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“Trema tutto”

, leggi su Facebook alle 21.30, le 22.00. A “casa” sono le 3.30, le 4.

Scrivi a chi ti sta più vicino, purtroppo non fisicamente. Si fanno le 4.30, è già arrivata la seconda, di scossa. Cerchi notizie sulla bacheca, scorri aspettandoti qualcosa che dica di più. Non la trovi, te ne lamenti. Te la prendi con ‘sti giornali di merda, possibile che non mi stiano piazzando uno stramaledetto Live sul muso?

Passa la nottata, la giornata ricomincia scorrendo ancora un po’ passivamente, quasi per caso, un po’ troppo passivamente ecco, quello che sta succedendo così lontano eppure così vicino.

Credi non sia poi così vicino, famiglia e amici (anche quelli per metà amatriciani) stanno bene, insomma sarà così grave? Colleghi solo appena conosciuti all’Università chiedono, rispondo “I miei tutto ok”. “Ma si è sentito a Roma?”, “Sì, ma..”

Giri per il campus, pranzi, entri nella lobby principale, CNN. Quel numero, 120. Quelle immagini. “Central Italy Devastated”. Apri il laptop, repubblica.it (del quale hai pensato il peggio sinora), corriere.it (che a quanto pare non si era accorto di nulla sino alla prima mattinata).

Non ci vuole niente, che rischi di metterti a piangere. Pigro, cretino. Mi manchi già un po’, paesello mio

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