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Feltri made in China

Non ho capito perché ce la stiamo prendendo con Stefano Feltri per aver solo espresso e “documentato” delle banalità: gli studi umanistici, a cui lui nel suo pezzo si rivolge con sufficienza, snobismo, dileggio, quasi disprezzo, sono meno “remunerativi” di quelli scientifico-economici, sia nel breve che nel lungo termine. Ha scoperto l’acqua calda, clap clap. Più che altro non si capisce che proporrebbe lui per rimediare al “costo collettivo” che ‘sti stronzi bohemienne -me compresso- fanno pagare a tutti quanti: l’eliminazione della libertà di studio per assecondare i bisogni del mercato? Tipo una formazione pianificata annuale di un tot di ingegneri, economisti, matematici, avvocati, medici e poi due o tre letterati o giornalisti per lo stretto necessario? Oppure che la gente che ha la fortuna di frequentare l’università si autofrustri di propria medesima volontà e scelga di passare anni terribili a studiare roba di cui non gli importa una mazza per il bene dell’economia nazionale? China-style? Ma soprattutto: dove cazzo l’ha presa l’associazione tra dare valore alla cultura umanistica e pensare che chi non sappia i versi del canto di Paolo e Francesca non sia degno di interlocuzione? Mitico.

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