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La politica degli altri? “Non al momento disponibile”

Articolo pubblicato su L’Unità del 04/02/16

Esiste un vizio che affligge in primis la sinistra, un vizio che si manifesta soprattutto quando le soddisfazioni casalinghe mancano da un po’. Ed è quella tendenza a girare lo sguardo altrove, all’estero, per cercare un conforto, un rimedio, o almeno un po’ d’ispirazione. Non serve andare troppo lontano nel tempo per trovare un esempio: basti pensare a quando nel 2012, in Francia, François Hollande mise fine a 17 anni di digiuno socialista dalla carica presidenziale, battendo Nicolas Sarkozy. Divenne subito il riferimento ideologico di una gauche nostrana, che purtroppo non ebbe la stessa fortuna l’anno dopo. Fu poi il turno del greco Alexis Tsipras, domatore di una sinistra ancora più fratta e settaria della nostra,  che riuscì a scaldare i cuori dei revanchisti di casa fino al trionfo elettorale. E lo stesso è successo, poche settimane fa, con Podemos e l’osannato Pablo Iglesias, che ora potrebbe compartecipare a un governo di coalizione con i socialisti di Sanchez. Anche a destra non mancano tentativi di sfacciata imitazione: non è un caso che i Conservatori e Riformisti dello scissionista Raffaele Fitto riportino colori, simboli e diciture dei Conservatives, freschi di conferma al governo del Regno Unito.

Lunedì notte è partito il circo delle primarie statunitensi, che determineranno le nomination presidenziali. E il gioco si va ripresentando come sempre simile a sé stesso: Hillary Clinton piace più ai renziani, Bernie Sanders a veterocomunisti e velleitari, Donald Trump è il loro Berlusconi, Marco Rubio chissà. Con poca attenzione, mischiamo le carte e confondiamo i piani. Prendiamo le loro consultazioni e le paragoniamo alle nostre, come se fossero analoghe e non regolate da meccanismi completamente diversi (e meglio funzionanti, va detto). Siamo addirittura riusciti a questionare su una leadership election interna al Labour Party britannico, svoltasi con dinamiche a noi sconosciute, che ha incoronato a settembre Jeremy Corbyn.

No, non si tratta propriamente di esotismo, ma di un errore sistematico della nostra mente. Interpretare la politica di un altro paese costa tempo e fatica, soprattutto se di politica capiamo poco o niente: manipolare ad esempio i concetti di caucus e di delegates significa andarsi a spulciare la storia di una Nazione enorme, seguirsi i dibattiti nel cuore della notte, cercare di comprendere una cultura per certi versi molto diversa dalla nostra. Molto più facile è invece ricondurre il tutto alla categoria più disponibile in memoria: le nostre primarie, campagne elettorali e categorie politiche diventano così metro universale di giudizio per interpretare tutto quello che succede da qui all’altra parte del mondo. Il perché è semplice: ce li abbiamo davanti ogni giorno, anche troppo spesso, ed è più facile che ci tornino in mente quando dobbiamo dare un giudizio su qualcosa che non conosciamo. L’errore si chiama sì “bias della disponibilità”, ma stavolta la politica degli altri potrebbe rispondere con un “Non al momento disponibile”. A farsi tirare per la giacchetta.

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@Penn0ne
@nicoloscarano

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