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Chi gufa è un pazzo

Partiamo da molto lontano: l’ipocrisia elettorale di un “affollatissimo” primo turno di Elezioni Amministrative. Non vanno a votare in media il 40% degli aventi a diritto, a Roma rimane a casa addirittura il 50%.
Un fallimento totale (anche se “a metà”) di una cosa importante, chiamata DEMOCRAZIA.
Ma l’impressione che scaturisce dall’agone elettorale è solo e soltanto una: GRILLO è CADUTO. Giubilo, quale giubilo! L’Italia è salva, il MOVIMENTO 5STELLE è SPARITO, FINITO, POLVERIZZATO!

Quando, al secondo turno, l’astensione arriva al 50-60%, improvvisamente qualcuno si ricorda che non è proprio l’ideale. Per delle amministrative, soprattutto.
Perché bisogna dirlo: che il Movimento 5 Stelle le perdesse, le elezioni comunali, era OVVIO. Soprattutto perché non ha una classe politica locale degna. E perché è calato, sì, cala e calerà.
Ma che più della metà delle persone, però, non vadano a votare, forse non ci avevano pensato. O forse sì, e non importava molto: che è quello che penso, ed è molto molto peggio.

Io dico che chi gufa è pazzo. Chi ogni settimana si masturba sui sondaggi (che meritano un discorso a parte: sia per come vengono svolti che per come vengono usati) che evidenziano il calo precipitoso del M5S non si rende conto di ciò che questo voglia dire per equilibri sociali e legittimazione democratica a breve e medio termine.
Perché l’astensione, drammatica già al primo turno, lo è stata ancora di più al secondo, dicevamo. E quelli che non sono andati a votare sono appunto gli stessi che a Febbraio avevano riposto le “ultime speranze” sul grillismo. O quelli che il grillismo non lo hanno ritrovato al ballottaggio delle comunali. E hanno deciso di fregarsene. Non della scelta di un rappresentante da mandare nelle stanze del potere, ma del sindaco con cui dovrai confrontarti tutti i giorni nello spazio sociale in cui porti avanti la tua esistenza.

Io dico che chi gufa è pazzo. Perché dà per scontata la capacità di un sistema politico agonizzante di riassorbire completamente il fenomeno del Grillo. Cosa che, a breve termine soprattutto, io vedo difficile. Lasciando stare quel 10% (esagerato?) totalmente assuefatto al M5S, e che lo voterà fino alla fine (vicina o no?) della sua esistenza, cosa ne sarà dei rimanenti di quel boom delle politiche? Un’anticipazione di risposta, piuttosto minacciosa, è stato l’esito partecipativo di queste amministrative: che è la RINUNCIA alla DEMOCRAZIA. Non vi fa un pò strano, per non dire ridicolo, parlare di beghe partitiche, di personaggi e personaggetti, quando la metà del paese ha abdicato -parlando in termini assoluti- al suo potere di influenza sul futuro della sua comunità politica? Non credo al Renzi che rimangia Grillo poiché portatore dei suoi stessi temi: c’erano, i candidati “renziani” (quotidiani come Europa fanno loro le feste per aver vinto col 40% di affluenza..), ma la gente a casa è rimasta comunque.

Io dico che la sensazione di “ultima spiaggia” che i tanti elettori del M5S hanno espresso a Febbraio e che NON hanno espresso a Maggio-Giugno, non è sollevante. Che se un leader come Grillo mette tutti contro sé stesso, ponendo di fatto un “o noi o niente”, il problema di andare a ricostruire legittimazione democratica nelle future espressioni democratiche sarà enorme. E non basteranno un Silvio (ormai saturo) o un Matteo qualsiasi, stavolta.

P.S. Per non parlare della “bomba sociale”, che, tanti profetizzano, stia per esplodere.

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