate dovrà essere proprio sfuggirne. Forse dovremo essere un po’ noiosi, e ci dovremo anche un po’ annoiare: perché “stare sul punto” fa un sacco di fatica, e ci ricorderà le grigie domeniche d’inverno. Ma, come sapete, è solo dopo il lungo Inverno che arriva la Primavera.

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