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Dei flame e del Fatto (Quotidiano)

Prima riflessione di ieri: ho notato che quando scrivi un post contro qualcuno, vai molto meglio che nel resto dei casi. Al webbe piace il flame, piace a tutti e basta.

Seconda riflessione di ieri: perché me la sono presa con la Festa del Fatto, io che sono un piccolo ma credo ragionevole – e soprattutto per nulla livoroso – gufetto?

Molte volte ho espresso la mia comprensione nei confronti della rabbia, la stanchezza, lo scoramento verso le istituzioni e la politica che dominano oggi il dibattito pubblico. Non solo: ho anche pensato, e penso ancora, che questi sentimenti, sebbene negativi, costituiscano un’energia potenziale per il cambiamento in meglio di questo paese, e non solo. Capisco la cosiddetta “antipolitica”, capisco anche il rancore ad-personam, capisco addirittura – nel senso del comprendere weberiano, che non vuol dire approvazione ma scoperta curiosa – il razzismo galoppante, la paura del diverso, l’inarrestabile voglia di chiusura nel piccolo mondo antico che alcuni politici fanno gioco facile a fomentare. Io penso addirittura che una certa dose di quello che oggi viene con spregio definito “populismo” sia elemento necessario della comunicazione politica che vuole raggiungere ampi strati del pubblico.

Ma quello che ho visto ieri al confronto tra Rodotà, Di Maio, Civati e Giachetti, “moderato” da una giornalista del Fatto a dir poco inesistente, mi ha schifato per un motivo in particolare: la platea presente non era popolino ignorante e disperato, e chi ha sbraitato senza apparente soluzione di continuità in faccia a Civati e soprattutto Giachetti – tanto da farlo smettere di parlare – aveva argomenti e favella, così come gli altri che miserabilmente ululavano per far ridare il microfono a uno scatenato Di Maio.

Sono rimasto esterrefatto: quello che ho testato in azione ieri non è un campione di Italia reale, che soffre ed è persa, frustrata, a tratti disperata. Quella che ho visto ieri è un’Italia miserabile e vagamente fascista: neanche lontanamente l’avanguardia culturale di un’opposizione credibile per questo paese.

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